Morto all'Umberto I, la famiglia di Giuseppe chiede giustizia: "Cosa è successo in quelle 5 ore di buio?"

Aperto un conto per raccogliere fondi da destinare alle spese del medico legale. L'intervista alla sorella di Giuseppe

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“Che cosa è successo in quelle cinque ore di buio”? Non si dà pace Michela Esposito per la morte del fratello Giuseppe avvenuta presso l’ospedale Umberto I di Roma. Accettare il decesso di Giuseppe, appena 20enne, è ancora più difficile perché il giovane nella notte del 17 maggio ha inviato a sua madre un ultimo struggente messaggio con la scritta “Mi stanno uccidendo, denuncia l’ospedale”. Michela e la sua famiglia aspettano il dissequestro del telefono cellulare perché tra gli altri messaggi anche “Aprite e leggete”: erano le 2.04 di giovedì. “Sono certa che mio fratello ci abbia lasciato detto qualcosa su come si sono svolti i fatti quella notte” ha continuato Michela che ha iniziato una vera e propria battaglia per fare luce su quanto avvenuto, ha lanciato un hashtag #giustiziapergiuseppe e ha avviato una raccolta fondi per pagare le spese del medico legale. 

La salma, la cartella clinica e il macchinario sono stati sequestrati

“Mio fratello, affetto da fibrosi cistica, era ricoverato presso l’ospedale dal 5 maggio, dopo aver ricevuto i messaggi siamo corsi in ospedale, abbiamo visto dal monitor esterno che lo stavano assistendo e non abbiamo avuto una sensazione di allarme, quando sono usciti dalla stanza ci hanno detto che era tutto ok e che Giuseppe, attaccato al macchinario, stava dormendo – ha spiegato Michela – mi sono chiesta come fosse possibile con tutti intorno a lui, fino a che alle 7 hanno chiamato mio padre e lo hanno fatto salire ma Giuseppe già non rispondeva nemmeno alle strette di mano, è stato dichiarato morto alle 7.27”. Michela ha denunciato l’ospedale, sono state aperte delle inchieste e i magistrati stanno lavorando: la salma, le cartelle cliniche, il macchinario e il telefono di Giuseppe sono stati sequestrati. Sul suo corpo è stata effettuata l’autopsia. “Giuseppe era tracheotomizzato e non potendo parlare l’unico modo che aveva per comunicare era una lavagnetta che mio padre gli aveva lasciato, l’ultimo messaggio che aveva scritto intorno alle ore 23 era che voleva un gelato alla fragola, quando siamo entrati nella stanza la lavagnetta era stata cancellata e stava lontana da lui, non possiamo sapere se mio fratello prima di morire si è lamentato, ha gridato, perché non aveva voce”. 

Funerali a Settecamini

“Riusciremo a fare i funerali per la fine della prossima settimana – ha spiegato Michela – la funzione sarà svolta nella chiesa di Settecamini”. Intanto per il pagamento delle spese del medico legale e per finanziare questo periodo di “lotta” appena iniziato per chiedere giustizia Michela e la sua famiglia hanno aperto un conto: “Vogliamo fare chiarezza, vogliamo capire cosa sia successo in quelle ore, solo questo e per farlo abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti, i costi da sostenere sono altissimi, chiediamo una mano a tutti voi”. 

Postepay: 5333 1710 4213 8897 
intestata a Michela Esposito 
Cf SPSMHL77H54F839A
con causale #giustiziapergiuseppe

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Commenti (3)

  • speriamo che la sanità riesca a scoprire contro la fibrosi cistica e polmonare

  • oggi come oggi devi farti il segno della croce per come va negli Ospedali.

    • hai ragione però da quello che ho letto sicuramente chissà che cavolo hanno al quel povero ragazzo lo hanno ucciso maledetti

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