Omicidio Piscitelli, Gaudenzi: "Ecco chi ha ucciso Diabolik"

L'avvocato di Gaudenzi: "In carcere in questi giorni di detenzione è stato minacciato di morte e per questo ha presentato denuncia"

Non è un pentito, lo ribadisce. Vuole vendetta e protezione. Queste le motivazioni che, probabilmente, hanno spinto Fabio Gaudenzi detto Rommel a raccontare la sua verità in merito al delitto di Fabrizio Piscitelli detto Diabolik, e di Maurizio Terminali, un amico di Brescia morto in circostanze misteriose, secondo Gaudenzi.

Dopo i due video postati su YouTube e il conseguente arresto per detenzione di armi da guerra, Rommel è stato ascoltato per oltre cinque ore dai magistrati della Dda. Ha fatto i nomi di coloro che avrebbero ucciso, secondo lui, Terminali prima e Piscitelli poi. Ora però temeva di essere il prossimo.

Omicidio Diabolik: cosa ha detto Gaudenzi

A interrogarlo nel carcere di Rebibbia, assistito dall'avvocato Marcello Petrelli, i pm che indagano sull'omicidio dell'ex leader degli Irriducibili ucciso la sera del 7 agosto nel parco degli Acquedotti a Roma. Dopo l'interrogatorio è stato poi secretato.

"Ha fatto nomi e cognomi delle persone coinvolte in questa vicenda. Gaudenzi non è un pentito ma - ha spiegato l'avvocato Marcello Petrelli - vuole vendicare due amici morti, tra cui Piscitelli".

Gaudenzi, come riferito sempre dal suo difensore nei giorni scorsi, aveva denunciato di essere stato minacciato in carcere. "Ha raccontato un fatto recente che vede lui e la sua famiglia come vittime, che lo ha portato a essere condannato per usura e che è collegato all'omicidio di Fabrizio Piscitelli e alla morte di un suo amico a Brescia", sottolinea il suo legale.

"C'è il contrabbando dietro il delitto di Piscitelli"

Gaudenzi, già coinvolto in Mafia Capitale e molto vicino a Massimo Carminati, come riferisce il suo difensore "si ritiene parte offesa di questa storia recente che non riguarda però il suo passato politico. Non è un pentito. È pronto a fare il nome di intoccabili", quella che Gaudenzi stesso, nel video, definisce "la mafia vera".

Secondo colui che dice di far parte dei cosiddetti 'Fascisti di Roma Nord', la morte di Piscitelli non sarebbe quindi legata al mondo della droga, al gruppo degli albanesi o a Michele Senese detto 'o pazzo, ma ad un giro di contrabbando che parte dall'Africa arrivando in Europa. Starà ora agli inquirenti determinare l'attendibilità di Gaudenzi e capire se la sua verità sia credibili oppure siano solo "farneticazioni" come le hanno etichettate l'avvocato Giosuè Bruno Naso, che nel maxi processo su Mafia Capitale difese Massimo Carminati e Riccardo Brugia, e Maurizio Boccacci uno dei presunti 'fascisti di Roma Nord' nominati da Rommel.

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