L’inceneritore che doveva “salvare” Roma è spento. I lavoratori sono a casa

Nonostante l'emergenza rifiuti, il gassificatore di Malagrotta è fermo fino a data da destinarsi. I comitati territoriali: "È la prova differenziare, ridurre e riciclare è la soluzione"

Nel bel mezzo dell’emergenza rifiuti romana, se la discarica di Malagrotta è ogni giorno sotto i riflettori della stampa e oggetto di dichiarazioni politiche, ciò che accade nel vicino impianto di incenerimento fatica a emergere. Il gassificatore di Malagrotta, un tempo presentato dai suoi promotori come la soluzione dei rifiuti della Capitale nonché parte integrante dell’impiantistica conteggiata per la gestione dei rifiuti romani nel Piano approvato dalla regione nel gennaio del 2012, è spento dall’ottobre dello scorso anno e i lavoratori sono rimasti a piedi.

“In tutto siamo circa una cinquantina senza stipendio da ottobre e senza alcun tipo di ammortizzatore sociale: insomma senza un euro da più di sei mesi” racconta un lavoratore che preferisce rimanere anonimo, dipendente della 7-Hills srl, la società incaricata dal Consorzio laziale rifiuti (Colari), proprietario dell’impianto e della vicina discarica, per la gestione e il collaudo della prima linea del gassificatore di Malagrotta. Intanto “il 18 giugno è in programma un incontro tra i sindacati, l’Unione degli industriali e la società 7-Hills per la definizione di una soluzione per i lavoratori” spiega Roberto Meroldi della Cgil Funzione pubblica che segue la vertenza da circa tre mesi.

IL COLARI - Raggiunto telefonicamente da Roma Today, il direttore tecnico del Colari, Mauro Zagaroli spiega: “era già tutto scritto nei contratti, l’azienda sapeva che l’attività sarebbe stata interrotta per la realizzazione della seconda e della terza linea dell’impianto”. E sul motivo per cui il gassificatore è spento: “cause tecniche, stiamo effettuando dei lavori di connessione elettrica con l’alta tensione per la realizzazione delle altre due linee”. Anche se non mancano motivi economici dal momento che per il completamento servono altri 200milioni di euro circa: “non sono ancora state stabilite le tariffe con l’Ama (l’azienda capitolina che gestisce la raccolta dei rifiuti della Capitale, ndr) necessarie a sbloccare i finanziamenti”. I tempi prospettati dal Colari sono lunghi: “il gassificatore rimarrà spento per almeno uno o due anni per permetterci di completarlo”. Per il direttore tecnico del Colari, tempi “in linea con le scadenze fissate dalle autorizzazioni”. Tempi che però non coincidono con quanto dichiarato dalla programmazione regionale. Il Piano rifiuti della regione Lazio, approvato dal consiglio nel gennaio del 2012, ne prevede il completamento entro l’anno.

L’INTERROGAZIONE IN REGIONE – All’inizio del maggio scorso i consiglieri regionali Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo della lista Bonino-Pannella hanno presentato un’interrogazione all’assessore dei rifiuti regionale Pietro di Paolo e a quello al Lavoro e Formazione, Mariella Zezza, in relazione alla situazione di questi lavoratori. Ma non solo. “Perché la prima e unica linea di incenerimento, l’unica che potrebbe bruciare il cdr prodotto negli impianti di selezione di Malagrotta, è spenta? Perché si vuole costruire un impianto simile ad Albano quando quello di Malagrotta non è funzionante?”. L’assessore Di Paolo “ci ha risposto con una nota inviata dal Colari all’amministrazione regionale l’estate scorsa dove si spiega che il 30 luglio 2011 è terminata la prima fase di esercizio sperimentale dimostrativa (l’impianto di gassificazione di Malagrotta è stato approvato come sperimentale, ndr) […] e che verrà presentato il progetto finale con le necessarie varianti che tengono conto delle risultanze di questi due anni di funzionamento”. Nella nota il Colari aggiunge: “Da tempo stiamo lavorando presso gli istituti finanziari per reperire i necessari mezzi economici”.

I COMITATI – Sulla vicenda è intervenuto anche il Comitato Malagrotta che in un lungo comunicato dal titolo “Anatomia di un fallimento annunciato” ripercorre la storia della propria battaglia contro l’impianto: “abbiamo sempre sostenuto che in questo modo non si sarebbe affatto risolto il problema dei rifiuti, senza contare l’impatto negativo di un impianto di incenerimento sulla salute dei cittadini”. Per il Comitato Malagrotta la soluzione, “l’unica, è ridurre i rifiuti e riciclare e riusare quelli prodotti”.

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Commenti (1)

  • Avatar anonimo di cosimo a
    cosimo a

    l'unica è ridurre i rifiuti e riciclare e riusare quelli prodotti.. io sono d'accordissimo ma nel frattempo che si ottiene questo obiettivo? Delle 5000 tonnellate giornaliere che ne facciamo? io penso che un sistema che sta in equilibrio è quello della Lombardia, hanno circa 13 inceneritori ed una raccolta differenziata intorno al 45% e non mi pare che stiano morendo come mosche per i fumi degli inceneritori cosi come non stanno morendo in Olanda. Se vogliamo superare la Lombardia e non fare inceneritori c'è un sistema semplice semplice: pagare qualcosa ai cittadini che portano in centri raccolta dei materiali ben differenziati. I romani sono abbastanza scafati e tranne qualche esigua minoranza non riescono proprio a capire come mai nella faccenda dei rifiuti TUTTI vogliono essere pagati: i gestori delle discariche, quelli dell'Ama, i gestori degli impianti ecc. mentro i romani debbono pagare ed in più differenziare gratis. Con la crisi che c'è se si pagasse qualcosina ai cittadini che conferivano a dei centri raccolta la percentuale del differenziato salirebbe molto ma molto rapidamente.

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