L'ultimo saluto a Secondo Petrelli, discendente dei fondatori dell'omonima borgata

Nei primi anni del '900 complice un terremoto che devastò il loro paese d'origine, Rendinara, in Abruzzo, i Petrelli edificarono un borgo rurale che porta ancora il loro nome. Oggi i funerali dell'ultimo discendente dei fondatori della borgata 'abruzzese' di Roma

Foto da Uccellacci e uccellini, ambientato a Borgata Petrelli

Si sono svolte stamane nella chiesetta di Largo Petrelli le esequie di Secondo Petrelli, l’ultimo discendente della famiglia che ha bonificato e fondato la borgata omonima nel XV municipio. Una storia affascinante quella della borgata Petrelli. Era il 13 gennaio del 1915, periodo di transumanza, quando il terremoto della Marsica sconvolse la vita di Rendinara, piccolo paesino in provincia dell’Aquila dove tutti, o quasi, di cognome facevano Petrelli.

Non potendo tornare nel luogo natio, gli abitanti di Rendinara decisero di prolungare la transumanza in un borgo rurale romano risalente al ‘700, ma in quel periodo disabitato per un’epidemia di malaria. Nacque così la borgata Petrelli, sorta di isola abruzzese della Capitale, dove i fondatori decisero che anche le abitazioni dovevano ricordare quelle di Rendinara.

Quegli abruzzesi di Roma rimasero praticamente isolati dal resto della città fino al 1978, quando intorno al vecchio borgo vennero costruite delle palazzine che si riempirono di romani. All’inizio la convivenza fu difficile, con liti e incomprensioni tra romani e abruzzesi. Le tensioni, a poco a poco, si allentarono, anche per merito di quel potente fattore unificante che era la fede cattolica e che vide i residenti del borgo cooperare per la costruzione di una chiesetta dedicata a Papa Giovanni.

Oggi la borgata è molto diversa da quel che era un tempo: i complessi residenziali alberati di fine anni Settanta, lo ‘stradone’ di via Lombardi e la grande sopraelevata di viale Newton definiscono l’aspetto odierno di un quartiere che tuttavia ha saputo conservare un forte legame con il passato, legame che Pier Paolo Pasolini volle immortalare in quel capolavoro datato 1966, “Uccellacci e Uccellini”.

Scomparsa molto sentita, quella dell’ultimo dei Petrelli, come ha spiegato pure Antonello Anappo, nativo e storico del quartiere: “Secondo era il ‘nonno’ di tutti, amato e benvoluto da tutti. Alla borgata si sentirà la sua mancanza”.

“Secondo Petrelli – afferma Augusto Santori , consigliere del XV Municipio – abitava nel tratto di Via dell’Imbrecciato che si trova all’interno della Borgata Petrelli ed era l’ultimo esponente della famiglia che abitava ancora quella che è considerata una delle borgate più vivibili e caratteristiche della città. Credo sia doveroso tributare la sua scomparsa anche per rappresentare il dispiacere dei residenti della zona una volta venuti a conoscenza di questa dipartita”.
 
 

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