Funerali Piscitelli, la figlia Ginevra: "Questore andato contro gli accordi presi"

Il post pubblicato sulla pagina social dopo il funerale di Diabolik: "La parola data è una e va sempre rispettata"

I funerali di Diabolik (foto Ansa Massimo Percossi)

Il Questore ha violato gli accordi presi". Arriva al termine del "Diabolik day" lo sfogo di Ginevra Piscitelli, figlia di Fabrizio, ultras biancoceleste assassinato al Parco degli Acquedotti. Parole sui social che chiudono una giornata complicata, con una Roma blindata e qualche momento di tensione fuori dal Divino Amore proprio per il mancato accordo tributo da parte degli Irriducibili

Un funerale arrivato dopo un braccio di ferro durato due settimane che ha visto da una parte la Questura di Roma e dall'altra i familiari di Diabolik, ucciso con un colpo di pistola lo scorso 7 agosto all'Appio Claudio. Da allora sono passate due settimane nel corso delle quali è stato anche celebrato "un non funerale" predisposto per ragioni di ordine pubblico lo scorso 13 agosto al cimitero Flaminio di Prima Porta. Il 22 agosto, dopo diversi incontri fra il Questore ed i familiari del leader degli ultras biancoceleste si sono quindi celebrate le esequie di Piscitelli, con una città blindata, un funerale in forma privata e circa 5mila persone radunate nel piazzale vicino al Santuario del Divino Amore per dare un ultimo saluto al "Diablo"

Proprio qui, in via don Umberto Terenzio dove erano presenti tifosi, curiosi, organi di stampa e forze dell'ordine in assetto antisommossa ci sono stati dei momenti di tensione con il carro funebre bloccato oltre un'ora davanti alla chiesa, fatto scivolare via davanti ai tifosi che aspettavano di toccare la bara per un ultimo saluto sotto un sole cocente.

Una lunga giornata il "Diabolik day", dove le cose, secondo la figlia di Fabrizio Piscitelli, Ginevra,  non sono andate come programmato con la Questura. Lo scrive la stessa ragazza, con un lung post pubblicato sulla sua pagina Facebook poco dopo la fine dei funerali del padre. 

"Io oggi contrariamente da quello che fanno vedere in televisione, ero al funerale di mio padre, cosa che forse il Questore si è dimenticato, come se lo sono dimenticati quegli sciacalli dei giornalisti (perché solo gli sciacalli lucrano sulle disgrazie altrui). Il Questore - scrive Ginevra Piscitelli - ha creato, a fine celebrazione, andando contro gli accordi presi, un disagio incredibile, sia ai suoi collaboratori che a noi familiari. Chiaramente il Questore ha dovuto creare disagio per far valere la sua posizione iniziale, per dar ragione alla stampa, o meglio forse gli sarebbe costato caro se la stampa avesse scritto che tutte le persone presenti al funerale avevano mantenuto (come premesso) un atteggiamento consono e rispettoso nei confronti della mia famiglia e nei confronti di mio padre".
 
"Hanno deciso, dopo due settimane di calvario (non ancora terminato visto che fino a prova contraria non è ancora stato trovato l’assassino), di lasciare il feretro di mio padre per due ore sotto il sole, perché il Questore ha imposto il divieto di far scendere la macchina in mezzo ai tifosi, violando gli accordi presi lunedì. Infatti - prosegue il post - ci tengo a precisare che il funerale seguiva un programma, che da parte nostra non è venuto meno, mentre da parte sua SÌ, perché a differenza del Questore, a casa mia, la parola data è una e va sempre rispettata". 

"La maggior parte dei collaboratori del Questore si sono vergognati e non per noi, ma per l’incarico che gli era stato dato da una poltrona. Vorrei che vi avessero fatto vedere i collaboratori del Questore scuotere la testa sotto il sole, la maggior parte di loro amareggiati. Vorrei che vi avessero fatto vedere mia madre stesa a terra il giorno del funerale di suo marito , che si è sudata e che ha voluto fare con tutto il cuore, per noi figlie, per i nostri amici e per i ragazzi della Lazio - scrive ancora Ginevra Piscitelli -. Vorrei che vi avessero fatto vedere come le figlie, siano state seguite dalla stampa dalla camera ardente, dove abbiamo baciato nostro padre per l’ultima volta, fino al deposito del cimitero (arrivati a 130 km/h con tanto di sirene accese come se stessimo facendo un inseguimento). Vorrei che vi avessero fatto vedere mio nonno con l’ossigeno, per due ore in macchina sotto al sole, aspettando di poter fare un tratto di strada dietro suo figlio. Vorrei che vi avessero fatto ascoltare la messa, una messa in cui un uomo di Chiesa, un monsignore, sebbene ha citato anche il soprannome di mio padre cioè “Diabolik” poi l’ha chiamato Fabrizio, Fabrizio in quanto uomo, marito, padre e figlio".

"Vorrei che vi avessero fatto ascoltare nei video che trasmettono al Tg, che chiedevo, urlando, dopo mezz’ora sotto al sole, con mia madre su un’ambulanza, di far scendere l’auto con mio padre; perché in quella macchina per molti c’era un feretro con un corpo senza vita, per me in quel feretro c’era un pezzo di cuore, c’era l’uomo che avrebbe dovuto accompagnarmi all’altare, l’uomo che avrebbe dovuto vedermi laureare, l’uomo che mi ha cresciuta, l’uomo che dormiva con me quando ero giù di morale, c’era mio padre e questo dovrebbe bastarvi. Non mi sto giustificando - conclude la figlia di Fabrizio Piscitelli - sto dicendo semplicemente la realtà dei fatti, quella che fortunatamente più di mille persone hanno potuto vedere con i loro occhi , ma che purtroppo voi non vedrete mai. Detto questo, io continuerò a camminare A TESTA ALTA SEMPRE e non sarò mai come avete provato a descrivermi voi. MAI".

Il divieto di celebrare le esequie in forma solenne, le lettere accorate della moglie, della sorella e delle figlie al Questore, la "concessione" di una cerimonia per soli cento intimi avevano lasciato presagire il peggio. Che non c'è stato. Il funerale di Diabolik, il leader degli Irriducibili Lazio ucciso in un agguato da un killer ancora a piede libero, alla fine si è concluso come il derby più temuto, senza problemi di ordine pubblico.

L'attesa, il dispiegamento di forze antisommossa, le chiusure al traffico, la chiesa del Divino Amore "a numero chiuso", il divieto di portare a spalla il feretro nero con le scritte degli Irriducibili fino al parcheggio dove in tanti lo aspettavano e poi l'omaggio negato agli ultras rimasti ore sotto al sole cocente dal mattino e per tutta la durata della cerimonia hanno rischiato di far scoppiare la scintilla tra le due opposte fazioni: polizia da una parte e familiari e tifosi dall'altra.

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