"Fancazzismo al Comune di Roma": le Iene ancora a caccia di mele marce

Le Iene tornano a denunciare il comportamento dei dipendenti comunali. E mentre c'è chi si 'intrattiene' al bar, adesso spunta fuori anche un caso di mobbing

"La punizione sarà esemplare e severissima". Con queste parole il sindaco di Roma, Ignazio Marino, si era espresso in merito al servizio delle Iene andato in onda lo scorso 6 febbraio in cui veniva denunciato il comportamento a dir poco scorretto dei dipendenti comunali del II municipio. Peccato però che le parole forti e l'atteggiamento intransigente a poco siano valsi. Le cattivissime Iene, ancora nella persona di Filippo Roma, sono infatti tornate all'attacco negli uffici del Comune della Capitale con tanto di telecamere nascoste per "rispondere a una semplice domanda: quanti sono gli impiegati furbetti e fannulloni?".

"Due, tre, cinque mele marce" si era lasciato scappare il sindaco agli uomini in giacca e cravatta. Ma a quanto pare i numeri sono decisamente più alti. Tredici minuti di servizio hanno riacceso una polemica su cui si parla da tempo. Ancora dipendenti furbetti che timbrano il cartellino a lavoro per poi sbrigare ognuno le proprie faccende. E tra caffè al bar, spese in farmacia, commissioni in banca, due chiacchiere con il giornalaio e addirittura la messa mattutina, la lista è davvero lunga. Per non parlare dei numerosi dipendenti comunali che si dirigono puntualmente ogni mattina al bar interno intrattenendosi "tranquillamente e senza rimorsi apparenti" per oltre mezz'ora.

E mentre Filippo Roma chiede spiegazioni a una delle tante 'mele marce', c'è chi è intervenuta a spada tratta in difesa dei colleghi. "Qua non si ruba lo stipendio. Qui dentro si lavora parecchio" è stata la risposta della donna, alterata dal comportamento "subdolo" del giornalista. "E' ora di finirla. Vi dovete vergognare" ammonisce con toni poco diplomatici. Sicchè non è intervenuta un'impiegata del Dipartimento Politiche Sociali che alla vista delle telecamere non ci pensa un attimo e denuncia il suo personale caso di mobbing. "A me non piace rubare i soldi" spiega la signora. "E' da tre anni che non faccio niente. Mi hanno rilegato ad una scrivania ma per me non c'è nessun lavoro. Mi giro i pollici ogni giorno". Per non annoiarsi accorrono in aiuto le parole crociate.

Insomma, non solo furbetti tra gli uffici del Comune. Non resta quindi che chiedere spiegazioni alla direttrice del Dipartimento, Isabella Cozza, che a muso duro replica "queste sono dichiarazioni sono assai lesive nei confronti della nostra amministrazione. Qui il lavoro è molto. Facciamo controlli periodici che sono coordinati direttamente da me, in maniera riservata". Secondo la dirigente, infatti, nessun dirigente è informato prima dei controlli, chiamati in gergo 'saltarelli'. Peccato che uno dei dipendenti del personale degli uffici controlli non la pensi proprio così. "La gente si passa la voce con il telefonino" ha spiegato. "Se facciamo un 'saltarello' per tutti e sei i piani, quando ricominciamo dal sesto noi siamo quattro. Il tempo che scendiamo al primo sono passati venti minuti e hanno avvertito tutti. Ma noi più di questo non possiamo fare. Io sto al personale e a me fanno i peggio dispetti perché dicono che sono un figlio di una mign***a".

"Fancazzisti basta!" l'avvertimento della direttrice che messa alle strette ammette le eventuali colpe per i controlli poco severi. "Se ho sbagliato, che mi sanzionino".

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