False attestazioni per riaprire i ristoranti chiusi per carenze igieniche: 11 indagati

Tre anni di indagini della Polizia Locale di Roma Capitale hanno portato a smascherare una associazione a delinquere. Sospesi due funzionari della Asl

Riaprivano i ristoranti chiusi il giorno prima per carenze igienico-sanitarie ed altre irregolarità mediante false attestazioni e certificati. Sono undici le persone iscritte nel registro degli indagati accusate di associazione a delinquere, corruzione e concussione. Per quattro di loro, tra cui due funzionari ASL, misure interdittive di sospensione dell'esercizio di pubblico ufficio e divieto di esercitare attività professionale e d'impresa. Il provvedimento, disposto dal Tribunale di Roma, è arrivato a seguito di un’indagine portata avanti dagli agenti del Comando Generale della Polizia Locale di Roma Capitale.

Ristoranti chiusi per carenze igieniche 

Quasi tre anni di attività investigativa dei 'caschi bianchi', su delega del Pubblico Ministero dottor Fava della Procura di Roma, hanno fatto emergere un sistema corruttivo che vede coinvolti decine di imprenditori romani nel campo della ristorazione ed il settore dei controlli igienico- sanitari. Un circuito illegale costituito da ricatti, consulenze pilotate, rilascio di documentazioni false da cui derivavano forme illecite di guadagno e vantaggi, a vario titolo, per tutti i soggetti coinvolti.

Elusione delle verifiche della Asl 

Oltre 800 pagine di informativa hanno ricostruito un’associazione a delinquere basata su un sistema di elusione delle verifiche sanitarie ASL e dei successivi provvedimenti sanzionatori: tramite una società di servizi, intestata al figlio di uno degli indagati, era possibile sanare irregolarità, anche gravi, con rilascio di false certificazioni per attività come bar, ristoranti, pizzerie, molte delle quali nel quartiere Prati e altre zone di Roma Nord.

Ristorante riaperto il giorno dopo la chiusura 

La vicenda ha avuto origine nell'ottobre del 2015, da un controllo svolto dal personale del Comando Generale presso un locale di ristorazione in piazza Risorgimento, nel quartiere Prati. Durante gli accertamenti sono emerse irregolarità che hanno determinato la chiusura dell'esercizio per gravi carenze igienico-sanitarie. I primi sospetti sono nati il giorno seguente al provvedimento, quando durante un sopralluogo, gli agenti hanno trovato il locale in piena attività. Il titolare giustificava la riapertura consegnando agli operanti una documentazione che presentava anomalie tali da destare sospetti sulla veridicità delle attestazioni. Da qui le indagini.

Figlio di un ispettore della Asl 

Nei mesi successivi l'attività investigativa, oltre a confermare le ipotesi sulla falsità delle certificazioni, ha fatto emergere un’ampia rete illegale costituita da decine di casi in cui gli esercenti venivano costretti dai due funzionari Asl a rivolgersi ad una determinata società di consulenza, prospettata come unica soluzione per sanare le irregolarità ed in tempi rapidissimi. Particolare non irrilevante il fatto che il socio di maggioranza della società fosse proprio il figlio, B.A., di uno dei due tecnici Asl.  Questo espediente avrebbe permesso così ai titolari delle attività di evitare multe salate ed i conseguenti provvedimenti di chiusura. Dati i numerosi vantaggi, gli imprenditori, in alcune situazioni, sembrerebbe abbiano avuto atteggiamenti compiacenti, non rendendo indispensabile una condotta costrittiva da parte dei funzionari Asl.

Nei ristoranti dopo le irregolarità riscontrate dal padre 

B.A. si presentava puntualmente dopo le irregolarità riscontrate dal padre, fornendo ai ristoratori tutte le indicazioni per ottenere, in brevissimo tempo la certificazione HACCP, tramite la sottoscrizione di un contratto con la sua società. In questo modo “avrebbero risolto tutto loro e lui (il padre ndr) non sarebbe tornato”. La documentazione in tema di prevenzione sanitaria e falsi certificati, attestanti la frequenza ai corsi in materia di sicurezza alimentare, in realtà mai seguiti dagli operatori commerciali, venivano rilasciati e sottoscritti dall’altra socia, G.S.

Il meccansimo per riaprire le attività commerciali

Tutte attestazioni emesse con data antecedente ai controlli. Ed è proprio questo il meccanismo alla base di un’associazione a delinquere, che per anni, ha permesso ai soggetti coinvolti di trarre vantaggi a danno della salute dei consumatori: i tecnici ASL, di fatto, svolgevano il ruolo di  "procacciatori di clienti” per la società di consulenza sanitaria.

Undici indagati 

Il G.I.P. del Tribunale di Roma, ha disposto la sospensione dell’esercizio di pubblico ufficio per i funzionari della ASL, B.M. e N.C., entrambi di anni 63, ed il divieto temporaneo di esercitare l'attività professionale per i due soci della società di consulenza, B.A. e G.S., nonché la cancellazione dal registro delle pubbliche imprese delle stessa. Su di loro pendono diversi capi di imputazione, che vanno dalla corruzione, alla concussione, al falso in atto pubblico fino all’omissione atti di ufficio con l’aggravante della pubblica funzione e dell’associazione a delinquere.

La punta dell'iceberg 

Tuttora al vaglio degli inquirenti la posizione di altre persone che potrebbe portare alla luce una rete illegale ben più ampia, con il coinvolgimento di altri soggetti pubblici e non.

Ispettori della Asl Roma 1 sospesi dal servizio 

In relazione alle indagini della Polizia Locale di Roma Capitale che ha visto coinvolti "due ispettori in servizio presso il nostro Dipartimento di Prevenzione, si precisa che la ASL Roma  1 si considera parte lesa, dissociandosi in modo fermo da tali comportamenti che - ove definitivamente accertati  dalla magistratura - sono estremamente gravi e danneggiano l'immagine del servizio pubblico, oltre ad arrecare danno alle vittime dei reati stessi".

La Asl si costituisce parte civile 

"Rispetto a tali fatti, la ASL ha immediatamente attivato nei confronti dei due dipendenti le iniziative disciplinari del caso ed ha subito adottato i provvedimenti di sospensione dal servizio.  Resta fermo naturalmente che la ASL Roma 1 - che  in questa fase sta profondendo un particolare impegno nella revisione della mappatura del rischio corruttivo e nel mettere in campo le necessarie misure di contenimento - intende costituirsi parte civile per ottenere l'integrale ristoro dei danni subiti e si riserva di adottare ogni ulteriore opportuno provvedimento a propria tutela".

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