Omicidio Diabolik, Gaudenzi chiede di parlare con il magistrato nemico della 'Ndrangheta

Gaudenzi, davanti al Gip dopo l'arresto per detenzioni di armi da guerra, ha scelto di non rispondere. Il suo interlocutore resta il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri ma gli impedimenti procedurali ostacolano il suo volere

Sono passati 29 giorni da quel tardo pomeriggio del 7 agosto quando, il rumore di un colpo di pistola, squarciò il cielo romano: a terra cadde un uomo, Fabrizio Piscitelli, il Diabolik capo ultrà della Lazio pezzo importante nella scacchiera della criminalità capitolina.

L'ex 'capitano' degli Irriducibili era infatti, secondo le indagini, molto vicino a Massimo Carminati, uno dei Re di Roma e da tempo in carcere dopo gli arresti della prima trance di Mafia Capitale. 

Un delitto ancora irrisolto. Gli inquirenti lavorano a ritmo serrato nonostante le difficoltà tra muri di omertà e cellulari difficili da decriptare. A dare una svolta alle indagini, almeno a suo dire, ci sarebbero le dichiarazioni di Fabio Gaudenzi

La 'ndrangheta nell'omicidio Piscitelli

Rommel, così Gaudenzi è conosciuto nel mondo ultras e dell'estrema destra, ha asserito di far parte dei così detti 'fascisti di Roma Nord', "con a capo Massimo Carminati". Nel suo video choc, diffuso su YouTube lo scorso 2 settembre, promette rivelazioni aggiungendo di voler parlare al magistrato Nicola Gratteri del mandante dell'omicidio di Diabolik. 

Perché proprio con Gratteri? Il Magistrato è temuto, e non poco, dalle 'ndrine e per questo oggetto di pesanti minacce nel corso degli anni. Forse Guadenzi, con gli amici morti o in galera, aveva paura di essere rimasto solo e nel mirino di quella che lui stesso, nel video, definisce "la mafia vera".

Rommel vuole parlare solo con Gratteri e lo ha dimostrato anche ieri quando nell'udienza di convalida del suo arresto per possesso di armi da guerra ha scelto di non rispondere alle domande del gip di Tivoli. Che ci sia la mano della 'Ndrangheta sull'omicidio Piscitelli? Di certo chi ha commissionato e eseguito materialmente quel delitto, non è uno sprovveduto. Anzi.

Assistito dall'avvocato di fiducia Veronica Paturzo, Gaudenzi ha scelto la strada del silenzio. Ora resta in carcere in regime di isolamento. Ad ostacolare il suo volere, tuttavia, ci sono gli impedimenti di competenza territoriale. E così, a Rebibbia, se Rommel vorrà fare le sue "importanti rivelazioni" dovrà accontentarsi, per così dire, del procuratore Michele Prestipino che, quando era operativo a Reggio Calabria, fu procuratore aggiunto proprio di Gratteri. 

Il video di Fabio Gaudenzi e le valutazioni 

Nel frattempo la Squadra Mobile, dopo aver acquisito il video, ha mandato alla Procura di Roma il materiale. Gli investigatori, secondo quando emerso, al momento non sottovalutano nulla. La volontà è quella di ascoltare cosa abbia da dire Gaudenzi per aggiungere elementi alle indagini sul caso Piscitelli.

In seguito si valuterà se, come prassi vuole, Rommel possa essere sottoposto (o meno) a perizia psichiatrica: questo per valutare la modalità di consegna alla giustizia (ha sparato in casa e poi postato il video in stile Isis su YouTube) e, soprattutto, l'attendibilità delle sue dichiarazioni spontanee. 

Omicidio Diabolik: il gruppo degli albanesi 

La figura di Rommel, inoltre, potrebbe essere di grande interesse investigativo anche per determinare il rapporto che Piscitelli aveva con il gruppo degli albanesi di Ponte Milvio. Secondo le intercettazioni dell'inchiesta di Mafia Capitale emersero rapporti stretti tra Gaudenzi e 'Riccardino', ossia Arben Zogu. Nome, questo, che insieme a quello di altri compare nelle trascrizioni degli inquirenti. 

Gaudenzi potrebbe spiegare bene la "scalata" della batteria degli albanesi a Roma Nord, il loro rapporto e l'evoluzione dello stesso con Diabolik, e quali e quanti servizi mettevano a disposizione di Salvatore e Jenny Esposito, i fratelli che fanno capo a Michele Senese detto 'o pazzo in quell'area di Roma.

Una ascesa, quella degli albanesi, rapida che avrebbe portato al controllo di Ponte Milvio. Elementi considerati di massimo rilievo per risolvere il rompicapo del delitto del Parco degli Acquedotti. 

Di certo c'è che tra la sentenza della Cassazione (in programma il 16 ottobre) per il processo di Mafia Capitale che determinerà il destino di Massimo Carminati e l'omicidio di Fabrizio Piscitelli, gli equilibri nella Roma criminali stanno vacillando

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