Evasione dal carcere di Rebibbia: tre detenuti scappati con delle lenzuola

La fuga dal muro di cinta nle settore G9, lato Tiburtina. La scoperta durante il trasferimento a Roma dei detenuti della casa circondariale di Camerino

Le lenzuola usate dai detenuti per evadere dal carcere di Rebibbia

Evasione da film stanotte dal carcere di Rebibbia dove tre detenuti hanno prima segato le sbarre di una finestra e sono poi scappati mediante l'utilizzo di un lenzuolo. Lo rende noto il sindacato Fns Cisl della Polizia Penitenziaria. La scoperta dell'evasione, confermata dalle forze dell'ordine a cui è stata diramata una nota di ricerca,  alle 2.58 di questa notte, dopo l'arrivo nella casa circondariale romana di alcuni detenuti arrivati dal carcere di Camerino, centro colpito dal terremoto delle Marche. 

LA FUGA  - Da quanto si apprende i tre carcerati sono scappati tramite una corda appesa ad un muro di cinta dal Reparto G9 (garitta 3 lato via Tiburtina), con la stessa notata dalla polizia penitenziaria durante i controlli di routine nei reparti della casa circondariale. Secondo una prima ricostruzione i tre avevano sistemato delle sagome nelle lenzuola facendole con delle bottiglie di plastica al fine di aggirare i controlli e prendere tempo, segate le sbarre e raggiunto il muro di cinta si sono quindi calati con delle lenzuola annodate tra loro con dei manici di scopa.  

TRE PERICOLOSI DETENUTI -  A scappare tre pericolosi detenuti, tutti albanesi, rispettivamente di 35, 40 e 38 anni, che si trovavano nel nuovo complesso carcerario di Rebibbia dove stavano scontando la loro pena per i reati di omicidio, tentato omicidio e sfruttamento della prostituzione. I fuggitivi sono attivamente ricercati. 

LE FOTO ED I NOMI DEI TRE EVASI

CACCIA AI TRE - Diramata la nota di ricerca a tutti i corpi di polizia è caccia aperta ai tre detenuti evasi con controlli e posti di blocco in tutta la città. Al vaglio degli investigatori le immagini delle telecamere di videosorveglianza del carcere di Casal de' Pazzi al fine di acquisire elementi utili a ricostruire l'incredibile fuga. Resta da accertare se i tre si siano allontanati dalla struttura penitenziaria da soli o con l'aiuto di qualche complice. 

SISTEMA ANTISCAVALCAMENTO - L'evasione dei tre detenuti albanesi ristretti nella Sezione G9 di Rebibbia ha trovato anche il commento del sindacato Sappe che sottolinea: "Sono fuggiti dopo avere scavalcato il muro di cinta, favoriti dal mancato funzionamento del sistema anti-scavalcamento e dal fatto che non ci sono le sentinelle della Polizia Penitenziaria sul muro di cinta. Un fatto grave, che preoccupa per lo spessore criminale dei tre evasi", denuncia Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe.

LE CONDANNE DEI DETENUTI - "I tre sono un ergastolano per omicidio, il secondo con un fine pena 2020 per estorsione e sfruttamento della prostituzione e un terzo con fine pena 2041 per tentato omicidio - prosegue Capece -. Sono già in corso le operazioni di polizia per assicurare la cattura dei tre, che spero venga presi quanto prima. Questa evasione è la conseguenza dello smantellamento delle politiche di sicurezza dei penitenziari e delle carenze di organico della Polizia Penitenziaria, che ha 7mila agenti in meno".

RIPIANAMENTO ORGANICI - "Le carceri sono più sicure assumendo gli Agenti di Polizia Penitenziaria che mancano. Per il Giubileo tutti i Corpi di Polizia hanno avuto assunzioni meno la Polizia Penitenziaria, già sfiancata dal mancato ripianamento degli organici per gli intervenuti pensionamenti. Ma si devono anche finanziare gli interventi per far funzionare i sistemi anti-scavalcamento - conclude il leader nazionale del sindacato dei baschi azzurri - che in questo caso a Rebibbia non è funzionato, e potenziando i livelli di sicurezza delle carceri. Smembrare la sicurezza interna con vigilanza dinamica, regime aperto ed assenza di Polizia Penitenziaria favorisce inevitabilmente gli eventi critici, che sono costanti e continui".

Evasione carcere Rebibbia 1-2

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