Evasi da Rebibbia: i carabinieri indagano sulle eventuali coperture

Dopo aver ritrovato Catalin Ciobanu e Mihai Florin Diaconescu i militari dell'Arma stanno cercando di ricostruire chi li ha aiutati nei loro quasi quattro giorni di latitanza

Mihai Florin Diaconescu dopo l'arresto nella caserma dei carabinieri di Tivoli

Terminata la caccia ed assicurati i due evasi dal carcere di Rebibbia alla giustizia proseguono le indagini dei carabinieri al fine di accertare eventuali
persone che ne hanno favorito la fuga e la latitanza. Sono infatti durate meno di quattro giorni le ricerce del 33enne Catalin Ciobanu e del suo compagno di fuga, il 28enne Mihai Florin Diaconescu, evasi dalla casa circondariale della via Tiburtina il giorno di San Valentino e trovati dopo tre giorni di serrate ricerche da parte delle forze dell'ordine. La loro fuga è però terminata fra ieri sera e questa mattina. Nel primo caso con Ciobanu che si è consegnato spontaneamente la sera del 17 febbraio alla Stazione dei Carabinieri di Tivoli Terme e Diaconescu fermato all'alba di questa mattina mentre cercava di allontanarsi dalla zona dell'ex insediamento di Stacchini (sempre a Bagni di Tivoli) a bordo di un furgone. 

COSTOLA ROTTA - Il primo ad essere assicurato alla giustizia è stato, come detto, Catalin Ciobanu che si è costitutio nella serata di ieri direttamente ai militari della Stazione di Bagni di Tivoli. Molto provato dai tre giorni all'addiaccio, il 33enne romeno, in carcere dal 2014 con le accuse di sequestro di persona ed omicidio, non ha fornito agli investigatori indicazioni su dove si sia nascosto sino al suo arresto. Le uniche parole proferite dinanzi agli investigatori hanno riguardato un forte dolore al costato, con gli stessi che lo hanno poi accompagnato all'ospedale Sandro Pertini dove i medici gli hanno trovato una frattura ad una costola, che il 33enne si è procurato nel corso della fuga da Rebibbia

BRACCATO DAI CARABINIERI - Una fuga in difficoltà, come ricostruito dal colonello Luciano Magrini, comandante dei carabinieri di Frascati. A convincere Ciobanu a costituirsi proprio il fiato sul collo da parte delle forze dell'ordine con lo stesso che avrebbe anche seguito il consiglio del suo avvocato difensore che poche ore dopo la fuga gli consigliava di "Costituirsi il prima possibile". Ricercato soprattutto nell'area della provincia nord est della Capitale, le condizioni di salute di Ciobanu non gli avrebbero permesso infatti di fare tanta strada e probabilmente, vistosi alle strette, ha deciso di presentarsi spontaneamente ai militari dell'Arma.

IN FUGA DA STACCHINI - Ma se Ciobanu ha deciso di consegnarsi spontaneamente alle forze dell'ordine, ben altro pensiero è stato quello del compagno di fuga, arrestato all'alba di questa mattina sempre nella zona di Tivoli Terme mentre tentava di allontanarsi dal suo rifugio a bordo di un furgone. Miahi Florin Diaconescu è infatti scovato alle 5:00, dopo essere stato sopreso dai carabinieri a bordo di un furgone appena uscito dall'area di Stacchini, l'ex polverificio di Bagni di Tivoli già sgomberato negli anni passati per il formarsi continuo di insediamenti abusivi. Trovato a bordo del mezzo il 28enne originario di Borghesiana ha però tentato un ultimo disperato tentativo di scappare. Raggiunto a piedi dai militari dell'Arma è stato poi assicurato alla giustizia. 

IN FUGA COL BUS - Un lavoro di intelligence messo in atto da tutte le forze dell'ordine (carabinieri, polizia e polizia giudiziaria) che però non si è ancora concluso. Resta da appurare infatti come i due, che da quanto emerge conoscevano molto bene la zona dove sono stati trovati, abbiano fatto a raggiungere il Comune di Tivoli dopo essere evasi dal carcere di Rebibbia. Un viaggio che probabilmente, ma la versione deve essere ancora appurata dai giudici, i due hanno fatto dalla via Tiburtina a Tivoli Terme a bordo di un bus della linea Roma-Tivoli del Cotral. 

LA LATITANZA - Oltre a ciò, altro aspetto sul quale i carabinieri proseguono le indagini, riguarda eventuali appoggi e connivenze che i due hanno ricevuto nei tre giorni di latitanza. Resta infatti da comprendere se qualcuno li abbia aiutati a nascondersi, nel tentativo di fargli guadagnare la fuga fuori dall'Italia. Un aspetto avvalorato dal furgone sul quale Diaconescu è stato intercettato. Fuggito al fermo dei carabinieri, concentrati ad arrestare il 28enne romeno, il mezzo è infatti riuscito a guadagnarsi la fuga, ma il sospetto è che il conducente dello stesso possa aver aiutato Diaconescu a nascondersi nel tentativo poi di farlo allontanare dal Paese

UNITI DALL'EVASIONE - Due storie diverse, quelle dei due evasi, trovatisi insieme a fuggire per una casualità. Ciobanu è infatti accusato di sequestro di persona ed omicidio ed è in carcere dal 2014. Residente in Romania, come spiegava a RomaToday il suo avvocato prima che si costituisse: "L'udienza del suo caso è stata rinviata al 22 marzo".  Descritto come un tipo schivo, di poche parole, difficile da trattare, non sembra aver nessun legame con l'Italia, come confermato dall'avvocato Andrea Palmiero: "Nei colloqui avuti mi è sempre sembrato una persona tranquilla, distaccata".

LA FUDA DI DIACONESCU - Diverso invece il profilo di Diaconescu, in carcere per una serie di rapine datata 2009. Cresciuto in Italia, in una famiglia assolutamente integrata nel tessuto della città di Roma, viveva, prima di finire in carcere, in zona Borghesiana. Poi quelli che l'avvocato Cristiano Brunelli "definisce errori, pagati con la condanna e il carcere". Per anni è stato recluso a Siracusa, "un carcere duro dove raccontava", riferisce il suo legale, "di non avere neanche l'ora d'aria". Una situazione che ha portato il detenuto ad un'esasperazione. "Ad inizio 2015 il trasferimento a Rebibbia. Dall'estate scorsa un sentimento di insofferenza, raccontato alla madre, al fratello e a due sorelle". Poi il cumulo della pena con il 28enne che dovrà uscire dal carcere nel 2021, senza considerare l'aggravante dell'evasione che gli prolungherà la pena di altri anni. 

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