Ventisei ore nella gola della montagna: cinque escursionisti romani recuperati sulla Majella

Si sono protratte per un giorno le operazioni di soccorso nella forra dell’Avello, concluse nella notte con il recupero dell'ultimo dei torrentisti in difficoltà. Oltre 90 uomini impegnati sul posto

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Si sono concluse intorno a mezzanotte, con il recupero anche del terzo dei torrentisti in difficoltà, le operazioni di soccorso coordinate dalla Prefettura di Chieti nella forra dell’Avello, nel Parco Nazionale della Majella, comune di Pennapiedimonte, e che hanno visto l’impegno di oltre 90 tecnici del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico di Abruzzo, Marche, Molise, Umbria e Puglia.

Recuperato e portato in ospedale a Chieti Alessandro R. di Roma, l'ultimo dei cinque escursionisti bloccati da sabato sera in una gola nel territorio di Pennapiedimonte, con pareti rocciose verticali di circa 400 metri. Fino a ieri sera l'uomo ha prestato assistenza a Giuseppe C., escursionista che ha riportato la frattura di una gamba durante l'attraversamento della forra dell'Avello e che era stato recuperato in serata.

In cinque erano partiti da Roma sabato mattina per percorrere la forra di Selvaromana, ma nella discesa avevano perso l’orientamento ritrovandosi nella forra dell’Avello, più complessa per la portata d’acqua e per la lunghezza. Poi l’incidente, nel quale uno degli escursionisti si è ferito a una gamba, accusando dolori che lo hanno obbligato a fermarsi. Due dei cinque hanno quindi deciso di proseguire, sono usciti dalla forra per lanciare l’allarme e hanno trovato i soccorritori del Soccorso Alpino e Speleologico, precedentemente allertati dalla compagna di uno dei torrentisti, preoccupata per il mancato rientro del compagno.

Ieri mattina, intorno alle 10, l'escursionista è stato raggiunto e per i tecnici del Soccorso sono incominciate le operazioni di recupero dalla forra mentre i tecnici predisposti per la vedetta a monte vagliavano la portata d’acqua del fiume Avello, aumentata sensibilmente per le piogge delle ultime ore.

L’ambiente impervio, con pareti rocciose verticali di circa 400 metri, ma anche la nebbia fitta e l’innalzarsi del livello dell’acqua, hanno reso le operazioni di soccorso particolarmente complesse.

Si sono infatti protratte per oltre 26 ore, per buona parte trascorse all’interno di una gola e in cui hanno operato squadre di tecnici specializzate nel soccorso in forra, medici e infermieri, tutti del Soccorso Alpino e Speleologico, che fin da subito hanno provveduto a stabilizzare e assistere l’infortunato lungo tutto il percorso.

Sul posto presenti anche i carabinieri forestali, personale del 118, Anpas, Protezione civile e vigili del fuoco.

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