Dal carcere portavano armi all'esterno e droga nelle celle: 4 arresti e 9 indagati

Le indagini della Squadra Mobile di Roma hanno permesso di scoperchiare un sistema di introduzione della sostanza stupefacente nel carcere di Rebibbia

Il carcere di Rebibbia (foto d'archivio)

"In&Out", letteralmente "Dentro&Fuori". Questo il nome dell'operazione al termine della quale gli investigatori di polizia hanno smascherato un sistema che permetteva ad alcuni detenuti di pianificare reati da compiere all’esterno con armi ed introdurre nella struttura carceraria sostanza stupefacente.

Il blitz la mattina di martedì 3 dicembre quando gli agenti della Squadra Mobile, nell’ambito di una complessa attività investigativa coordinata dal pool Reati contro il patrimonio della Procura della Repubblica di Roma e condotta in collaborazione con il N.I.C. Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria, hanno eseguito 4 misure cautelari a carico di due donne e due uomini, scardinando il sodalizio criminoso composto da tredici persone che, attraverso alcuni sodali detenuti presso il carcere di Rebibbia, portavano armi "Out" e la droga "In".  

Gli arrestati, di età compresa tra i 31 ed i 47 anni, tutti romani e con vari precedenti per reati contro il patrimonio ed in materia di armi e stupefacenti, sono ritenuti responsabili a vario titolo, in concorso con altre nove persone indagate delle quali quattro detenute, del reato di spaccio di sostanza stupefacente introdotta all’interno della Casa Circondariale di Rebibbia, consegnandola in occasione dei colloqui ad alcuni carcerati i quali provvedevano successivamente a spacciarla ad altri reclusi e di porto e detenzione illegale di armi clandestine da sparo e relativo munizionamento.

Il gruppo criminale era coordinato da alcuni detenuti del Carcere di Rebibbia che commissionavano l’approvvigionamento sia di armi da reperire nel quartiere di Tor Bella Monaca sia di sostanza stupefacente da spacciare dentro la struttura carceraria.

Per portare a termine le “operazioni” approfittavano della concessione di permessi premio per pianificare le attività illecite e si avvalevano della collaborazione di  persone a loro vicine e familiari, per mettere in pratica quanto stabilito, sfruttando alcune donne per introdurre - in occasione dei colloqui nell’apposita “area verde” del carcere - soprattutto pasticche che, contenenti il principio attivo della buprenorfina, sono parificate alle altre canoniche sostanze stupefacenti.

Le indagini della sezione “Reati contro il Patrimonio” , supportate da attività tecnica con intercettazione ed analisi dei tabulati di traffico telefonico, hanno preso spunto da alcuni controlli effettuati da personale della Polizia Penitenziaria all’interno delle celle che permettevano di rinvenire apparati cellulari di ridottissime dimensioni utilizzate dai detenuti per comunicare con familiari e sodali all’esterno, con finalità illecite.

Le conseguenti investigazioni scaturite da tali verifiche permettevano nel mese di novembre del 2016 di riscontrare come effettivamente dall’interno del carcere partiva l’ordine diretto agli altri indagati di acquisire armi e droga, in quanto nel quartiere di Tor Bella Monaca venivano arrestati O.M. e P.A. sorpresi sia nella detenzione di un fucile a canne mozze modificato con circa 30 munizioni, che di svariate dosi di hashish e cocaina.  

Successivamente, con la collaborazione della Polizia Penitenziaria, venivano effettuati due ingenti sequestri di compresse sublinguali, sorprendendo due donne - con stretti legami di parentela con alcuni carcerati - che le occultavano nelle parti intime al fine di consegnarle ai detenuti e spacciarle successivamente.

L’esecuzione dei provvedimenti restrittivi è stata effettuata alle prime ore della mattinata associando una persona alla Casa Circondariale di Regina Coeli ed una a quella di Civitavecchia, sottoponendone una alla misura degli arresti domiciliari ed un'altra all’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria.
 

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