La storia di Regina, la ragazza di Albano torturata dai vicini di casa: il racconto a Chi l'ha visto

Per sviare le indagini erano stati accusati degli extracomunitari. Le indagini hanno dimostrato una storia di violenza e torture

Costretta a prostituirsi, picchiata e torturata. E' l'incubo vissuto da Regina, 28 anni di Albano Laziale. Una ragazza fragile che, dopo la morte della madre, è entrata in una spirale di eventi che l'ha portata all'oblio. La sua unica colpa quella di fidarsi di Roberta, la 'sister' come chiamava lei. Vicina di casa e amica, un tempo forse, aguzzina insieme alla madre e al fidanzato Antonio poi, come appurato dalle indagini della Polizia. 

Per i tre l'arresto è scattato il 20 luglio dopo una laboriosa indagine (qui la notizia), iniziata dopo che ambulanza e forze dell'ordine, allertati, avevano trovato Regina in casa con il volto tumefatto e gravi ustioni su tutto il corpo. Era la mattina del 3 luglio. La prima ipotesi investigativa è quella di un'aggressione, forse per mano di due extracomunitari. 

A dare i primi indizi alla Polizia, come testimoniato da 'Chi l'ha visto?' è stata Roberta, la 'sister'. "Ho visto Regina la notte del 2 luglio, era ridotta male". Racconta lucidamente alle telecamere. La giovane, 32 anni, punta il dito contro la famiglia di Regina, colpevoli, secondo lei, di aver "pagato degli extracomunitari per picchiare Regina e avere la casa" che una volta era della madre. 

Roberta va anche in ospedale a trovare la 'sister', lo racconta in tv. Forse il suo intento era quello di preoccuparsi che l'amica, ormai sottomessa fisicamente e mentalmente, non l'avrebbe tradita. Le indagini della Polizia, con il commissariato dei Albano e la Squadra Mobile, coordinate dalla Procura però sono serrate e definiscono un altro scenario. 

Roberta e la mamma, approfittando della situazione di fragilità e vulnerabilità della vittima, instaurano con lei una relazione di dipendenza psicologica, inducendola a prostituirsi a loro esclusivo vantaggio economico. Con l'arrivo di Antonio (che sui social si fa chiamare Roberto) nella storia, due mesi prima del blitz, l'incubo per Regina si fa sempre più tetro. 

La picchiava pesantemente ogni volta che non riusciva a dare ai suoi aguzzini 800 euro al mese. "Quando non arrivavo alla cifra lui mi picchiava e poi mi obbligava ogni mattina a comprare ciambelle e cibi fritti per ingrassare", si legge dalle testimonianze di Regina riportate da 'Chi l'ha visto?'. Con i lividi e i chili di troppo, però, i clienti non la volevano. 

Il giorno in cui ha rischiato di morire, l'uomo era furioso. "Mi ha messo due stracci in bocca per non far sentire le urla e mi ha portato nello sgabuzzino, mi ha tirato giù i pantaloni e mi ha bruciato con un ferro da stiro rovente sui glutei e sulla schiena. Calci e pugni in volto, ferite con un coltello e un cucchiaio incandescente sulla fronte", racconterà Regina.  

Roberta, sua madre e il fidanzato dovranno rispondere, in concorso tra loro, dei reati di "induzione e sfruttamento dell'attività di prostituzione, di lesioni gravi, violenza privata e minaccia", con l'aggravante di aver "adoperato sevizie e agito con crudeltà". Una vicenda cruda che ha generato tanta indignazione con la pagina Facebook di Roberta presa d'assalto con oltre 200 commenti con chi chiede giustizia e una pena severa per lei, la madre e il fidanzato.

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Qui il video dell'operazione della Polizia

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