La visita programmata al Pertini e poi la fuga: così è evaso Vincenzo Sigigliano

Non è escluso che ad agevolare l'eveasione ci sia stato un complice o qualcuno che lo avrebbe aspettato con un'auto pronta. L'uomo era stato arrestato in Messico a luglio

La grande fuga, ma questa volta non è un film. E' la storia di un evasione, quella messa in pratica da Vincenzo Sigigliano, 47enne napoletano e da anni residente a Roma, scappato nella mattinata del 16 agosto. Era rinchiuso nel carcere di Rebibbia, poi era stato portato all'ospedale Sandro Pertini, nel quadrante est della città, per una visita medica programmata, fanno sapere fonti di polizia.

Qui, intorno alle 11.30, è riuscito a scappare eludendo il controllo degli agenti della penitenziaria. Una volta fuori dall'ospedale nonostante le ricerche partite immediatamente con il supporto di un elicottero, ha fatto perdere le proprie tracce scomparendo. Allertati anche i carabinieri, la guardia di finanza e la polizia locale.

L'identikit di Vincenzo Sigigliano

Sigliano al momento della fuga indossava una t-shirt bianca, dei pantaloncini marroni e dei sottopantaloncini rossi e aveva ancora le manette ai polsi. È alto un metro e 75 centimetri, ha gli occhi castani, calvo e ha la barba brizzolata. Ha un tatuaggio colorato che gli copre metà del braccio sinistro. Non è escluso che, ad aiutarlo, possa esserci stato un complice o uno che aveva un'auto già pronta.

La banda del trapano falso

 Vincenzo Sigigliano, arrestato il 13 luglio scorso in Messico insieme ad altri due sodali, è considerato un vero e proprio mago della truffa, secondo gli inquirenti. Nel Centro America i tre acquistavano trivelle, trapani e saldatrici a cui toglievano la provenienza cinese, applicando etichette di marche conosciute e le rivendevano a 10 volte il loro valore.

Una vera e propria banda del 'trapano falso'. A quanto risulta dalle indagini delle autorità messicane i tre italiani avevano commesso le loro truffe a San Luis Potosí, Veracruz, Guanajuato e Nuevo León, ma anche in altri paesi latinoamericani come Honduras, Guatemala e Ecuador.

Era detenuto a Rebibbia per falso ideologico, truffa e falsificazioni di carte di credito e documenti di identità, ed era stato estradato dal Messico ad inizio luglio. Le ricerche, diramate ora in tutta Italia, riguarderanno anche le stazioni, i porti, i caselli autostradali e gli aeroporti. 

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