Casamonica: Debora la 'gagè' ribelle della famiglia svela le logiche del clan

"Posso tradurvi tutto quello che volete o insegnarvi la loro lingua, potrò testimoniare contro di loro anche se il mio rischio di vita si alzerà"

Si è ribellata alla cultura sinti e, soprattutto, alla famiglia, o meglio al clan quello dei Casamonica. Lo ha fatto per i suoi tre figli, non voleva che crescessero lì: "I miei bambini dovranno seguire esempi diversi", ha detto agli inquirenti. 

La novità dell'operazione Gremigna, che ha inflitto un duro colpo al clan che a Porta Furba ha la sua roccaforte, è Debora Cerreoni, 34 anni, figlia di un ex personaggio legato alla banda della Magliana e vicina al boss Giuseppe (detto Bitalo e figura apicale del gruppo) ma soprattutto a Massimiliano Casamonica compagno di vita e legati da un matrimonio celebrato con rito sinti.

Per circa 10 anni è stata interna al clan. Una convivenza difficile sfociata in alcuni episodi gravi che avrebbe fatto scattare la scintilla nella donna divenuta poi collaboratrice di giustizia: la donna, con i figli, viveva di fatto segregata in casa in uno stato di totale assoggettamento agli altri membri del clan.

Tenta di ribellarsi ma, come spiegano gli inquirenti, Antonietta (detta Dindella) e Liliana (detta Stefania) Casamonica, 'la reggente' del clan di Porta Furba mentre Giuseppe era in prigione, la sequestrano. Debora è stata tenuta contro la sua volontà nella casa delle due sorelle Casamonica per ben cinque mesi. Privata del cellulare e di qualsiasi contatto con l'esterno, ha vissuto "in stato di schiavitù" insieme ai bambini a cui fu impedito persino di andare a scuola, per far sì che non facessero trapelare nulla.

Operazione Gramigna: i nomi degli arrestati

 

Un incubo vissuto anche con una serie di minacce con l'acido anche perché le due cognate proprio mal sopportavano gli atteggiamenti di quella 'gagè', una non sinti. "Quando abitavo in vicolo di Porta Furba – ha raccontato agli inquirenti – vivevo in una situazione di totale soggezione, ero obbligata a rispettare tutte le disposizioni dei Casamonica, non solo di Massimiliano ma anche dei fratelli. Dovevo vestirmi come dicevano loro e non potevo fiatare. Le poche volte che ho tentato di fare di testa mia sono stata minacciata, picchiata e addirittura sequestrata. Lo stato di  soggezione in cui mi trovavo diventava poi insopportabile quando Massimiliano (Casamonica, ndr) era detenuto, perché io per i Casamonica ero una 'gaggia' e per questo avevo, ai loro occhi, meno diritti di una donna di etnia rom".

Quell'episodio, nel 2014, costò l'arresto alle due Casamonica. "Anche noi zingari c'abbiamo delle regole come c'hanno le regole i calabresi, la mafia. Noi abbiamo una gerarchia un po' simile alla vostra giù in Calabria", dice Liliana a Massimiliano Fazzari, personaggio con trascorsi nella 'Ndrangheta e divenuto collaboratore di giustizia della Procura di Roma.

Messo alle spalle quel periodo Debora Cerreoni ha iniziato a collaborare con i magistrati nel 2015. Ha tracciato agli inquirenti la mappa delle gerarchie dei Casamonica, a raccontare retroscena e aiutato le forze dell'ordine a capire parti di quell'enigma chiamato lingua sinti

Il video dell'operazione Gramigna

"Posso tradurvi tutto quello che volete o insegnarvi la loro lingua, potrò testimoniare contro di loro anche se il mio rischio di vita si alzerà. Ripeto che queste cose le farò ugualmente anche perché avendo vissuto e convissuto con loro tutto questo tempo non solo ho perso la dignità di essere mamma ma anche di essere donna e di essere una persona onesta, come in realtà mi sento", scrive ai Pm.

Cerreoni racconta che "ogni nucleo familiare ha un capo e i vari nuclei familiari sono legati fra loro, non esiste un capo assoluto di tutto, un capo dei capi". Aggiunge che "il clan Casamonica è caratterizzato da un comune senso di appartenenza alla medesima famiglia, è un vincolo che lega praticamente tutti i Casamonica. Per cui, alla bisogna o nei momenti di difficoltà, tutti sono a disposizione degli interessi della famiglia. A seconda della zona di competenza, ogni nucleo familiare ha la sua autonomia e il suo capo. Il capo del singolo nucleo familiare, di solito, è il padre o il primogenito".

Porta Furba la roccaforte dei Casamonica

La Cerreoni poi fa l'esempio di Vittorio Casamonica, l'ex boss noto per il funerale sfarzoso nel cuore di Roma. "Vittorio Casamonica non era il capo dei capi perché la struttura del clan Casamonica non prevede una figura del genere. Tuttavia era certamente l'elemento più carismatico della famiglia, una sorta di punto di riferimento ideale per tutti, anche in ragione dei suoi storici rapporti con soggetti appartenenti alla banda della Magliana", spiega agli inquirenti.

Poi ancora: "Ho sentito dire da Domenico Spada (il pugile, detto anche Vulcano a cui è stata sequestrata la palestra ndr), da Liliana Casamonica detta Stefania e dallo stesso Massimiliano che zio Vittorio aveva rapporti con un certo Nicoletti della banda della Magliana. Tutti erano molto orgogliosi di questa circostanza".

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