Arresto De Vito: così 'Marcellone' voleva passare all'incasso

Gli incontri segreti e la fretta di mettere le mani sul bottino: così Marcello De Vito è finito smascherato dall'inchiesta Congiunzione Astrale

Rapporti da nascondere ed incontri da tenere lontano da occhi indiscreti. Sono alcuni dei dettagli che emergono in relazione agli arresti di Marcello De Vito, dell'avvocato Camillo Mezzacapo ed di altre due persone (finite agli arresti domiciliari). Fra le 260 pagine dell'ordinanza che ha scosso l'Urbe emergono infatti dettagli e particolari degni delle trame delle più gettonate fiction televisive. 

Stadio della Roma, ex Mercati Generali di via Ostiense e riqualificazione di piazza Ippolito Nievo a Trastevere, questi i tre filoni d'indagine che si legano ai nomi di De Vito e Mezzacapo. Secondo quanto si legge nell'ordinanza di custodia del Gip Maria Paola Tomaselli, il presidente dell'Assemblea Capitolina e l'avvocato, erano divenuti cauti e, dopo l'arresto dell'imprenditore Parnasi, cercavano di "tenere nascosto il loro rapporto" e si incontravano con "modalità assolutamente clandestine". 

Come si legge nell'ordinanza di arresto del Gip, i due temevano "che i rapporti corruttivi da loro intrattenuti con lo stesso Parnasi potessero portare gli inquirenti a focalizzare le attenzioni investigative su di loro". Così iniziano anche ad essere più attenti quando si incontrano o parlano al telefono. Lo scorso 2 febbraio i due si incontrano infatti attraverso Luca Bardelli (destinatario di una delle due ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari), titolare di una concessionaria romana, nel locale del rivenditore quando era chiuso. 

Bardelli telefona a Mezzacapo chiedendogli di raggiungerlo urgentemente perché doveva fargli provare una Range Rover, sottolineando di raggiungerlo immediatamente perché la persona con cui doveva incontrarsi si trovava in quel momento con lui. In pochi minuti Mezzacapo raggiunge la concessionaria in quel momento chiusa e dopo circa un'ora viene visto uscire assieme a De Vito dalla concessionaria e una terza persona ed allontanarsi dal luogo.

Ma se gli incontri erano nascosti, le intercettazioni ambientali indicano un quadro probatorio più nitido. Da quanto si evince dalle indagini De Vito e Mezzacapo erano i titolari della società Mdl, indicata dagli inquirenti come 'salvadanaio' o 'cassaforte' della coppia. Proprio in relazione alla presunta spartizione dei flussi finanziari si legge: "Va beh, ma distribuiamoceli questi". A parlare sarebbe l'oramai ex esponente capitolino del M5s che, da quanto si legge nell'ordinanza, voleva incassare subito i soldi arrivati dal gruppo Toti e dall'immobiliarista Statuto nella società Mdl che aveva in comune che finivano alla societa' Mdl, il cui titolare di fatto era l'avvocato Camillo Mezzacapo. 

Mezzacapo però dice al presidente dell'assemblea capitolina di aspettare fino al termine del suo mandato elettorale: "Ma adesso non mi far toccare niente, lasciali lì... a fine man... quando tu finisci il mandato, io ci... se vuoi non ci mettiamo altro sopra se vuoi, eh. La chiudiamo, la distribuiamo, liquidi e sparisce tutta la proprietà, non c'è più niente e allora però questo lo devi fà, quando hai finito quella cosa". 

Per il gip, questa conversazione è "illuminante" perché dimostra "in modo inequivocabile il patto scellerato che lega De Vito a Mezzacapo, dando chiara dimostrazione di come le somme confluite nella società Mdl, formalmente riconducibili solo al secondo, siano invece anche del pubblico ufficiale che appare, peraltro, impaziente di entrarne in possesso". 

Un 'format riuscito' fino ad oggi, spiega il Gudice, "grazie alla 'congiunzione astrale' e alla spregiudicatezza di chi ritiene, solo perchè dotato di astratte credenziali sociali e/o professionali, di potersi muovere liberamente e impunemente in ambiti criminali".

Sempre nell'ordinanza si legge che, dopo aver telefonato a Marcello De Vito, l'avvocato Camillo Mezzacapo chiama Gianluca Bardelli, (il commerciante d'auto) e gli riferisce del dialogo avuto col presidente dell'assemblea Capitolina. "Qui noi abbiamo proprio un anno buono, gli ho proprio detto guarda c'è una…adesso c'è una congiunzione astrale che è come quando passa la cometa di Halley, cioè state voi al governo qua di Roma e anche al governo nazionale in maggioranza rispetto alla Lega. E' la cometa di Halley allora - dice ridendo - adesso hai un anno, se adesso non facciamo un cazzo in un anno però allora voglio dire mettiamoci il cappelletto da pesca, io conosco un paio di fiumetti qua ci mettiamo là,  ci mettiamo tranquilli con una sigarettella un sigarozzo là, con la canna e ci raccontiamo le storie e ci facciamo un prepensionamento dignitoso".

Nel filone d'indagine anche il progetto per i lavori dell'ex stazione Trastevere. In questo ambito, sempre secondo l'ordinanza firmata dal Gip Tomaselli, in qualità di presidente dell'Assemblea capitolina, Marcello De Vito, fece pressioni presso la segreteria dell'assessore all'urbanistica Montuori per ottenere il via libera al progetto dell'ex stazione di Trastevere affidato all'imprenditore Statuto. 

In tale ambito "e quindi attraverso l'ufficio dell'assessore, De Vito volesse giungere a condizionare il processo decisionale relativo al rilascio del permesso di costruire in favore del progetto dell'ex stazione di Trastevere" , scrive il gip, secondo il quale  è "decisiva la circostanza che l'intervento posto in essere da De Vito per creare una situazione al gruppo imprenditoriale Statuto, sia volto nei confronti di un soggetto" (...) "in grado di interferire nella decisione del Comune ma nei cui confronti è evidente il potere di influenza del presidente dell'assemblea capitolina".

Per quanto concerne il gruppo Parnasi, nell'ordinanza si legge di come lo stesso era interessato alla riqualificazione dell'area dell'ex Fiera di Roma. Il 31 maggio 2018 viene registrato dagli inquirenti un incontro tra Camillo Mezzacapo, Marcello De Vito e il costruttore nel corso del quale i tre discutono della realizzazione del progetto, per il quale si rendeva necessario l'intervento del presidente dell'Assemblea Capitolina per superare le limitazioni di cubatura imposte dalla delibera dell'ex assessore Berdini. "Noi come entriamo?" chiede Mezzacapo sempre alla presenza di De Vito. E Parnasi risponde "Eh me la devi dire te.  Questa è la riflessione a questo punto fate una chiacchierata e ragionateci Non me lo devi dire a me - dice il costruttore - Tu puoi entrare in qualunque parte". 

Parnasi suggerisce di utilizzare il "solito schema" corruttivo, ovvero consulenze incarichi da affidare allo studio Mezzacapo in modo da potere usufruire dell'appoggio di De Vito.  "In sostanza - scrive il gip - emerge chiaramente come l'accordo riguardi da un lato l'impegno di De Vito a far superare la delibera dell'Assemblea Capitolina n 10 del 09 agosto 2016 sulla riqualificazione dell'area dell ex Fiera di Roma approvata su proposta dell'allora Assessore Berdini ad inizio agosto 2016 dall'Assemblea Capitolina che (come più volte emerso la delibera aveva ridotto sensibilmente le cubature da realizzare per la riqualificazione dell'area); dall'altro il conferimento di numerosi incarichi allo studio Mezzacapo, il quale unitamente a De Vito è in qualche modo lasciato libero di scegliere le modalità  concrete in cui entrare negli affari per ottenere le remunerazioni oggetto dell'accordo".

Parnasi "sollecita in maniera esplicita ed ottiene il favore di De Vito non solo in relazione all'operazione dello Stadio ma anche in relazione agli ulteriori progetti coltivati evidenziando al Presidente del Consiglio Comunale l'esigenza di allargare il consenso politico attraverso l'interlocuzione con altri esponenti del Movimento 5 Stelle come noto al governo della città di Roma. Ed invero al riguardo l'atteggiamento del De Vito è di estrema disponibilità".  Il presidente dell'Assemblea capitolina "esprime l'intenzione di ricercare egli stesso il sostegno di soggetti quali Ferrara e Frongia appartenenti alla sua parte politica non celando altresì il rapporto preferenziale instauratosi con Lanzalone". 

Una indagine corroborata dall'analisi dei flussi finanziari sulle società attraverso le quali Mezzacapo avrebbe ricevuto una serie di consulenze tangenti prima di girarle sul conto della Mdl srl, che per gli inquirenti era una  'cassaforte' utilizzata da De Vito e l'avvocato. Oltre 230mila euro dati e altri 160mila promessi a Marcello De Vito e l'amico avvocato Camillo Mezzacapo dagli imprenditori coinvolti nell'inchiesta che ha portato in carcere entrambi.

Più in dettaglio, De Vito e Mezzacapo avrebbero ricevuto dall'imprenditore Parnasi in cambio di aiuti e favori 95mila euro in tre tranche, 110 mila euro da Pierluigi e Claudio Toti, presidente e vicepresidente della stessa holding, e 24mila euro dall'immobiliarista Giuseppe Statuto, che ne aveva promessi altri 160mila.

Un vero e proprio scossone politico in seno all'amministrazione M5s del Comune di Roma che subito dopo la notizia dell'arresto di De Vito ha annullato la riunione dell'Assemblea capitolina prevista per giovedì 21 marzo

Ad annunciare l'annullamento dell'Aula i capigruppo di opposizione, Andrea De Priamo, Fdi, e Giulio Pelonzi, Pd. Una nuova riunione di capigruppo potrebbe tenersi lunedì. 
 

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Commenti (7)

  • chissà quanto altro marcio c'è in tutto il campidoglio(((anche tra insospettabili)))))

  • 2 luridi pusillanimi che spenderanno il doppio in cure mediche e psicologiche. Questo il mio augurio.

  • oh però non ci dimentichiamo delle arance,chi le porta?

  • dai gli compriamo pure le canne,visto che il cappelletto ce l hanno.

  • Ma a Regina Coeli c'e' un fiumiciattolo per questi due cari ragazzi,almeno fateli pescare in santa pace e che diamine!

  • Avatar anonimo di Nicola
    Nicola

    Dimissioni della Raggi e della sua accozzaglia...SUBITO!

  • Personaggi senza dignitá... non uomini, perché per la definizione di uomo io non prescindo dalle parole di Sciascia.

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