La Primavera di Centocelle nel mirino della criminalità: gli incendi per spaventare il quartiere

Una strategia della paura per indebolire il tessuto economico culturale creato negli ultimi anni nel quartiere. La mafia vuole il piatto ricco della movida di Centocelle

A 48 ore dall'incendio al Baraka Bistrot, il quarto dal 25 aprile, il terzo nell'ultimo mese, Centocelle si sveglia con più domande che risposte. Quanto sta accadendo è avvolto nel mistero: da un lato chi indaga non si sbilancia, lavora nell'ombra, mantenendo il massimo riserbo; dall'altro il quartiere si interroga, moltiplica le ipotesi. E tutto questo spaventa chi ha deciso, per lavoro o per viverci, di mettere radici qui in questo quartiere, l'ultimo accessibile da una generazione respinta dalla città in mano alla speculazione immobiliare. 

Il nemico invisibile 

Sabato alle 8 fuori al Baraka il circo mediatico non era ancora arrivato. Presenti residenti e qualche commerciante. Il concetto che metteva tutti d'accordo era: "Qui a Centocelle una cosa così non si era mai vista neanche 30 anni fa". Certo tanta droga, scippi, qualche omicidio, insomma un quartiere in passato tutt'altro che tranquillo, ma una sequenza del genere è una novità. Altro concetto, che poi è una domanda: "Ma cosa vogliono dai locali? Da quando hanno aperto a Centocelle hanno fatto solo che bene". Già, residenti, anziani e giovani, sono d'accordo: il quartiere sta cambiando, è cambiato, in meglio e i locali portano sicurezza, la possibilità di camminare, anche ad ora tarda, con la certezza di incontrare persone e, in generale, di mantenere in vita quel senso di comunità, marchio di fabbrica di una Roma che fu e di una Centocelle che vuole continuare ad essere.  

Il nemico è invisibile e per questo, più che far paura, spiazza e rende impotenti. Per ora. Racket del pizzo, movente politico, mitomane, malavita organizzata: tutto ad oggi è plausibile. Attentato dopo attentato però le ipotesi, invece di diminuire, aumentano e il senso di smarrimento inizia a creare qualche timore. 

Dalla pista politica alla criminalità 

Si era partiti, il 25 aprile, con la certezza dell'atto fascista contro la Pecora Elettrica, caffetteria libreria dichiaratamente antifascista. Qualche lampadina l'aveva accesa il rogo alla pinseria cento55, con l'ipotesi criminalità a prendere spazio. Mercoledì, dopo il secondo incendio alla Pecora, il focus si era spostato sugli spacciatori di via delle Palme (e chi li alimenta e gestisce) con qualcuno (pochi) ancora convinto dell'atto politico. Da sabato, dall'attentato al Baraka, le certezze in tal senso latitano, mentre sembra tramontare la pista nera.

Una regia unica

Che ci sia una regia unica lo pensano gli inquirenti. C'è una pista, secondo quanto risulta a RomaToday concreta, che ricollega il tutto a bande criminali legate alla Camorra che stanno provando ad affermarsi su un territorio che fa gola per la presenza di locali (e del conseguente bisogno di prestiti e della possibilità di ripulire denaro sporco) e di clienti per lo spaccio. 

Perchè colpire i locali?

Ma perchè colpire i locali e non imporsi direttamente sul territorio? Anche su questo gli inquirenti stanno provando a capirci qualcosa: non risultano minacce, nè richieste di pizzo o di prestiti a strozzo. In pratica la criminalità sui locali, sicuramente non su quelli date alle fiamme, le mani non le ha messe, ma ha tutte le intenzioni di mettercele.

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La Primavera di Centocelle

C'è un'evidenza su buona parte della movida di Centocelle: i locali sono aperti da giovani che hanno investito i propri risparmi scommettendo sul rilancio del quartiere. Una scommessa vinta in molti casi, per quella che anche noi abbiamo descritto come una vera e propria Primavera di Centocelle. Inoltre qui i locali fanno rete [vedi Centocellule], in molti sono politicizzati. Insomma, la sensazione è che, nella gran parte dei casi la criminalità non ci sia e che il tessuto economico culturale del quartiere abbia gli anticorpi per respingerla.
 

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La paura per indebolire il quartiere

Il piatto però è diventato ricco ed ora le organizzazioni malavitose vogliono metterci le mani, colpendo proprio la parte buona che ha portato la Primavera a Centocelle e quella che fa rete. Una guerra a volto coperto, per spaventare, spiazzare, rendere impotenti, per indebolire quegli anticorpi. Una strategia che sembra andare a segno, con la Pecora Elettrica non intenzionata a riaprire e con Marco Nacchia, gestore del Baraka, che sabato e ieri pronunciavano parole che sembrano arrendersi alla strategia criminale: "Se non conosciamo il nemico, come facciamo a riaprire? Riapriamo per poi ritrovarci di nuovo così? La vita è una e noi dobbiamo andare avanti".

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