"Roma non è in vendita": corteo contro le 'cubature di Alemanno'

Movimenti per la casa, Action, Usb e Legambiente hanno sfilato per dire no alle 64 delibere urbanistiche della Giunta Alemanno

Roma non è in vendita". Dietro questo slogan centinaia di manifestanti hanno sfilato nella Capitale in un corteo "per il diritto all'abitare, per una sanità e una scuola pubblica efficienti e senza tagli". Al corteo hanno partecipato esponenti dei sindacati di base Usb, dei movimenti per il diritto all'abitare, centri sociali, Action, Legambiente, studenti e immigrati. I manifestanti, partiti da piazza Vittorio e giunti a piazza Santi Apostoli, hanno protestato anche contro le 64 delibere urbanistiche della giunta Alemanno. Diverse le persone in marcia che hanno anche protestato contro l'ipotesi - avanzata ieri dal Campidoglio - di far pagare agli organizzatori delle manifestazioni delle spese di pulizia post-cortei.

RIPRENDIAMOCI LA CITTA' - Manifestanti che sul web hanno sottolineato le motivazioni del corteo: "Fra qualche mese questa città rischia di avere un volto diverso. Le decine di delibere che stanno transitando in consiglio comunale potranno, infatti, provocare ingenti danni alla città di Roma e chi ci abita, produrre un impressionante consumo di suolo e un vorticoso giro di denaro derivante da oneri concessori e ipoteche sui beni comuni in alienazione. La necessità di far cassa sta spingendo l’amministrazione Alemanno verso un aumento significativo delle cubature già previste dal piano regolatore di Veltroni. Compensazioni, varianti, deroghe, cambi di destinazione d’uso e molto altro, modificheranno sensibilmente l’orizzonte capitolino, la sua mobilità, la qualità della vita. In alcuni casi la cementificazione prevista è da considerarsi irreversibile nell’impermeabilizzazione dei suoli".

PRECARIETA' - Movimento Riprendiamoci la città che lo scorso sabato si è incontrato al Cinema America di Trastevere: "Anche la precarietà aumenterà in maniera direttamente proporzionale all’aumento dell’uso del mattone - si legge ancora nella nota di adesione alla manifestazione -. Non c’è nessuno sviluppo immaginabile per una città che si immola sull’altare della rendita e della speculazione immobiliare. Che usa beni comuni, patrimonio e suolo pubblico solo come scambio monetario. Una città così è destinata alla devastazione senza criterio e senza alcun ritorno verso chi ci vive, ci lavora, ci studia, ci passeggia. Laddove si è cementificato, in Italia, non vi è stato alcun avanzamento in opportunità di reddito e di lavoro, si è solo consentito profitto e consumo di suolo. Tutto questo avverrà senza ascoltare le numerose voci contrarie che si stanno levando. Gli strumenti partecipativi sono rarefatti e spesso hanno un valore solo consultivo. I dispositivi di ascolto e di attenzione di cui dispongono gli abitanti che vivono a Roma sono insufficienti e inadeguati per poter modificare i piani dell’amministrazione, troppo condizionati dalla necessità di incamerare denaro fresco. Quindi si deve far prevalere la messa a valore dei suoli, vera stella polare del sindaco e dei suoi assessori, primo fra tutti Corsini".

INTERESSI DELA RENDITA - "Per impedire che l’intera città venga piegata agli interessi della rendita e che anche i luoghi della produzione culturale indipendente come i centri sociali vengano ingabbiati dentro meccanismi di controllo che ne cambierebbero la funzione. Per non assistere ancora alla vendita di beni pubblici e alla chiusura di strutture sanitarie importanti. Per non subire la precarietà come unica forma del lavoro e il ricatto che solo il mattone ci farà uscire dalla crisi. Per avviare un processo di riuso e riappropriazione della città. Dentro un modello di sviluppo che non scambia la vita con il lavoro che uccide e che sappia concepire un abitare degno che sappia ripartire da ciò che è costruito e che rimane invenduto e inutilizzato, 190mila alloggi solo a Roma. Per il diritto al reddito, alla casa, alla salute, allo studio, alla cultura, dentro una città libera e sicura nei diritti di cittadinanza. Dove la sovranità sulle scelte da fare torni alle e agli abitanti, sottraendola alle logiche di profitto del capitale privato, al malaffare e alla corruzione".

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