Pugnali e cellulari dietro le sbarre: il business della banda nel carcere di Velletri

Quattro i detenuti ai quali sono stati sequestrati anche dei punteruoli

Immagine di repertorio

Telefonate all'esterno in cambio di sigarette oltre a coltelli e punteruoli da utilizzare contro gli altri detenuti a scopo intimidatorio. A smascherare l'attività di quatto uomini nel carcere di Velletri il personale di Polizia Penitenziaria in servizio nella casa circondariale dei Castelli Romani

Telefonate dal carcere di Velletri 

A ricostruire i dettagli è Maurizio Somma, segretario nazionale per il Lazio del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE: “Gravissimo episodio registrato alla Casa Circondariale di Velletri, ove grazie al prezioso intervento del personale del Corpo di polizia penitenziaria si è riusciti a "smascherare" l'attività illecita gestita da quattro detenuti di nazionalità romena lì ristretti. Nel dettaglio i predetti detenuti si erano procurati dei pugnali rudimentali a scopo intimidatorio nei confronti della restante popolazione detenuta, inoltre erano riusciti ad occultare un telefonino, col quale consentivano agli altri detenuti di comunicare liberamente con l'esterno in cambio di sigarette come ricompensa"

Coltelli e punteruoli in cella 

"Il Sappe esprime il proprio vivo compiacimento ai poliziotti penitenziari che nella Casa Circondariale di Velletri durante il blitz nella cella occupata dai quattro romeni nel nuovo padiglione del carcere di Velletri,  sono riusciti a ritrovare  un telefonino completo di scheda, batteria e caricabatterie rudimentale, coltelli e punteruoli costruiti in modo artigianale, e numerosi pacchetti di sigarette. Il caso - conclude Somma - è ora al vaglio della Procura della Repubblica di Velletri e del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria".

Segnali di tensione

Apprezzamento e congratulazioni al personale di Polizia Penitenziaria in servizio nel carcere di Velletri arrivano anche da Donato Capece, segretario generale del SAPPE: “Sono stati bravissimi ad intercettare segnali di tensione ed a concludere al meglio le indagini: questi sono i problemi veri e reali, determinati dalla costante tensione e del crescente sovraffollamento, con i quali i poliziotti penitenziari devono fare i conti tutti i giorni. Ed il Ministero della Giustizia, anziché intervenire concretamente con adeguati stanziamenti, pensa ad altro. Allo stato, infatti, sembrerebbe essere in atto una riforma dell’Ordinamento penitenziario che, tra le altre, si caratterizza per la introduzione dell’affettività e del sesso in cella per i detenuti. Insomma, mentre le carceri scoppiano con quasi 58mila detenuti presenti a sancire il fallimento di tutte le leggi svuota carceri, con continue risse, aggressioni, colluttazioni, ferimenti contro gli Agenti, con le evasioni e i penitenziari senza direttori, educatori, assistenti sociali, non può essere l’affettività in carcere per i detenuti la priorità".

Sistema carcerario farraginoso

Capece sollecita un intervento urgente delle Istituzioni penitenziarie e punta il dito contro il Ministro della Giustizia Andrea Orlando: "Il sistema delle carceri non regge più, è farraginoso, e le evasioni ne sono la più evidente dimostrazione. Sono state tolte, ovunque, le sentinelle della Polizia Penitenziaria sulle mura di cinta delle carceri, le telecamere ed i sistemi anti intrusione ed anti evasione spesso non funzionano  e questo è gravissimo. I vertici del Ministero della Giustizia hanno smantellato le politiche di sicurezza delle carceri preferendo una vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno 8 ore al giorno con controlli sporadici e occasionali. Mancano Agenti di Polizia Penitenziaria significativa, e queste sono le conseguenze. E coloro che hanno la responsabilità di guidare il Ministero della Giustizia si dovrebbero dimettere dopo tutti questi fallimenti". 

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