Sottrasse due borse ad ambulante, Claudia Macrì: "Condannata per aver svolto il mio dovere"

Intervista al 'Maresciallo Coraggio' condannata a 2 anni e 8 mesi per un episodio risalente al giugno 2010: "Me l'hanno fatta pagare perchè ho dato fastidio a qualcuno"

Claudia Macrì

"Hanno trovato un pretesto per condannarmi perché forse ho rotto le uova nel paniere di qualcuno". A parlare è la vigilessa del I Gruppo Centro Storico Claudia Macrì, conosciuta alle cronache romane come il 'Maresciallo Coraggio', condannata lo scorso 6 dicembre a due anni e otto mesi di reclusione, nonché all'interdizione per lo stesso periodo dai pubblici uffici, con l'accusa di concussione per aver sottratto due borse ad un venditore ambulante senza redigere l'apposito verbale.

IL MARESCIALLO CORAGGIO - A distanza di qualche giorno la vigilessa originaria di Buenos Aires ancora non riesce a credere a quanto accaduto e fornisce la propria versione dei fatti su quanto accaduto l'11 giugno del 2010 nella zona di piazza di Spagna. Claudia Macrì era finita sui giornali lo scorso mese di agosto in quanto vittima di una aggressione a calci e pugni da parte di un gruppo di giovani nomade 'pizzicate' dall'agente della Polizia Locale di Roma Capitale sotto la fermata della metropolitana Spagna mentre borseggiavano alcune turiste.

L'INTERVISTA - Un agente integerrimo che racconta a Roma Today quanto accaduto quel giorno d'estate di due anni or sono: "Mi hanno fatto questo scherzo poco simpatico - ricorda Claudia Macrì con un filo di voce -. Sono distrutta. Non mi aspettavo un accanimento del genere, probabilmente mi hanno fatto pagare il mio essere integerrima nel lavoro che faccio. Purtroppo in questo Paese viene condannato chi svolge appieno il proprio dovere".

11 GIUGNO 2010 - Il fatto avvenne l'11 giugno del 2010 sempre nella zona di piazza di Spagna. Claudia Macrì venne fermata da due carabinieri in borghese che, secondo l'informativa redatta, la videro portare via le due borse ad un venditore ambulante per poi lasciare alla vigilanza dell'ambasciata spagnola presso la Santa Sede senza aver redatto verbale di sequestro. Una giornata che 'l'agente di ferro' ricorda molto bene: "Non gli ho rubato quelle due borse false, gliele ho sequestrate e l’ho subito segnalato via radio, ma poi le ho lasciate all’ambasciata spagnola perché la sala operativa mi ha mandato in via Mario de’ Fiori dove era segnalata una macchia d'olio in strada, una situazione di pericolo per turisti e cittadini dalla quale non mi potevo sottrarre. È tutto registrato – aggiunge la vigilessa del I Gruppo Centro Storico – ma al processo non ne hanno tenuto conto".

VERBALE PRESTAMPATO - Maresciallo di origine argentina che continua: "Ho agito come facciamo solitamente nel I Gruppo, ho notato un abuso e senza pensarci su ho fatto in modo di sanzionarlo. L'ambulante è poi fuggito velocemente e nel frattempo è arrivata l'altra chiamata. Il problema sembra che sia questo verbale prestampato non compilato per tempo, che avrei dovuto riempire subito dopo l'intervento in via de' Fiori, ma proprio non mi aspettavo di essere condannata. Da nove anni cerco di tenere piazza di Spagna pulita, dagli abusivi e da chi non rispetta i divieti. Ripeto: per questo qualcuno ha deciso di vendicarsi". "Mi hanno condannato per due borse del valore di meno di cinque euro, incredibile".

SOLIDARIETA' DEI COMMERCIANTI DEL CENTRO - Ancora molto amareggiata per quanto accaduto la vigilessa Claudia Macrì ha trovato da subito la solidarietà di amici, conoscenti e colleghi che l'hanno inondata di messaggi di vicinanza anche sul proprio profilo facebook, e anche dai commercianti del Centro Storico con molti di loro "Pronti ad incatenarsi in piazza di Spagna per manifestarmi vicinanza".

GIUSTIZIA TERRENA E DIVINA - Cattolica praticante Claudia Macrì confida nel ricorso in appello avanzato dal suo legale Paolo Gallinelli: "Confido nella giustizia Divina ed in quella terrena - prosegue ancora l'agente in servizio a piazza di Spagna -. Ho dimostrato per l'ennesima volta di rispettare in pieno la divisa che porto senza favoritismi nei confronti di nessuno, ma alla fine mi vogliono far pagare colpe che non ho. Non si può condannare una persona nell'esercizio delle proprie funzioni, è assurdo. Saranno gli atti a scagionarmi, non può andare a finire così".

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