Testaccio: sulla carta un circolo privato, in realtà una discoteca teatro di risse. La polizia chiude il Central

Con provvedimento del Questore è stata disposta la chiusura definitiva del locale

Il Central di Testaccio chiuso dalla polizia

Contrasto alle irregolarità amministrative in strutture ricettive. Questo l'obiettivo della Questura di Roma. A finire sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori della Polizia di Stato il locale di Testaccio denominato “Central”, risultato abusivo e con frequentazioni di pregiudicati.

Lunedì 1 aprile, con provvedimento emesso dal Questore di Roma, Carmine Esposito, ne è stata disposta la chiusura definitiva. All’interno del locale, privo di qualsivoglia autorizzazione comunale e già teatro di risse e disordini, si svolgevano infatti attività tipiche delle discoteche e del bar. 

Secondo quanto riferice la Questura di Roma, già nel recente passato gli agenti della Polizia di Stato del Commissariato Celio, avevano avuto modo di constatare che all’interno vi si accalcavano, specie nel fine settimana, decine di giovani soprattutto  per consumare bevande alcoliche, visto che presso altri  esercizi (evidentemente rispettosi del divieto normativamente previsto) vista la tarda ora ciò non era possibile mentre il “Central” rimaneva aperto solitamente sino all’alba. 

Anche il Comune di Roma  aveva emesso nel recente passato una determina Dirigenziale con cui veniva disposta nei confronti dello stesso locale la cessazione dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande, ma ciò non aveva impedito al  gestore di continuare nell’ attività irregolare. 

Un indizio della pericolosità del locale era stato anche l’episodio verificatosi nelle prime ore del 17 febbraio scorso, quando un ragazzo aveva denunciato di essere stato aggredito e percosso violentemente con un bastone da due uomini, appena dopo essere uscito dal locale “Central”. 

La vittima era stata trasportata un’ambulanza chiamata da un equipaggio della Polizia che si trovava a passare e condotta presso il pronto soccorso dove gli era stato diagnosticato un trauma cranico.  In sede di denuncia, la stessa riferiva di aver visto gli aggressori conversare amichevolmente prima con i “buttafuori” del locale. 

Da ciò la necessità di sottoporre ad un controllo approfondito il locale. Così qualche giorno fa gli agenti della Divisione Polizia Amministrativa della Questura, hanno accertato che il “Central”, autorizzato come “circolo privato”, svolgeva in realtà una vera e propria attività di  discoteca e di somministrazione di alimenti e bevande, consentendo l’ingresso a chiunque pagasse il biglietto. 

A questi poi veniva rilasciata una tesserina anche se non vero socio tanto che gli avventori dichiaravano di non conoscere le finalità dell’associazione culturale, né di conoscerne il presidente ma di recarsi lì al solo scopo di ballare e consumare bevande. 

Una vera e propria discoteca dunque, con tanto di effetti luminosi, postazione per il Dj, diffusori sonori e musica riprodotta ad alto volume e possibilità di bere tranquillamente e senza vincoli di orario, bevande alcoliche con la possibilità di pagare col bancomat. 

Un’attività imprenditoriale a chiari fini di lucro, lungi dall’essere l’apparente associazione culturale che dichiaravano di gestire, il tutto con una chiara evasione fiscale e in barba alle norme sulla sicurezza e l’igiene.  E non solo, poiché la zona in cui insiste il “Central”, oltre ad essere soggetta alle restrizioni per la somministrazione di alcol prevista dall’ordinanza del sindaco che vieta dopo le ore 02.00, è soggetta anche alla limitazione del rilascio delle licenze di somministrazione, ostacolo, in tal modo artificiosamente raggirato con l’escamotage della realizzazione del finto circolo privato. 

Nel corso dei controlli è emerso anche che una persona, che asseriva di svolgere le mansioni di “buttafuori” all’interno del locale, in realtà, dai riscontri effettuati in ufficio, è risultato non regolare, così come altri due soggetti presenti, addetto al guardaroba e addetto alla somministrazione, sono risultati avere pregiudizi di polizia anche per gravi reati. 

Pertanto, l’attività era da ritenersi a tutti gli effetti attività imprenditoriale e la parvenza di  “circolo culturale” era solo un pretesto per svolgerla in maniera non conforme alla legge. 

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