Chi ha ucciso Umberto Ranieri? Amici e parenti chiedono la verità. Le indagini tra video e racconti dei testimoni

I Carabinieri stanno indagando per cercare chi ha colpito Umberto Ranieri. Il Gay Center: "In passato subì aggressione omofoba"

Umberto Ranieri, in arte Nniet Brovdi: foto Facebook

Chi ha ucciso Umberto Ranieri, in arte Nniet Brovdi? E' questa la domanda a cui stanno lavorando, per dare una risposta, i Carabinieri della compagnia Casilina. Amici e parenti, a gran voce, chiedono la verità e sperano in una svolta nelle indagini, difficili, sia per il numero ridotto di testimoni, ma anche per la scarsa copertura di telecamere di sorveglianza della zona di Largo Preneste, la piazza della tragedia. 

I messaggi di cordoglio per Umbero Ranieri

Sui social, e non solo, in tanti ricordano Umberto, 55 anni della provincia di Chieti. Qualcuno ha costruito un piccolo altarino nel luogo della tragedia, qualche candela e un po' di foto lo compongono. Su Facebook, sotto la canzone 'The Mercy Seat' di Nick Cave & The Bad Seeds, l'ultimo post dell'artista, diversi hanno lasciato messaggi di cordoglio: "Non riuscirò mai a comprendere tutto ciò, tutto l'odio che sta fomentando questa società sulla vita degli uomini", scrive Claudio. 

"Che mondo è quello in cui la vita si cancella con un pugno dato senza motivazioni, dove l'estro, dove il diverso, deve essere annientato, senza riflettere sul fatto che ognuno di noi è "unico" a modo suo. Spero che dove sei ora tu possa essere "libero"", ricorda invece Tiziana.

La pista omobofa dietro la morte di Umbero Ranieri

Poi c'è il commento di Fabio Giuffrè che, in passato, era stato il compagno di Umberto Ranieri: "La cosa mi colpisce non poco visto che personalmente sono stato in coppia convivente con Nniet Brovdi per due anni dal 2005 al 2006. Ovviamente lo conoscevo molto bene e non escluderei affatto la pista omofoba come invece i giornali riferiscono: Nniet Brovdi era una persona spontanea che non tratteneva né reprimeva nessuna emozione, quindi non è affatto escluso che si fosse dichiarato gay davanti a quei delinquenti, cosa che faceva abitualmente, delinquenti che spero la giustizia prenda presto".

Una ipotesi, quella della pista omofoba, che fin dall'inizio è stata avvalorata dal Gay Center ricordando anche come Ranieri fosse stato già picchiato nel 2006, dalle parti di Torpignattara, e che quel pestaggio era da ricollegare a un movente omosessuale. Così come questo, secondo l'associazione. 

Chi ha ucciso Umberto Ranieri? Le indagini

I Carabinieri hanno però smentito fin da subito questa ipotesi. Così come hanno escluso pure che a colpire sia stato un branco di bulli di quartiere o che, dietro l'aggressione, ci sia qualche premeditazione. Umberto era solito frequentare i giardinetti di largo Preneste. Su Facebook alcune delle sua foto le ha scattate proprio da lì. Spesso si avvicinava alle panchina, di notte frequentate da sbandati, raccoglieva le bottiglie di birre, vuote, lasciate sull'asfalto e le buttava

Non è escluso che alla base dell'aggressione della scorsa domenica ci sia stato proprio questo. Lui voleva pulire, qualcuno non era d'accordo, così si è alzato da una panchina e lo ha colpito con un pugno provocandogli la frattura del setto nasale. Poi Ranieri è caduto e ha sbattuto la nuca sui sampietrini.

Quindi la fuga. I carabinieri hanno cercato di ricostruire la vicenda per identificare il picchiatore e i suoi amici, tutti molto giovani, ma si sono scontrati con i pochi testimoni presenti e un identikit vago: tra i 25 e i 35 anni, carnagione chiara, alto tra 1,70 e 1,80. 

I testimoni e le immagini video dell'aggressione a Largo Preneste

Ecco, quindi, che le indagini dei militari coordinati dal comandante Nunzio Carbone saranno più lunghe rispetto al solito. Per il momento non ci sono video, chiari, in grado di poter indirizzare gli investigatori. Una telecamera nei pressi del capolinea dell'Atac potrebbe essere di aiuto, ma non basta. I due testimoni ascoltati, i primi a prestare soccorso a Umberto Ranieri, hanno dato descrizioni sommarie e l'identikit dell'aggressore, e dei suoi amici, è apparso così poco utile.

Il lavoro, però, è intenso. Gli uomini dell'Arma hanno stanno setacciando anche le utenze telefoniche che si trovavano domenica pomeriggio in quella zona o in celle limitrofe a largo Preneste. Le indagini, seppur lunghe, potrebbero portare i risultati sperati. "Chi ha visto qualcosa vada dai Carabinieri", l'appello dei parenti del pittore di Chieti. La caccia al colpevole continua

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