Spari a Magliana: Andrea Gioacchini morto in un agguato, ora è caccia al killer

La vittima, un pregiudicato, è stato raggiunto da un sicario davanti l’asilo Mais e Girasole. Aveva appena lasciato le figlie a scuola

La polizia scientifica sul luogo dell'omicidio

Uno sparo in testa. Poi un altro alla mandibola. Si è accasciato su un lato e quindi un terzo proiettile lo ha raggiunto alla spalla. Il quarto colpo andato a segno ha ferito Alina, la compagna, colpita all’inguine di striscio. 

Quindi la drammatica corsa in ospedale e una operazione che non lo ha salvato. Le sue condizioni erano già disperate. È morto così Andrea Gioacchini, 34 anni, ucciso alla Magliana giovedì 10 gennaio. Una esecuzione in piena regola con la Polizia che, fin dai pochi minuti dopo gli spari, è sulle tracce del killer. 

Chi ha sparato, secondo chi indaga, era solo. Arrivato in via Castiglion Fibocchi a bordo di uno scooter, ha atteso che la coppia lasciasse le figlie a scuola, poi ha avvicinato la Yaris verde di Andrea Gioacchini e a ha fatto fuoco. Bum, bum. E poi ancora bum, bum. Almeno quattro i colpi esplosi. Ancora presto per determinate il tipo di pistola usata, sicuramente i proiettili sono quelli di una calibro 7,65. 

Gli attimi infiniti di silenzio dopo l’agguato sono stati interrotti dal rombo dello scooter del killer che ripartiva e dalle urla di Alina. È stata lei ad attirare l’attenzione dei genitori presenti e dei residenti. La Polizia, da quel momento in poi, ricerca l’aggressore. Pattugliamenti anche con posti di blocco e due elicotteri. Si cerca qualsiasi cosa. Una pista, una traccia utile. 

La vittima, Andrea Gioacchini morta nel tardo pomeriggio di giovedì all'ospedale San Camillo (qui il link) era un sorvegliato speciale. Lo scorso 6 gennaio era appena uscito dal carcere di Civitavecchia. Si era presentato lì per scontare un cumulo di pene. Fra queste anche gli otto mesi patteggiati nel 2015, una faccenda che aveva visto coinvolta e condannata, tra gli altri, anche Tamara Pisnoli, ex moglie del calciatore Daniele De Rossi (qui la notizia). 

Insomma Gioacchini era conosciuto. Soprattutto alle forze dell’ordine. Polizia e Carabinieri conoscevano i suoi precedenti nei reati di detenzione di armi, spaccio di droga, usura, estorsione e lesioni personali. 

Chi ha sparato ad Andrea Gioacchini e perché? Perché di fronte ad un asilo nido? Era impossibile tendergli un agguato altrove? Forse non si è trattato di un vero e proprio agguato organizzato, ma di un crimine d’impeto?

Domande a cui dovrà rispondere la Squadra Mobile di Roma. Le bocche sono cucite. La pista della faida tra bande, però, non sembra essere la principale. Più un regolamento di conti. Forse Gioacchini ha fatto uno sgarbo a chi ha sparato, o al suo mandante. Un conto in sospeso, da tempo probabilmente. Chi conosceva Andrea Gioacchini giura che voleva cambiar vita, ma uscire dal “giro” non è semplice. Le indagini proseguono. Continua la caccia al killer. 

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