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Fallimento Centro Giotto: cinque arresti per bancarotta

A finire ai domiciliari 4 imprenditori romani, amministratori e soci della MediasonicRoma, e un commercialista pescarese. Il crac accertato è di 70 milioni di euro. Oltre 2,5 le spettanze per i dipendenti

Redazione 24 ottobre 2013

Un deficit da 70 milioni di euro, di cui 24 nei confronti dello stato e 2,5 di spettanza dei dipendenti. A tanto ammonta la bancarotta accertata dal comando Provinciale  della Guardia di Finanza di Roma che ha portato agli arresti domiciliari 5 persone. Si tratta di quattro imprenditori romani (padre e tre figli, rispettivamente amministratore e soci) ed un commercialista di Pescara. Per loro l’accusa è di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, per avere provocato con dolo il fallimento della società “MEDIASONICROMA srl”. La società, dichiarata fallita dal Tribunale di Roma il 15 dicembre 2010, era proprietaria della nota catena di distribuzione “Centro Giotto”, specializzata in elettronica di consumo.  

Secondo quanto ricostruito dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dal sostituto Paolo D'Ovidio e gli accertamenti compiuti dal nucleo di Polizia Tributaria della Gdf hanno consentito di portare alla luce un complesso meccanismo illecito attraverso il quale la famiglia di imprenditori, su consiglio del commercialista, ha dapprima costituito una serie di nuove società, cui sono state apportate liquidità e merci di magazzino per circa trenta milioni di euro, che sono poi state trasferite all'estero (Portogallo), incorporandole in altre società di diritto lusitano, amministrate da soggetti prestanome.

Obiettivo era creare nuovi soggetti giuridici privi di debiti che, grazie a simulati contratti di affitto d'azienda con la Madiasonicroma sono di fatto subentrati nella gestione dei numerosi punti vendita della catena Centro Giotto. Per effetto di tali operazioni la società capogruppo, "è stata spoliata di tutte le merci in magazzino e si è ritrovata "piena" di passività, che hanno finito per condurla all'inevitabile fallimento.

Gli indagati, inoltre, nel tentativo di sottrarsi alle conseguenze del fallimento della holding di famiglia, hanno anche presentato al Tribunale di Roma una domanda di concordato preventivo con proposta di liquidazione dei creditori, mediante ricorso ad un residuo attivo del tutto inesistente. Il residuo attivo però è risultato, all’esito degli approfondimenti delle Fiamme Gialle, essere costituito da liquidità indisponibili, crediti inesigibili, valore di magazzino gonfiato e beni immobili non di proprietà. Ad esempio, hanno indicato una inesistente massa di beni materiali per quasi 1,5 milioni di euro che avrebbero dovuto trovarsi in un magazzino di Città Ducale (RI), risultato in realtà essere un deposito di materiale di risulta o da discarica.

Gli arrestati, per i quali il gip del Tribunale di Roma dott.sa Paola Della Monica ha disposto la custodia agli arresti domiciliari, unitamente ad altri 3 indagati, dovranno ora rispondere innanzi all’Autorità Giudiziaria dei gravi reati di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale.

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