Nuovo cemento sull'agro romano: "In arrivo anche mille case del Vaticano"

Ambientalisti e comitati contro il cemento: "Fermate quelle delibere. Ogni regola sarebbe stravolta". Tra i provvedimenti anche 210mila metri cubi al Vaticano. I Verdi: "faremo ricorso al Tar"

Fermateli! È eloquente il titolo di un appello che una serie di realtà ambientaliste e di comitati sta facendo circolare sul web e sui giornali locali. Il pericolo è un’ulteriore cementificazione dell’agro romano e del verde pubblico contenuto in una serie di delibere che potrebbero essere approvate nei prossimi mesi dalla giunta Alemanno.

Ci sono i 2.300 ettari di “aree di riserva”, c’è la trasformazione del patrimonio militare con una previsione di oltre 2,5 milioni di metri cubi, c’è la centralità di
Romanina con ulteriori 800mila metri cubi. E poi ci sono i 210mila metri cubi derivanti da una “compensazione” della Tenuta di Acquafredda, sulla via Aurelia, di proprietà del Vaticano. Questi diritti edificatori sono stati già assegnati ma ancora non si conosce dove “atterreranno”. “Non appena verrà definito faremo ricorso al Tar” afferma Nando Bonessio, presidente della Federazione dei Verdi del Lazio firmatario insieme a un gruppo di consiglieri regionali (Verdi, Sel, Radicali, Federazione della sinistra) e associazioni ambientaliste (Territorio Roma e Forum Ambientalista) di un’istanza di riesame in autotutela contro la delibera 62 approvata
all’unanimità dal consiglio comunale il 5 agosto del 2011. Ma questo è l’ultimo atto di una storia che parte da lontano.

LA STORIA – Il contenzioso con il Comune di Roma nasce nel lontano 1997 quando con l’approvazione di una manovra urbanistica volta a vincolare e tutelare diverse aree di agro romano, le cubature riconosciute all’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica (Apsa) e al Capitolo di San Pietro, proprietari dell’area, vengono cancellate e la Tenuta dell’Acquafredda viene trasformata in Riserva Naturale. Nel 2004 per cercare di risolvere il contenzioso, l’Apsa, firma con gli enti locali un protocollo d’Intesa che vede riconosciute parte delle cubature iniziali (310mila metri cubi). Ma nel parco proprio non si può costruire e le proteste bloccano l’iniziativa. Nemmeno il tentativo di spostare queste cubature altrove, in zona Eur-Laurentina, andò a buon fine. L’area prescelta venne dichiarata “di notevole interesse pubblico” dal ministero per i Beni e le Attività Culturali nel gennaio 2010. Sono ormai quindici anni che queste cubature aleggiano sulla città di Roma.

LA DELIBERA – A chiudere il contezioso con l’Apsa, ci è riuscita la giunta Alemanno. Anche se la delibera 62 è stata votata in maniera davvero bipartisan. Il 5 agosto 2011 la delibera, poi tornata in giunta il 5 settembre scorso per ratificare una serie di aggiustamenti patrimoniali (da 60 gli ettari sono diventati circa 61), è stata votata all’unanimità dall’assemblea capitolina. Il comune di Roma riconosce “a titolo di compensazione edificatoria” 210mila metri cubi in cambio della cessione di circa 61 ettari dei 117 totali.

UN REGALO AL VATICANO – Qualcuno però sostiene che per legge il Vaticano non potrebbe vantare questo diritto. I motivi sono contenuti un’istanza di riesame presentata agli organi competenti del Comune di Roma nel febbraio 2012 a cui non è ancora stata data risposta. “Secondo le norme del piano regolatore vigente (art. 19), quei terreni non rientrano tra quelli compensabili (risarciti con cubatura altrove, ndr) il comune avrebbe dovuto elaborare una ben più complessa variante al piano regolatore” spiega Luigi Tamborrino del Comitato Territorio Roma che aggiunge: “È stata creata nuova cubatura”. Il motivo è scritto nell’Istanza di autotutela in cui si spiega che parte di quelle aree erano destinate dal precedente Piano regolatore a servizi pubblici (M1). “Una classificazione non compensabile” sintetizza Tamborrino. E l’allarme è anche per il futuro. “La delibera introduce, di fatto, una modifica al Piano regolatore. Cosa potrebbe accadere se in virtù di questo precedente tutti i proprietari di aree simili a Roma chiedessero uguale trattamento?” si chiede Nando Bonessio.

L’ASSESSORE CORSINI – “La delibera 62 è l’ultimo atto di un processo che affonda le sue radici molti anni fa. L’Apsa vantava su quei terreni oltre 500mila metri cubi di diritti edificatori soppressi dalla Variante delle Certezze e non compensati” spiega a Roma Today Marco Corsini, assessore all’Urbanistica del Comune di Roma. “Nel precedente Protocollo d’Intesa, quelli del 2004, questi metri cubi erano stati ridotti a 310mila e noi siamo riusciti a diminuirli ulteriormente a quota 210mila con in cambio anche 60 ettari di terreno” afferma l’assessore che avverte: “Non è uno scambio, quei diritti andavano riconosciuti in virtù del protocollo d’Intesa”.

SFRATTI VATICANI – La storia di questi terreni incontra anche quella di una decina di famiglie di contadini che da quattro generazioni vivono e lavorano parte di quelle terre. Nel dicembre del 2010, forse per prepararsi a lasciare i terreni liberi da “gravami, pesi, persone e/o cose”, il Capitolo di San Pietro e l’Apsa, hanno tentato di sfrattarli. Una forte mobilitazione composta da realtà sociali territoriali, partiti della sinistra e sindacati ha allontanato il pericolo. “Con la nostra vertenza siamo riusciti a far regolarizzare la posizione di questi contadini e a far firmare i contratti di quattro anni rinnovabili di altri quattro” spiega Claudio Ortale, consigliere di Rifondazione Comunista nel XIX municipio che ha seguito e sostenuto la vertenza fin dall’inizio. La palla è ora nelle mani del Comune di Roma.

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