Caso Cucchi, nuovi atti e intercettazioni. L'infermiera: "Disse che l'avevano picchiato i carabinieri"

In una intercettazione: "Questi vogliono arrivare ai vertici. Pensano che hanno nascosto qualche cosa", dice un militare

Nuove prove a carico dei carabinieri sotto processo in relazione alla morte di Stefano Cucchi. Il pm Giovanni Musarò ha chiesto ed ottenuto dai giudici della I corte d'assise della Capitale una integrazione probatoria relativa a documenti ed intercettazioni. Tra coloro che dovranno comparire in aula c'è il capo della squadra mobile di Roma, Luigi Silipo, responsabile degli accertamenti avviati dopo le dichiarazioni del militare Francesco Di Sano

In aula saranno sentiti anche Francesco Tedesco, il carabiniere che ha denunciato e accusato i colleghi coimputati nel processo, sua sorella Giuliana, Massimiliano Colombo, comandante della stazione Tor Sapienza indagato per falso ideologico nello secondo filone di inchiesta, e Gianluca Colicchio, il collega di Di Sano che ha evidenziato anomalie contenute in una relazione di servizio sull’arresto di Cucchi da lui preparata nel 2009.

Nel nuovo filone di indagine, legato ai depistaggio, sono chiamate in causa 7 persone, sei delle quali appartenenti all'Arma: tra di loro Di Sano, Colombo, il tenente colonnello Francesco Cavallo all'epoca dei fatti capufficio del comando del Gruppo carabinieri Roma, il maggiore Luciano Soligo, ex comandante Talenti Montesacro, Tiziano Testarmata, e il maresciallo Roberto Mandolini, imputato per falso e calunnia nel processo in corso in Corte d'Assise. 

"Questi vogliono arrivare ai vertici. Pensano che hanno ammucchiato (nascosto, ndr) qualche cosa, ma ci posso entrare io carabinericchio di sette anni di servizio a fare una così grande", dice in una delle intercettazioni depositate Francesco Di Sano, piantone alla caserma di Tor Sapienza, parlando al telefono con il cugino, l'avvocato Gabriele Di Sano, entrambi indagati nella nuova inchiesta.

Minacce di morte e insulti su Facebook a Ilaria Cucchi

"Per me era un detenuto come tutti gli altri - continua - io ho fatto più del mio dovere, l'ho fatto in maniera impeccabile, io ho eseguito un ordine in buona fede", aggiunge il carabiniere riferendosi all'annotazione sullo stato di salute di Cucchi che sarebbe stata modificata su ordine gerarchico. "Per un motivo 'X' hanno voluto cambiare l'annotazione - afferma - io questo non lo posso sapere. Se volevano nascondere qualcosa, o perché era scritta male la mia annotazione o perché l'avevo scritto con i piedi... se un mio superiore, in caso di specie in primis il mio comandante di stazione, perché io non parlo con gli ufficiali, non è che potevo parlare con il colonnello, c'è una scala gerarchica. Io l'ordine l'ho ricevuto dal comandante di stazione, la mail l'ha ricevuta lui".

Un carabinieri intercettato: "Magari morisse"

Ieri, nel frattempo, è stata ascoltata come testimone al processo per la morte del geometra 31enne Silvia Porcelli, infermiera del reparto di medicina protetta dell'ospedale Sandro Pertini di Roma: "Stefano Cucchi mi disse che qualcuno gli aveva menato e che erano stati i carabinieri. Quando dissi a Stefano che avrei dovuto chiamare gli agenti della polizia penitenziaria come testimoni di quello che diceva - ha aggiunto Porcelli confermando quanto detto già nel 2011 durante il primo processo - lui, mentre uscivo dalla stanza, mi disse 'non chiamare nessuno, tanto non lo ripeto'".

In aula sono stati ascoltati vari infermieri che ebbero in cura Cucchi. "Stefano si lamentava per il dolore, gli chiesi cosa gli fosse successo e lui mi disse che era caduto dalle scale, d'altronde ne vedevo tanti di detenuti con segni di percosse e nessuno diceva di essere stato picchiato" ha detto l'infermiere Giuseppe Flauto, chiamato a testimoniare e già assolto in via definitiva nel primo processo per la morte di Cucchi.

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Commenti (3)

  • Questa è una storia che segna l'onorabilità dell'Arma...

  • "la coscienza non dimentica". Vero. Se si ha una coscienza.

  • La coscienza non dimentica. Giustizia per Stefano

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