Casilino 900: Alemanno esulta, ma i conti non sono chiusi

Questa mattina i primi sgomberi. Portate a via di Salone 45 persone. Nei prossimi giorni le raggiungeranno altre 50. Si tratta di chi ha accettato lo sgombero. Nelle prossime settimane toccherà a chi resiste

Divisi tra la voglia di cambiare vita, lontani dal fango e dal freddo, e la nostalgia per un posto che li ha visti nascere e crescere. Con questo stato d'animo 45 nomadi del Campo Casilino 900 hanno consegnato, questa mattina, le loro baracche alla forza distruttrice delle ruspe. Con le valigie e un carico di speranza in un futuro migliore si sono diretti al campo di via di Salone, dove ad attenderli c'erano container nuovi, con acqua calda ed elettricità.

I primi nuclei familiari sgomberati hanno raggiunto la nuova destinazione su cinque autobus messi a disposizione dalla Croce rossa italiana. Entro fine settimana saranno raggiunti da altre cinquanta persone e, per fine mese, tutti i 700 abitanti dell'accampamento abusivo più discusso di Roma dovrebbero trovare sistemazione nei luoghi segnalati dal Comune ( via di Salone, via Gordiani, via Candoni e Camping river ndr).

Le operazioni della mattinata sono state monitorate, oltre che dalle forze dell'ordine, anche dal sindaco Gianni Alemanno e dall'assessore comunale alle politiche sociali, Sveva Belviso . "È un grandissimo successo per Casilino 900", ha commentato Alemanno. "Stiamo avviando un percorso condiviso che sembrava impossibile. Entro l'inizio di febbraio porteremo tutte le famiglie in campi attrezzati dove potranno iniziare un percorso di legalità e inserimento al lavoro".


L'inizio dello sgombero del Casilino 900, campo rom esistente lì da 40 anni, era atteso con ansia da tutta la popolazione del VII municipio, in particolare dal comitato di quartiere di Torre Spaccata che lo ha definito" una svolta storica".
 

  Ho fatto tanti sacrifici per costruire questa baracca ma vado via volontariamente perchè mi hanno detto che avrò acqua calda e luce  

Il primo ad andare via volontariamente è stato Hakija, 45 anni, che viveva da 16 anni tra via Casilina e via Palmiro Togliatti, insieme a moglie e sei figli: "Mi piange il cuore lasciare questo posto", ha commentato. "Ho fatto tanti sacrifici per costruire questa baracca ma vado via volontariamente perchè mi hanno detto che avrò acqua calda e luce". Gli altri bosniaci in attesa di trasferimento, invece, hanno dubbi e, soprattutto, paura di trovarsi a contatto con etnie storicamente avverse alla propria (a nulla sono valse, su questo punto, le rassicurazioni dei rappresentanti istituzionali).

L'equilibrio creatosi nel Casilino 900, in anni di mediazione e organizzazione spaziale del territorio tra serbi, bosniaci, montenegrini, kosovari e rumeni potrebbe, infatti, essere ora messo a rischio dagli arrivi nei campi dove alloggiano soggetti con storie e culture diverse.

La buona riuscita dell'operazione di questa mattina, secondo molti, è legata solo alla volontarietà dei primi rom spostati. I nodi al pettine sono attesi, invece, nei prossimi giorni, quando ci sarà da allontanare dalle baracche coloro che non vedono di buon occhio il piano del Comune. Intanto, proprio per evitare vicinanze pericolose, giovedì prossimo, da via di Salone andranno via altre famiglie, questa volta di origine serba, con destinazione via Salaria.

Questi continui spostamenti non hanno convinto tutti. La comunità di Sant'Egidio, per esempio, ha sollevato perplessità in merito al trasferimento di ieri, dei rom di via di Salone. "Sono stati trasferiti contro la loro volontà e minacciati - si legge in una nota dell'associazione - il nostro dissenso con i soggetti attuatori del Piano è dovuto ad alcune operazioni nel campo di Salone in cui sono state allontanate famiglie con bambini nati in Italia. Si tratta di persone che abitavano in un campo attrezzato, controllato con telecamere e sorveglianza 24h al giorno -prosegue la nota di "Sant'Egidio"- Non c'è nessun motivo reale di trasferimento al Centro di Accoglienza per richiedenti asilo (Cara), struttura pensata per accogliere profughi giunti in condizioni precarie in Italia. Queste famiglie potevano rimanere nel campo e attendere l'esito della Commissione per la richiesta d'Asilo, continuando a vivere nella normalità e a mandare i loro figli a scuola". La stessa sorte potrebbe toccare, a breve, anche a quei nomadi del Casilino 900, circa 70 Kosovari, sprovvisti di permesso di soggiorno, con status di richiedenti asilo.

Resta, infine, il problema legato all'ultimo censimento fatto nei campi della Capitale (dal quale si è chiamata fuori la Croce Rossa) che potrebbe essere invalidato dal fatto che molti rom attualmente presenti nel Casilino 900 hanno fatto presente, proprio questa mattina, di non essere mai stati censiti e di non avere tra le mani alcun documento.

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