Legami di sangue e strade controllate: è Porta Furba la roccaforte dei Casamonica

Un gruppo difficile da penetrare anche per la lingua utilizzata dai Casamonica

Vicolo di Porta Furba: una strada chiusa di circa 250 metri. Si entra, forse, solo se "autorizzati". Già perché il quella strada comandano loro, i Casamonica. Una famiglia criminale su cui la Dda ha acceso i fari dell'aggravante mafiosa. Per la Procura non ci sono dubbi. 

Anche perché quello della famiglia sinti è un gruppo unito anche grazie a legami di sangue ma anche con solidi legami con le famiglie più influenti della 'Ndrangheta calabrese, come quella degli Strangio di San Luca. Gli affari nelle periferie a sud di Roma come l'Appio Tuscolano, la Romanina, Tor Vergata ma anche Frascati ed Ostia grazie al loro legame, anche di parentela in alcuni casi, con gli Spada.

Il video dell'operazione Gramigna

Ma la roccaforte è lì, a Porta Furba nella zona di Arco di Travertino. Nel loro vicolo si entra solo se autorizzati. Qui si decide la droga da comprare e vendere, il tasso di usura da applicare, le spedizioni punitive contro i debitori. Insomma mente e braccia del clan si espandono in circa 250 metri.

Il Tenente Colonnello del Gruppo Carabinieri di Frascati Stefano Cotugno spiega: "La strada è stretta. Noi per effettuare il blitz (qui il nome di tutti gli arrestati) abbiamo dovuto lasciare le auto su via Tuscolana, circondato la zona, bloccato le vie d'uscita e di entrata piedi e quindi abbiamo operato". 

I nomi di tutti gli arrestati

Dei 31 arrestati, altri 6 sono ancora ricercati, 16 fanno di cognome Casamonica. Di questi, ben 14 vivono a Porta Furba. Un gruppo difficile da penetrare, spiegano gli investigatori, anche per la lingua che utilizza dai Casamonica, un dialetto sinti che non molti sono in grado di interpretare. "Preferisco pagare in silenzio che avere problemi con quelli", dicevano le vittime di usura che avevano a che fare con i Casamonica. 

Un metodo vessatorio pressante e continuo. Chi finiva nel loro mirino spesso non denunciava per timore di ritorsioni, anche perché pagare il clan rappresentava una sorta di "assicurazione a vita". "Sono un gruppo molto forte anche per il marchio di origine particolarmente significativo sul territorio romano", ha spiegato il procuratore aggiunto della Dda di Roma, Michele Prestipino. Un gruppo coeso, solido, con la base a Porta Furba e che, secondo la Procura, agiva con l'aggravante del metodo mafioso.

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