Canile dell'orrore: animali senza cure lasciati tra gli escrementi

Operatori del canile Parrelli denunciano al sito NoiRoma.it: "Gli animali vivono in gabbie fatiscenti, abbandonati tra i loro escrementi e lasciati in pozze di sangue quando si feriscono". Le foto di NoiRoma.it

Cani tenuti in condizioni impensabili che solo a vederli si sta male. Immagini forti, crude e violente sono quelle relative al rifugio Parrelli pubblicate in esclusiva dal sito NoiRoma che ha anche intervistato in forma anonima alcuni operatori del canile.

Le foto sono state scattate dai volontari del canile, segnalato più volte dalle associazioni ambientaliste, come la Lav.  Come racconta NoiRoma “Il canile nacque dall’iniziativa di Giuseppe Parrelli, fratello di Ennio, avvocato e onorevole, eletto nel partito comunista nel 1978 e fino al 2008. È tutt’ora gestito dalla novantenne vedova di Giuseppe, la signora Lacerenza, presidente nazionale della LAI (Lega Antivivisezionistica Italiana) con sede presso lo stesso indirizzo del rifugio. La LAI a livello locale è invece rappresentata da Antonella Corona, veterinario in passato operativo presso la ASL romana competente per il territorio in cui è ubicato il canile.

La LAI definisce “leggenda” la montagna di denunce ricevute dal Parrelli, liquidandole come mosse dall’invidia e dalle rivalità politiche. Ed esattamente un anno fa, in una riunione tenutasi presso il Ministero della Salute, la situazione di benessere degli animali ospitati dal rifugio è stata definita addirittura "ottimale"”.

Oggi però arrivano delle foto che mostrano tutt'altro: cani con deformazioni, che vivono in gabbie fatiscenti con ferite non curate e in drammatiche condizini igieniche. Raccontano alcuni volontari del canile: “Saranno almeno 400 tra maschi e femmine, in maggioranza non castrati i primi e non sterilizzate le seconde. Il gattile ospita circa 150 gatti, in promoscuità.”

Rimg_0216-2iguardo alle gabbie spiegano: “Solo i cani particolarmente aggressivi vivono in solitudine: gli altri sono stipati insieme anche fino a 5 esemplari per gabbia. Ma solo una parte del rifugio è accessibile ai volontari, mentre un’altra area è interdetta sia a noi che ai visitatori. Non hanno neppure le ciotole per il cibo. L’unico pasto quotidiano viene loro somministrato gettandolo a terra fra sporcizia ed escrementi. Oltre a cacca e pipì, le gabbie col pavimento in maiolica sono rese scivolose anche dall’acqua che viene pompata al massimo della potenza del getto da chi è incaricato della pulizia, che usa lo stesso sistema per inibirli. L’attività fisica dei cani è talmente ridotta che le loro unghie non si consumano e sono tanto lunghe da torcersi verso i cuscinetti delle zampe, contribuendo a renderne difficoltoso il movimento al punto tale da provocare, con lo scivolamento, persino lesioni agli arti.”

Infine dichiarano i volontari: “A qualcuno di noi è capitato di intravedere dei cuccioli, e abbiamo chiuso occhi e cuore. Gira una voce da brivido: quei cuccioli potrebbero essere destinati ad alimentare traffici oscuri. Basta fare una ricerca su internet per capire di cosa stiamo parlando.”

Per vedere le immagini degli animali vai al sito NoiRoma

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