Blitz a Case Rosse: controlli e rilievi all'inceneritore Basf

A disporli la Procura di Roma. Sul posto gli uomini del gruppo Spe, servizio prevenzione emergenze, e gli operatori dell'Arpa Lazio

Due agenti del gruppo Spe durante i controlli alla Basf

Operazione a sorpresa alla Basf di Case Rosse. Questa mattina 150 agenti del gruppo servizio prevenzione emergenze, diretti dal comandante Antonio Di Maggio, hanno effettuato un blitz con il sequestro di alcune cartelle e diverse analisi a campione per verificare "paventati rischi di inquinamento ambientale nell'area della fabbrica Basf e nelle falde acquifere". Gli agenti, circa 150 impiegati per l'operazione, sono supportati anche dall'Arpa Lazio.

L'inceneritore di rifiuti speciali dell'azienda è da tempo al centro dei sospetti da parte della popolazione della zona di Settecamini-Case Rosse, che in numerosi esposti in passato ha denunciato una concentrazione di diossina nell'aria fuori dalla media.

L'IMPIANTO- La Divisione Catalizzatori della Basf nasce nel 1956, tra via Salone e via delle Case Rosse. La Tiburtina Valley è ancora un deserto. Per oltre 50 anni la sede romana del più grande colosso chimico mondiale brucia agenti chimici 'esausti' per ricavare metalli preziosi ed eliminare scarti. Il risultato è un fumo perenne che si innalza dai camini e che i residenti del quartiere sono costretti a respirare. Sì perché a pochi metri dalla fabbrica, se prima c'era il nulla, oggi abbiamo un asilo nido e un fitto anello di case abitate. I fumi sono nocivi? Il grado di pericolosità dei materiali smaltiti non è chiaro, ma qualche dato esiste. “

I DATI - I Comitati di Quartiere (Settecamini e Case Rosse) portano sul piatto delle tante denunce un'analisi del Dipartimento di Epidemiologia della ASL RME, datata 16 Settembre 2003. Analisi che evidenzierebbe una mortalità per tutti i tumori, nella popolazione maschile di Case Rosse e Settecamini dal 1987 al 2001, del 30% in più della media di Roma. Tra i dati, il Direttore del dipartimento indica la maggiore preoccupazione per la mortalità per linfomi non Hodgkin superiore del 188%.

A SUON DI A.I.A.- Eppure la Basf, ex Engelhard statunitense, lavora a pieno ritmo da decenni, aiutata dalle mille proroghe concesse un pò da tutti. Autorizzazioni "provvisorie" dai primi anni '90 (la prima è del 1993) che permettono di smaltire i catalizzatori 'esausti', definiti tossici già nel decennio precedente da due decreti del Presidente della Repubblica. Dal 1993 al 30 dicembre 2011, data dell'ultima Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) rilasciata dall'allora presidente della Provincia, Nicola Zingaretti, e valida per 6 anni. Nel mezzo promesse di veltroniana memoria che annunciavano accordi e delocalizzazioni mai avvenute.

Un triste finale per tutti i comitati cittadini che da anni mantengono alta l'attenzione sul tema diffondendo documenti a riguardo, altrimenti sconosciuti, e pressando su due fronti: spostamento dell'impianto o, in alternativa, sua sostituzione con l'“AquaCritox/AquaCat", una tecnologia di smaltimento che permetterebbe di azzerare le emissioni in atmosfera e le acque reflue di lavaggio dei fumi che vengono attualmente versate nell’Aniene, già sperimentata in altre parti del mondo e ampiamente documentata sul sito dei comitati (http://www.sitotiburtina.altervista.org).

TECNOLOGIE PULITE - Proprio su questo punto l'ultima beffa. O almeno così è stata interpretata dai più. Il 16 ottobre 2009 a rilasciare parere favorevole a una delle tante AIA provvisorie - nonostante il 'no' della Asl qualche mese prima - è stato il Sindaco Alemanno. Il permesso, limitato a 18 mesi più 6, era condizionato, come promise l'allora sindaco, all’esito della sperimentazione della nuova tecnologia a emissioni zero, denominata appunto “AquaCritox/AquaCat”. In caso di esito negativo, l'ex primo cittadino avrebbe istituito un tavolo di trattativa per la delocalizzazione dell’inceneritore. Sì, ma quel parere chi doveva emetterlo? La stessa Basf? Insomma, c'è chi ha visto nella mossa di Alemanno un escamotage troppo facile da aggirare. Un semplice parere negativo dello stesso colosso internazionale che avrebbe reso vano il tutto. E comunque non c'è stata alcuna sperimentazione.

CONTROLLI SULLE EMISSIONI - Nel frattempo, sempre in quel parere del 2009, sono stati prescritti controlli sulla qualità dell’aria all’esterno dello stabilimento da parte dell’Istituto Superiore di Sanità. Dei quali però, come denunciato dai cittadini, non sembra esserci traccia. Controlli che invece sono partiti con certezza dopo quell'AIA ottenuta il 30 dicembre 2011. Dopo, non prima. Altro punto su cui i comitati vogliono chiarezza e su cui la polemica non si è mai placata. Come è possibile che se l'AIA in quanto tale è subordinata ai suddetti controlli questi partano dopo che l'autorizzazione è stata già concessa?

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