Bimbo morto a Maccarese, lacrime e rabbia: ecco la verità della famiglia di Alessandro

I parenti di Alessandro: "I genitori non si drogano". In via di Campo Salino, l'area della tragedia davanti al canale è transennata ma imperversa il degrado

Sono passati due giorni dalla tragedia. Maccarese ancora piange. Il nome di Alessandro, il bambino di 11 anni morto in un canale di via di Campo Salino lo scorso 3 ottobre, riecheggia forte tra le strade del quartiere e le lacrime di amici, parenti e conoscenti cadono. Goccia, dopo goccia. Sensi di colpa, rabbia, sguardi vuoti. Sono le persone che ricordano Alessandro. Persone che hanno perso un figlio, un parente, un alunno. 

220 PASSI DAL CANALE - Un bambino, di 11 anni, "solitario" ma conosciuto da tutti. Amato dalla famiglia nonostante i suoi genitori, non sposati, non stessero più insieme. Mamma Simona e papà Aleandro, dal racconto dei parenti, non hanno mai fatto mancare nulla al piccolo Alessandro nonostante i problemi di lavoro dei due. Entrambi con lavori precari. Divisi, in conflitto, ma pieni di amore verso quel figlio che adesso non c'è più. 

In via di Campo Salino, l'area davanti al canale della tragedia è transennata alla buona. Lì c'è degrado, anche troppo. Un tappeto, fazzoletti, cartacce e barattoli di pescatori di fortuna e anche televisore rotto. Un zona dove, anche ora, è facile andare. Un'area che dista 220 passi dalla casa di nonna Maria che, come spesso le accadeva, anche quel maledetto lunedì è andata a prendere Alessandro a scuola. 

LA RICOSTRUZIONE DELLA NONNA - "Alle 13:10 sono andata a prendere Alessandro a scuola. Poi ci siamo fermati al supermercato per comprare un po' di affettato e pane e siamo tornati a casa. Volevo cucinare un piatto di pasta ma Ale non ne aveva voglia e così, per pranzo, ha mangiato due yogurt. Ne andava matto", racconta con la voce rotta nonna Maria a RomaToday.

"Poi è sceso, nel cortile del comprensorio, dove stava tutti i giorni. A lui piaceva tanto camminare da solo. La bicicletta non l'ha toccata. Io, nel frattempo, ho sistemato la poca spesa e mi sono fatta un panino. Poi sono scesa e, dopo averlo cercato in tutta la zona vicina, ho iniziato a urlare e girovagare. Ho preso anche la macchina, per tutta la via. Avanti e indietro. Saranno state le 14:30".

IL DOLORE DELLA FAMIGLIA - E' la stessa storia che la signora assicura di aver raccontato alla Polizia di Fiumicino. "Il dolore è grande. Non lo può capire nessuno. Sono state scritte tante menzogne. I genitori di Alessandro non si drogano, nessuno lo ha mai picchiato. Siamo una famiglia onesta che vuole affrontare il proprio dolore in pace. ll bambino lo abbiamo sempre trattato con amore. Il solo pensiero che lui chiedesse aiuto e non sono riuscita ad essere lì mi distrugge. Più nessuno mi ridarà mio nipote", dice a RomaToday prima di lasciarsi andare in un pianto di sfogo. Le indagini, nel frattempo, vanno avanti.

 

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