Bencivenga Occupato: dal "Calcinaccio Party" alla cellula anarchica, lo squat a due passi dalla Finanza

Il blitz dei Ros ha ricostruito le iniziative eversive della cellula anarco - insurrezionalista con base nel centro sociale adiacente alla via Nomentana

Il Bencivenga Occupato

Uno squat anarchico occupato a due passi dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma. Era il maggio del 2001 quando venne occupata un'ala della struttura di via Generale Roberto Bencivenga, da allora ribattezzata Bencivenga Occupato.

Oltre 19 anni nei quali lo squat romano è cresciuto, passando dai primi eventi di autofinanziamento denominati "Calcinaccio Party", alla lotta eversiva anarchica. Sono infatti stati trovati ed arrestati nel centro sociale adiacente alla via Nomentana gli appartenenti ad una cellula anarco insurrezionalista romana che puntava a far risorgere il movimento anarchico italiano. 

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Uno squat cresciuto nel tempo, occupato nel maggio del 2001, in una struttura a suo tempo nel degrado più totale. Da qui i primi lavori e poi decine di iniziative (concerti punk ed hardcore, serate techno e di musica elettronica) attraverso i quali si è sviluppato nel tempo sino a diventare la casa di alcuni appartenenti alla sigla terroristica 'Cellula Santiago Maldonado - Federazione Anarchica Informale–Fronte Rivoluzionario Internazionale'. 

Proprio qui, nel maggio del 2019, venne organizzata una tre giorni per festeggiare i 18 di anni di occupazione con dibattiti e concerti. "No fasci, no sbirri, no sessisti", indicava il flyer dell'evento con il ricavato che è stato poi usato come "benefit per anarchici, detenuti ed indagati colpiti dalla repressione in Italia e nel mondo". 

Proprio al Bencivenga, nel luglio del 2014, la Digos della Questura di Roma arrestò Xabier Gonzalez Sola, cittadino spagnolo di 39 anni. L'uomo, militante anarco-insurrezionalista era colpito da una Mandato di Arresto Europeo emesso l’11 marzo scorso dal Tribunale Centrale competente per Terrorismo dell’Audiencia Nacional. L'uomo era accusato dalle autorità iberiche di appartenere ad un sodalizio eversivo denominato “Collettivo Bandiera Nera” (KBN) nonché di detenzione di materiale esplosivo ed apologia di reato. 

Proprio in via Generale Roberto Bencivenga si sono presentati alle prime luci di oggi i Carabinieri del Ros che, nell'ambito della Operazione Bialystok, hanno fermato nello squat cinque occupanti (con altre due persone rintracciate all'estero).

Gli arrestati sono ritenuti responsabili di "associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico, atto di terrorismo con ordigni micidiali ed esplosivi, detenzione e porto di materiale esplosivo, istigazione a commettere delitti contro la personalità dello Stato, oltre che incendio e danneggiamenti aggravati dalla finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico".

Secondo gli investigatori la cellula anarco-insurrezionalista di Roma, con base al Bencivenga Occupato, sarebbe responsabile dell'attentato alla stazione dei carabinieri di San Giovanni, compiuto il 7 dicembre 2017 e rivendicato dalla sigla terroristica 'Cellula Santiago Maldonado - Federazione Anarchica Informale–Fronte Rivoluzionario Internazionale'.

Tra i setti bloccati oggi, agli arresti domiciliari, è finito anche un 35enne romano, ritenuto responsabile del triplice attentato incendiario avvenuto a Roma, il 28 febbraio 2019, ai danni delle auto car sharing 'Eni Enjoy', fatto rivendicato poi nel web in "solidarietà a tutti gli anarchici detenuti" e nell'ambito dell'avversione alla multinazionale Eni, accusata, secondo il gruppo "di devastazione della Terra", in quanto "Eni uccide e inquina in Italia e all'estero". Incendi che iniziarono nel 2017.

La "disinvoltura" con cui i 7 anarco-insurrezionalisti agivano "si evince dalla facilità con cui coordinano gli atti con finalità di terrorismo creando una fitta rete di forza anche giovanile su cui contare per gli attacchi di 'punta"'. Scrive il gip di Roma nell'ordinanza con cui ha disposto gli arresti della cellula anarchica smantellata nell'operazione dei Carabinieri del R.O.S. sotto il coordinamento della Procura. 

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Per il giudice, è "concreto il pericolo che gli indagati commettano reati della stessa specie" e cita un caso come "particolarmente inquietante". Il gruppo infatti lo scorso 21 marzo aveva diffuso due comunicati sul sito web da loro utilizzato, "roundrobin.info", uno dal titolo 'Ricette per il caos: l'occasione è arrivata non rimaniamo inermi" e un altro dal titolo 'L'insurrezione ai tempi del coronavirus', dove si auspica di sostenere le rivolte in carcere, dando una spinta rivoluzionaria 'agli sbotti d'ira' e innescare la rivolta per 'dare un contributo al barcollare dell'attuale sistema"'.
 

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