Bambino Gesù, novità in corsia: diventa un punto nascita per casi ad alto rischio

Tutto possibile grazie all'ok della Regione e alla convenzione con il San Pietro Fatebenefratelli. L'8 aprile è venuto alla luce Kevin, affetto da ernia diaframmatica congenita ad alto rischio. Ora ha un mese e mezzo e sta bene

Il piccolo Kevin insieme alla mamma

Ha un mese e mezzo di vita, si chiama Kevin ed è il primo bambino nato al Bambino Gesù. Venuto alla luce l’8 aprile scorso, era affetto da ernia diaframmatica congenita ad alto rischio, una patologia rara e complessa che richiede un’assistenza altamente specialistica al momento della nascita per scongiurare il pericolo di morte. Con l’autorizzazione regionale e la convenzione con l’ospedale San Pietro Fatebenefratelli, l’ospedale Pediatrico della Santa Sede diventa un punto nascita per i casi più gravi. In sala operatoria era presente un’équipe mista composta da anestesisti, chirurghi neonatologi, ginecologi e infermieri del Bambino Gesù e da anestesisti, ginecologi e ostetriche del San Pietro.   

Il Bambino Gesù copre tutte le specialità mediche e chirurgiche pediatriche, comprese la diagnostica prenatale e la ginecologia ma non ha un reparto di degenza ostetrica. Con l’autorizzazione della Regione e l’accordo con il San Pietro, diventa un punto nascita per i casi ad alta complessità che possono richiedere interventi in emergenza. Grazie all’intesa - siglata a marzo - si ottimizzano i tempi del parto, evitando a nascituri particolarmente vulnerabili i rischi del trasporto da una struttura all’altra. In più, si rendono disponibili, in un’unica sede, le possibili competenze ostetriche e medico-chirurgiche neonatali.

“Con l’accordo e l’ok della Regione abbiamo potuto unire le forze di un’eccellenza ostetrica come il San Pietro Fatebenefratelli con l’expertise nel campo della diagnostica prenatale e della chirurgia neonatale e cardiologica complessa che è propria del Bambino Gesù” sottolinea il professor Pietro Bagolan, direttore del dipartimento di Neonatologia dell’ospedale pediatrico della Santa Sede, che prosegue “il risultato è un esempio di buona sanità al servizio del bambino gravemente malato e della sua famiglia. Gli specialisti di entrambi gli ospedali, compresi i nostri ginecologi/ostetrici come il dottor Leonardo Caforio, formano un’unica équipe che opera in un ambiente protetto e attrezzato, in grado di garantire al nascituro e alla sua mamma il maggior grado di sicurezza e di chance di salute possibile”.

In base ai dati raccolti, sono circa 30 le nascite programmate nel 2017, quattro delle quali a giugno. Le future mamme vengono selezionate per il parto al Bambino Gesù da un apposito comitato (formato da anestesisti, ostetrici e chirurghi di entrambi gli ospedali) che valuta le caratteristiche della gravidanza e la gravità delle condizioni del bambino. Ogni nascita verrà seguita da un’équipe mista Bambino Gesù – San Pietro.

Le patologie che possono comportare un intervento in emergenza alla nascita e che richiedono un’assistenza altamente specialistica, sia chirurgica che tecnologica, sono quelle che impediscono al bambino di respirare o che non consentono al sangue di circolare come dovrebbe: il solo disturbo provocato dall’applicazione del gel per eseguire un’ecografia, può alterare i loro parametri vitali. In questi casi, il trasporto incide sulla prognosi, ne mette a rischio la sopravvivenza e può comportare danni cerebrali anche molto gravi.

Rientrano in questa categoria le tumefazioni del collo tanto voluminose da ostacolare la respirazione; le patologie toraciche che influiscono sullo sviluppo dei polmoni (come l’ernia diaframmatica congenita, malattia di cui era affetto il primo nato al Bambino Gesù) e alcune cardiopatie congenite potenzialmente letali alla nascita. La vita del secondo bambino nato all’ospedale Pediatrico lo scorso 28 aprile, per esempio, è stata messa a rischio dalla trasposizione dei grossi vasi a setto integro (anomala connessione dei vasi sanguigni che partono dal cuore), patologia che in circa il 20-25% dei casi richiede interventi immediati al momento del parto per permettere la sopravvivenza del neonato e per scongiurare conseguenze neurologiche.

La prognosi dei due piccoli pazienti è positiva: per il primo nato l’intervento alla nascita è stato risolutivo e il piccolo è stato già dimesso. Il secondo bambino è stato sottoposto nei giorni scorsi a un’operazione chirurgica, che gli ha consentito correggere in modo definitivo il suo problema cardiaco.

Così il dottor Marco Bonito: “È motivo di grande orgoglio e soddisfazione personale e di tutta l’unità operativa complessa di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale San Pietro Fatebenefratelli di Roma, che ho l’onore di dirigere, poter condividere con una eccellenza come il Bambino Gesù un percorso così importante e stimolante avente un solo obiettivo: tutelare la salute della donna e del bambino, offrendo loro la migliore assistenza possibile”.

EQUIPE mista primo nato OPBG-2

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