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Soldi ai connazionali a tassi dell'80%: giro di usura tra domestici filippini

Dieci i domestici della "Roma bene" finiti in manette e circa cento le vittime coinvolte. Le indagini sono cominciate lo scorso giugno dalla denuncia di una donna filippina

Prestavano soldi ai connazionali in difficoltà, con tassi di interesse stellari. In qualche caso l'80%. Un giro di "usura filippina" - questo il nome dell'indagine - che ha portato all'arresto di 10 persone (2 in carcere e 8 ai domiciliari) per i reati di usura appunto, estorsione ed esercizio abusivo di attività finanziaria.

LE INDAGINI - Tutto è partito nel giugno 2012, dalla querela presentata da una cittadina delle Filippine che denunciava i fatti. Le attività investigative, condotta dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Casilina,  hanno consentito di individuare un gruppo di 10 soggetti filippini (6 donne e 4 uomini) di età compresa tra i 38 ed i 69 anni, residenti in maniera stabile in vari quartieri della“Roma Bene”, che con cadenza settimanale prestavano somme di denaro a tassi folli. Vittime connazionali in difficoltà economiche, conosciuti dagli stessi in quanto provenienti dalle medesime località nel Paese di origine.

L'USURA - Nel corso delle indagini le vittime, inizialmente reticenti, hanno poi collaborato fornendo un fondamentale contributo agli uomini dell’Arma. Oltre 100 le persone rimaste schiave del giogo usurario che, alla fine, si sono convinte a denunciare i loro aguzzini.  Nel contesto è emerso peraltro come il fenomeno, nelle Filippine, sia piuttosto diffuso e tragga origine da un metodo creditizio privato invalso degli anni ’80: piccoli imprenditori (venditori ambulanti) che rischiavano il fallimento, non potendosi rivolgere alle banche, in un periodo in cui lo Stato si trovava in difficoltà economiche, si rivolgevano settimanalmente a commercianti con maggiori disponibilità finanziarie, ai quali restituivano somme a interessi decisamente elevati, tanto da mantenere solo lo stretto necessario per sopravvivere.

E' risultato palese tra l'altro come i prestiti venissero erogati solo a  conoscenti, in maniera tale da poter fare pressione sulla propria famiglia nel Paese di origine, qualora un debitore non estinguesse il debito. Erano soliti altresì accaparrarsi la clientela, verificarne la credibilità e generare fondi per i loro affari con la formula del credito cd. “associativo”, dove più persone versano la stessa quantità di danaro in un fondo comune, settimanalmente o mensilmente, per poi utilizzarlo a turno, previo pagamento di un interesse.

GLI ARRESTI - Nei confronti dei soggetti indagati, già nel mese di settembre 2012, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Casilina avevano eseguito delle perquisizioni delegate dall’A.G. di Roma durante le quali veniva sottoposto a sequestro materiale e documentazione d’interesse. Due degli arrestati, entrambi di sesso femminile, sono stati condotti presso la Casa Circondariale di Rebibbia Femminile, gli altri sono stati sottoposti al regime degli arresti domiciliari.

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