Traffico di droga: nuovo arresto per Fabrizio Fabietti, braccio destro di Diabolik

Già in carcere in seguito all'operazione Grande Raccordo Criminale il 42enne è stato raggiunto da un provvedimento restrittivo prosecuzione di una precedente indagine per traffico internazionale di sostanze stupefacenti

Operazione Aquila Nera

È stato colpito da nuova ordinanza di custodia cautelare, Fabrizio Fabietti, l'uomo considerato il braccio destro di Fabrizio Piscitelli, il Diabolik degli Irriducibili Lazio ucciso il 7 agosto scorso con un colpo di pistola al Parco degli Acquedotti, all'Appio Claudio. 

Fabietti, 42 anni, si trova già in carcere, con l'accusa di spaccio di droga, dal novembre scorso, quando venne raggiunto da provvedimento restrittivo al termine dell'operazione 'Grande Raccordo Criminale' che portò all'emissione di 51 ordinanze di custodia cautelare firmate dal gip della Capitale su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. 

L'arresto delle scorse ore è stato eseguito dai poliziotti della Squadra Mobile di Roma ed è considerato un seguito dell'operazione "Aquila Nera" che aveva bloccato ad agosto scorso un traffico di cocaina dall'Olanda e al contempo aveva portato agli arresti diversi soggetti di nazionalità albanese.

Oltre a Fabietti, nell'ambito dell'Operazione Aquila Nera 2018, gli agenti della Squadra Mobile di Roma hanno notificato e tratto in arresto in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per la indagini preliminari del Tribunale di Roma per associazione armata finalizzata al traffico transnazionale di sostanze stupefacenti, detenzione e porto di armi alterate e ricettazione, quattro pregiudicati italiani (compreso il 42enne) ed un cittadino albanese. 

Secondo le indagini Fabrizio Fabietti, Fabrizio Borghi, Christian Testi, Luciano Russo e Alvaro Vyshka, facevano parte di un’organizzazione criminale armata dedita alla commissione dei delitti di importazione e successiva distribuzione di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente del tipo cocaina.

Lo stupefacente veniva ritirato nei Paesi Bassi ed importato in Italia dove veniva successivamente immesso sul mercato delle piazze di spaccio. I sodali avevano in uso mezzi modificati con la creazione di appositi vani adatti per l’occultamento della cocaina e delle armi, per poi intraprendere in “sicurezza” i viaggio con l’illecito carico.

Le indagini prendono spunto dai precedenti arresti di nove pregiudicati albanesi e italiani che hanno portato all’emissione delle Ordinanze restrittive sono state coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma.

Nello specifico, dopo l’arresto del capo dell’organizzazione in Italia, Lulzim Daiu, un suo stretto collaboratore, Artan Monari, con la complicità di Alvaro Vyshka, aveva assunto la conduzione delle attività illecite entrando direttamente in contatto con i fornitori di Daiu in Olanda ed organizzando numerose importazioni di cocaina che veniva ceduta agli acquirenti italiani: Fabrizio Borghi, Fabrizio Fabietti, Christian Testi e Luciano Russo che provvedevano ad immetterlo nelle piazze di spaccio di Tor Bella Monaca e di San Basilio. 

La droga veniva acquisita direttamente in Olanda a Rotterdam da fidati corrieri, che trasportavano lo stupefacente su autovetture munite di doppi fondi dotati di sofisticati sistemi di apertura, sia magnetici che meccanici.

L’organizzazione disponeva di un efficientissimo parco macchine modificate a seconda del quantitativo di stupefacente da trasportate (furgoni / Suv per viaggi transnazionali tra i 15 e i 50 chili) o  per i trasporti di quantitativi di minore importanza (1/5 chili) per il trasporto di armi e denaro.

Le modifiche venivano operate in una officina in Spagna (Madrid) da un organizzazione di colombiani e pagata tra i 10 e i 20 mila euro ed in alcuni casi anche in cocaina.

L’organizzazione Colombiana era in grado di indicare esattamente il quantitativo che poteva essere occultato nel doppio fondo in quanto disponeva di “forme” in legno equivalenti alle dimensioni del panetto standard di cocaina.

La cocaina, nel panetto in sottovuoto, veniva poi confezionata con un ulteriore copertura di caffè o pepe e ricoperta da nastro isolante (per renderla non individuabile dai cani antidroga). Sul panetto era poi impresso un simbolo o una scritta che era indicativa della qualità dello stupefacente ('Maiale' – 'Aquila' - 'S8') e veniva successivamente venduta, sulla piazza romana, al prezzo di 34 mila euro al chilo e veniva rivenduta prevalentemente nelle piazze di San Basilio e Tor Bella Monaca.

Gli elementi emersi dalle indagini hanno permesso di accertare ingenti trasporti e successive consegne di cocaina effettuate da  Artan Monari e Alvaro Vyshka, nei confronti di Fabiettti, Borghi, Testi e Russo,  tra settembre e novembre 2018,  quantificabili in 85 chilogrammi di cui 27 chilogrammi sequestrati.

Una volta acquisito lo stupefacente, il gruppo criminale era capace di smistarlo in poco tempo, grazie ad accordi consolidati e preesistenti, ed in particolare per il tramite dei quattro pregiudicati italiani.

Le odierne misure cautelari riguardano la seconda trance di una articolata indagine della Squadra Mobile di Roma che ha abbracciato un arco temporale di circa un anno e che ha permesso di riscontrare positivamente numerosi reati fine dell’associazione.

Nello specificio le risultanze investigative hanno permesso di accertare l’entità ed i periodi in cui sono state effettuate le consegne dei carichi  di cocaina: una consegna di 10 chili di cocaina il 26 settembre 2017, altri 15 chili di cocaina tre giorni dopo (il 29 settembre 2019), altre due consegne da 15 e 20 chili di cocaina il 4 ed il 20 ottobre 2017. Per una quinta consegna avvenuta il 7 novembre del 2018 vennero tratti in arresto Artan Monari e Alvaro Vyshka ed a loro carico vennero sequestrati  27 pacchi di cocaina per un peso di 27 chili, circa 60 mila euro, una pistola, tre autovetture prestigiose di cui due dotate di vano segreto.
 

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