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La Camorra e gli affari a Roma: colpo al clan Moccia, sette arresti

Sequestrati beni per un milione di euro. Sette le ordinanze di custodida cautelare a carico di altrettanti esponenti del clan camorristico

Immagine dal video dell'operazione

Colpo ad una delle cellule imprenditoriali della Camorra nella Capitale. A finire nel mirino di Finanza e Questura di Roma è il clan Moccia. Sono sette le ordinanza di custodia cautelare effettuate nella mattinata di oggi. In manette sette persone considerate legate a vario titolo al clan Moccia. Tra gli arrestati spiccano i nomi di Luigi Moccia, Gennaro Moccia (classe 92), Gennaro Moccia (classe 72) detto Roberto. I reati di cui dovranno, a vario titolo, rispondere sono:  trasferimento fraudolento di valori, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, tentata estorsione, illecita concorrenza con minaccia o violenza. Ad aggravare il tutto l'associazione di tipo mafioso

Tutto ha avuto inizio dall'omicidio di Modestino Pellino, avvenuto il 23 luglio a Nettuno. Pellino che all'epoca dell'agguato risultava essere affiliato al clan Moccia e condannato per gravi reati. Un campanello d'allarme che ha spinto l'autorità giudiziaria ad indagare sulle infiltrazioni criminali nella distribuzione agroalimentare della Capitale.

Nasce così l'indagine "Poseidone Passion fruit", frutto del lavoro della squadra Mobile di Roma e del Gico della Guardia di Finanza. Le investigazioni hanno consentito di disarticolare un'organizzazione guidata da Luigi Moccia, capo dell'omonimo clan, il quale è risultato essere il gestore di diverse attività imprenditoriali, attive a Roma nei settori della distribuzione di prodotti lattiero caseari ed ortofrutticoli, nonchè in quello turistico-alberghiero.

Le indagini hanno accertato come Moccia abbia mimetizzato le proprie attività nell’economia, servendosi di una serie di prestanomi. Il tutto al fine di schermarne l’effettiva titolarità. Moccia si occupava di decidere tutto quello che c'era da decidere in ambito organizzativo, di individuare i fornitori e di procurare alle società importanti clienti, decidendo anche le strategie di espansione delle imprese, sia sul mercato romano che estero. I suoi dipendenti dovevano ragguagliarlo in merito ad ogni aspetto della loro quotidiana attività e consultarlo per ogni decisione anche marginale.

Determinante nell'organizzazione il ruolo di Gennaro Moccia, detto Roberto, che ha favorito l’introduzione delle attività di Luigi nel mercato capitolino, con proiezioni di espansione sul mercato ortofrutticolo di Barcellona (Spagna). La collaborazione tra i due è diventata stretta a tal punto da portare alla costituzione di una vera e propria società di fatto, operante nel settore della commercializzazione di prodotti ortofrutticoli e lattiero caseari destinati ad attività di ristorazione romane di primaria rilevanza, nonché a negozi di una catena di supermercati nota in ambito nazionale. Un'attività talmente fiorente da portare Luigi Moccia ad acquisire la gestione di alberghi nella Capitale. Un investimento da 15 milioni di euro. 

A testimonianza dei metodi camorristici usati c'è un'aggressione che le indagini hanno portato ad addebbitare a "Roberto". I fatti nel novembre 2013 al Car di Guidonia, dove un imprenditore concorrente è finito aggredito e minacciato. 

L’attività ha visto l’impiego di 160 poliziotti e finanzieri e costituisce un importante tassello per la riconquista di vitali spazi di legalità economica, anche in quei territori, come la Capitale, lontani dai luoghi di origine delle più note e strutturate organizzazioni criminali, ma non per questo scevri da condizionamenti di matrice mafiosa.

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