Auto incendiate e volti sfregiati a chi si ribellava: la violenza per riaffermare la Cosa Nostra Tiburtina

Nove gli arresti eseguiti dai carabinieri nell'ambito della Operazione Tibur Superbum. L'organizzazione era stata sgominata dagli stessi militari lo scorso mese di marzo

Operazione Tibur Superbum

Volevano riprendersi l'egemonia dello spaccio di sostanze stupefacenti nell'area della provincia nord est della Capitale. È la Cosa Nostra Tiburtina, già decapitata lo scorso mese di marzo e nuovamente nel mirino dei carabinieri che all'alba di stamattina hanno inferto un altro duro colpo all'organizzazione operante fra Tivoli e Guidonia Montecelio.  

Nonostante fosse stata smantellata lo scorso 8 marzo con l'arresto di 39 persone, fra le quali Giacomo Cascalici, ritenuto al vertice del sodalizio, la vitalità dell’organizzazione criminale, tanto imponente da esercitare l’egemonia sull’intera Valle dell’Aniene, assoggettando ai voleri dell’associazione sia gli interni che gli estranei alla stessa, a mezzo di rappresaglie quali sfregi al volto e danneggiamenti a mezzo fuoco, appariva nuovamente evidente nonostante il decesso del leader storico, così come appariva evidente la volontà di riorganizzare e proseguire le attività illecite del sodalizio grazie agli affiliati che non erano stati colpiti dalla misura cautelare della primavera scorsa. 

L’attività di indagine da cui scaturiscono gli odierni provvedimenti, convenzionalmente denominata “Tibur Superbum”, è la prosecuzione della pregressa attività investigativa denominata “Tibur” (qui il link all'operazione di marzo), condotta dai Carabinieri dell’Aliquota Operativa della Compagnia di Tivoli e coordinata dalla DDA di Roma. 

VIDEO | Operazione Tibur Superbum 

L’indagine aveva già cristallizzato l’esistenza di un sodalizio criminale profondamente radicato e pericoloso, operante nell’area est della provincia, dedito al traffico di sostanze stupefacenti ed estorsioni. Capo e promotore indiscusso di detto sodalizio denominato convenzionalmente “Cosa Nostra Tiburtina” era Giacomo Cascalisci, il quale dopo essere stato arrestato nell’ambito delle pregresse esecuzioni cautelari dell’8 marzo scorso, è poi deceduto nel corso della detenzione, nell’agosto 2018, presso il carcere di Torino “Le Molinette”. 

Il vuoto di potere creatosi al vertice dell’organizzazione, complice lo stato di detenzione di pregiudicati di spessore quali  Cristian D’Andrea e Massimo Piccioni, non impediva al gruppo di tentare una riorganizzazione intorno ad altri appartenenti al sodalizio non arrestati in precedenza. Le attività tecniche dei Carabinieri consentivano di accertare come il gruppo criminale avesse nuovamente riunito una pletora di giovani pusher, tutti italiani, organizzati e disciplinati, ai quali venivano affidati specifici incarichi finalizzati anche al controllo del territorio. 

Per tale ragione, a seguito di momentanee scarcerazioni intervenute in favore di alcuni appartenenti al sodalizio, conformemente alle nuove risultanze investigative, venivano emesse ulteriori ordinanze cautelari per tre dei nove indagati. 

Sin dal marzo 2018, difatti, era possibile accertare, a mezzo di accertamenti tecnici nonché di puntuali riscontri oggettivi, la persistenza e l’attualità delle condotte ad opera della compagine. Inoltre, l’indagine evidenziava che i 9 soggetti raggiunti dall’odierna ordinanza di custodia cautelare ed operativi nelle piazze di spaccio di Tivoli e Guidonia, dapprima gestite dai pregiudicati Cristian D’Andrea e Massimo Piccioni, avessero, nonostante la detenzione dei propri capi, tentato di riorganizzare il sodalizio smantellato nell’operazione dei Carabinieri di Tivoli dell’8 marzo 2018 che aveva già consentito l’arresto di 41 affiliati. 

Le complesse indagini hanno consentito sino all’esecuzione di tale ultima ordinanza di operare complessivamente: 27 arresti in flagranza di reato, 39 ordinanze di custodia cautelare in carcere, molteplici sanzioni amministrative ex art. 75 del DPR 309/90 ed il sequestro di ingente quantitativo di stupefacente del tipo marijuana, hashish e cocaina, nonché di una pistola. Le indagini consentivano inoltre di far luce su di una serie di aggressioni perpetrate dal sodalizio in danno di debitori e rivali che gli consentivano di affermarsi sul territorio, nonché di dimostrare come l’organizzazione continuasse ad operare anche soffrendo dello stato di detenzione dei suoi leader storici.

Alle prime luci di mercoledì 5 dicembre, circa 80 militari della Compagnia Carabinieri di Tivoli e del Gruppo di Frascati, coadiuvati da un elicottero del Nucleo Elicotteri Carabinieri e dalle unità cinofile, sono stati impegnati nell’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare a carico di nove persone, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Roma su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica e plurime perquisizione domiciliari nei confronti di altri soggetti, tutti indagati a vario titolo dei reati di associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, pluriaggravata ed armata.

I soggetti colpiti dai provvedimenti restrittivi sono stati associati presso il carcere di Roma Regina Coeli a disposizione dell’Autorità Giudiziaria della Capitale.


 

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Commenti (3)

  • In poche parole, non hanno sgominato un bel nulla, se dopo pochi mesi sono tornati a far danni. Qui ci vuole una soluzione ben più duratura, contro questa classe di criminali. Direi quasi quasi una soluzione più definitiva.

  • Il significato di sgominare, a beneficio dei redattori: sgo-mi-nà-re (io sgò-mi-no) Sbaragliare, costringere a una ritirata disordinata. Forse, attraverso l'ipotetica forma del latino parlato excombinare disunire, sciogliere, composto da ex- e combinare. Naturalmente, si sgomina la banda di rapinatori. Ma questa parola ha una ricchezza profonda, che spesso sfugge nelle formule in cui è solitamente usata. Dobbiamo pensare allo sgominare come a uno 'scombinare'. Ciò che viene sgominato è qualcosa di originariamente organizzato che non viene solo vinto, ma disperso, sbaragliato, messo in rotta. Non per nulla questa parola, come tante, nasce in ambito militare, e l'esercito nemico resta ciò che per eccellenza può essere sgominato. Si tratta di un annientare più articolato, violento e colorito - anche in virtù di una sonorità che riempie la bocca con forza. E allora sì, fa gioco dire che è stato sgominato il cartello di narcotrafficanti, o il clan mafioso, o la semplice banda di malviventi, perché comunica una vittoria trionfante della giustizia sul crimine. In effetti, quelle formule in cui questa parola è quasi sempre usata vanno viste con indulgenza: fortunatamente, per quanto rilevanti, non sono molti i casi in cui si può parlare di un 'male' organizzato da sconfiggere in campo aperto - di cui è bello dire con entusiasmo che è stato sgominato.

    • L'economia è fondata sul narcotraffico, per sgominarlo effettivamente dovresti arrestare il 99 % della popolazione mondiale, governanti compresi.

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