Da Acilia a Marranella, colpo a vecchie e nuove piazze di spaccio. Presi i nuovi capi: 21 arresti

L'Operazione Lucifero 2017 della Squadra Mobile ha permesso di disarticolare i fornitori di droga dal litorale romano sino alla provincia

Operazione Lucifero 2017

Avevano ridisegnatno la mappa delle piazze di spaccio della Capitale dal litorale sino alla provincia, passando per i quartieri periferici dell'area sud est dell'Urbe. A dare un duro colpo ai fornitori di droga disarticolando gli equilibri criminali delle piazze di Marranella, Torpignattara, La Rustica, Acilia, Infernetto, Tiburtino sino a Fonte Nuova gli agenti della Sezione Antidroga della Squadra Mobile di Roma, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafica capitolina, che hanno arrestato 21 persone appartenenti a diversi gruppi criminali dediti al traffico ed alla detenzione di sostanze stupefacenti.

Nell'ambito dell'Operazione Lucifero 2017 sono stati sequestrati 20 chili di cocaina, 20 di marijuana e 10 di hashish. Oltre a ciò anche armi da spari e 20mila euro. 
 
Tra i soggetti colpiti dall’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. dottor De Robbio del Tribunale di Roma, figurano elementi di spicco della criminalità romana tra i quali Fabrizio Capogna appartenente alla nota famiglia Capogna e Gaetano Giuseppe Mazza, siciliano, residente in Colombia per gestire da vicino gli illeciti traffici di droga, tuttora ricercato.

Operazione Lucifero 2017: il video 

I provvedimenti restrittivi e le numerose perquisizioni hanno consentito non solo di colpire i più importanti fornitori delle piazze di spaccio romane ma anche, partendo da essi, di arrivare alle piazze stesse e disarticolarle. 

Una indagine vecchio stampo, corroborata da appostamenti e pedinamenti nonché da intercettazioni telefoniche che hanno consentito di decriptare le parole in codice utilizzate dai membri dei gruppi criminali per l’approvvigionamento, il trasporto e la successiva vendita al dettaglio di cocaina e marijuana.

La batteria di Ponte Milvio 

L’attività di indagine trae origine da un ingente sequestro di cocaina, eseguito nel marzo 2017, che ha fatto emergere la figura di Davide Barberis conosciuto negli ambienti criminali come noto personal trainer in stretto contatto con la malavita albanese, in particolare con Dorian Petoku, appartenente alla cosiddetta batteria di Ponte Milvio, recentemente riemersa alle cronache in seguito all’omicidio di Fabrizio Piscitelli.

Approfondimento: fra gli arrestati uomo vicino a Diabolik 

Il monitoraggio del Barberis ha consentito di poter attribuire allo stesso la gestione di un autonomo circuito di spaccio nella città di Latina unitamente a Casimiro Malafronte detto “Miro”, nonché individuare altri soggetti gravitanti nel mondo degli stupefacenti a loro volta fornitori di altrettante piazze di spaccio, ai quali lo stesso si rivolgeva di volta in volta, a seconda della convenienza economica riferita al prezzo di vendita al chilo della cocaina.

Cocaina a Roma dalla Colombia

Tra questi Alessio Di Gianfelice, tratto in arresto nel corso dell’indagine e contiguo a Gaetano Giuseppe Mazza dal quale si riforniva di cospicui quantitativi di cocaina che quest’ultimo faceva giungere dalla Colombia dove gode dell’appoggio logistico ed organizzativo gestito dai locali cartelli.

Piazze di spaccio ad Acilia e all'Infernetto

Ulteriore contatto di Barberis è stato il pregiudicato campano Egidio Longo detto “Gino Crodino”, collegato agli ambienti della camorra napoletana, che ha rifornito di cospicui quantitativi di cocaina le piazze di spaccio del litorale laziale spingendosi fino ad Acilia ed all’Infernetto.

Lo stesso si è contraddistinto per il suo “modus operandi”, difatti non si è mai servito di corrieri di droga come solito fare negli ambienti del traffico di droga, ma come un “cane sciolto” ha provveduto esso stesso al rifornimento ed alle consegne a domicilio di cocaina.

La piazza di spaccio de La Rustica 

Inoltre sono emerse le figure di Luca De Dominicis detto “Zoppo” e Davide Fedeli, noti fornitori della piazza di spaccio de La Rustica ai quali Barberis si rivolgeva per approvvigionarsi di cocaina presa “a credito”.

Il referente per Tor Bella Monaca

A conferma della rete capillare che nella Capitale tali soggetti avevano creato per garantirsi sostanza stupefacente a buon prezzo emerge che lo stesso Fedeli aveva scelto quale fornitore ufficiale il noto Fabrizio Capogna, già conosciuto negli ambienti della malavita romana per i suoi numerosi e specifici precedenti nel campo della droga e più volte colpito, in passato, da ordinanza di custodia cautelare in carcere, per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio quale referente del quartiere capitolino di Tor Bella Monaca.

Il monitoraggio degli incontri tra Fedeli e Capogna ha consentito di far emergere il “ modus operandi” di quest’ultimo il quale utilizzava utenze per lo più intestate a cittadini stranieri non rintracciabili, con i cui utilizzatori il Capogna concordava gli appuntamenti senza però dare indirizzi di riferimento, lasciando intendere che i luoghi di incontro erano già prefissati in modo da eludere le attività investigative.

Il metodo Capogna 

Il “metodo Capogna”, inoltre, prevedeva anche un collaudato sistema utilizzato per la consegna dello stupefacente che avveniva attraverso la “staffetta” dell’auto contente lo stupefacente: lo stesso  Capogna accompagnava personalmente tutte le consegne di stupefacente seguendo l’auto condotta da complici che di volta in volta remunerava con cospicue somme di denaro senza mai “toccare” lo stupefacente in modo da fugare eventuali arresti da parte delle forze dell’ordine  ed allontanandosi, a bordo di scooter presi a noleggio, immediatamente dopo le consegne.

Le piazza di spaccio della Marranella

Fedeli e De Dominicissono risultati, a loro volta, essere inseriti in un più ampio scenario delittuoso composto da organizzazioni delinquenziali nascenti, che i due rifornivano stabilmente di cocaina, operanti nell’area geografica dei quartieri romani della Marranella e di Torpignattara, luoghi in passato egemoni delle gesta delinquenziali di personaggi di spicco della malavita romana, quali Salvatore Sibio detto “Il Tartaruga”. Il lungo e complesso lavoro investigativo ha consentito di delineare all’interno dei gruppi criminali i vari ruoli assegnati e svolti dagli indagati.

Er boss della Marranella 

In particolare  la piazza di spaccio della Marranella si è caratterizzata per la volontà di giovani leve pronte ad egemonizzare la piazza di spaccio spingendosi fino al reclutamento di armi per affermare il proprio potere.

A capo del sodalizio Omar Hassan Ghareb Ali, definito dai sodali come “er boss della Maranella” unitamente a Daniele Alessandri, entrambi  con il ruolo principale di prendere i contatti con i fornitori, recuperare il ricavato della vendita dello stupefacente e coordinare il collocamento, l’occultamento, la lavorazione e lo smercio di cocaina, hashish e marijuana; accanto a loro i sodali Davide Sellas e Gabriele Cirelli, con il compito di preparare le dosi e gestire le singole consegne agli acquirenti.

Le piazza di spaccio di Torpignattara 

Diversamente organizzata la piazza di spaccio di Torpignattara, capeggiata dal pluripregiudicato Flavio Messina e dei sodali David Carmelini e Ivan Mugnini.

L'organizzazione criminale, che aveva come base logistica un bar situato su Via di Torpignattara, gestito dalla moglie dello stesso Flavio Messina, era ben inserita nella zona est della Capitale e, nel tempo, era riuscita a costruire una rete capillare di rapporti, molto redditizi, con gli spacciatori della periferia romana.

Altresì il gruppo delinquenziale prediligeva l’uso di utenze intestate a persone di fantasia o comunque non a loro ricollegabili al fine di eludere eventuali controlli da parte delle Forze dell’Ordine, essendo già tutti noti per essere stati deferiti per reati della stessa indole.

Nomi in codice ed Sms 

Le comunicazioni tra di loro avvenivano con l’utilizzo di nomi in codice, in particolare, il promotore dell’organizzazione, Flavio Messina, era solito avvisare tutti i clienti ogni volta che sostituiva un’utenza cellulare, non più considerata sicura, con  un sms: “Ciao so SMA”. Questa sua “firma”, nel corso dell’indagine, lo ha incastrato sempre di più nella rete degli investigatori permettendo di delineare il suo profilo criminale.

Ogni volta che l’organizzazione veniva colpita dall’azione investigativa, era proprio Flavio Messina che, in modo maniacale, reperiva i nuovi siti di custodia dello stupefacente e si occupava del reclutamento delle nuove leve da inserire nell’illecito traffico.

Il gruppo criminale egemone nella zona di Torpignattara aveva, anche, perfezionato le  tecniche per effettuare "in sicurezza" le operazioni di approvvigionamento dello stupefacente.

Taxi per fornire le piazze di spaccio 

Era stato ideato un sistema che prevedeva l’utilizzo di taxi per gli spostamenti degli spacciatori, in particolar modo quando dovevano effettuare “consegne a domicilio”.  L’intento era quello di evitare una facile individuazione dei mezzi di trasporto utilizzati e la relativa identificazione dei sodali; il taxi veniva utilizzato anche per percorrere brevissimi tratti di strada all’interno dello stesso quartiere.

Sono stati impiegati complessivamente oltre 100 agenti della Polizia di Stato coadiuvati nell’esecuzione dalle unità cinofile.

Sono tutt’ora in corso le perquisizioni. A seguito di una perquisizione domiciliare è stato rinvenuto un ingegnoso apparato elettrico che consentiva di aprire un finto camino con un doppio fondo, all’interno del quale erano occultati droga e denaro.  

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