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Casamonica, così chiedevano denaro alle vittime. Le intercettazioni telefoniche

Gli audio di due telefonate avvenute fra due vittime e fra un usurato ed uno dei membri del clan operante a Roma sud

 

Cauti nelle parole ma chiari nel messaggio. Emergono nuovi dettagli sull'indagine Gramigna Bis che lo scorso 15 aprile ha portato all'arresto di 23 persone appartenenti al clan Casamonica. Estorsione, usura, intestazione fittizia di beni e spaccio di droga, con l'aggravante del metodo mafioso ma soprattutto la consapevolezza di poter usare il nome "Casamonica" per incutere timore contando sulla forza di intimidazione del gruppo. Così i Casamonica chiedevano il denaro prestato alle vittime, con toni pacati, quasi amichevoli, consapevoli del fatto che le loro conversazioni telefoniche potessero essere intercettate dagli investigatori. 

In particolare sono due gli audio che evidenziano questi aspetti, una conversazione telefonica fra due vittime della 'cravatta' dei Casamonica ed una seconda traccia nella quale uno dei Casamonica, poi finito in manette all'alba dello scorso lunedì, chiede ad un usurato la restituzione di una parte dei soldi 'prestati'. 

Vittime dell'usura del clan operante a Romanina, Porta Furba, Morena ed il Quadraro. Nel primo audio si sente una telefonata fra due delle vittime dei Casamonica: "Sono andato là ed ho finito il discorso così. Me lo so levato dar ca....- afferma una delle vittime -. Piano piano pure quelli che vole, sto a pagà. Abbiamo parlato ed ho detto come dobbiamo fare e basta". 

VIDEO | Cavalli in oro e gioielli: blitz nelle ville dei Casamonica 

Un audio di oltre un minuto nel quale una delle vittime afferma ancora: "Non me devono rompe er ca.... A fine mese gli dò quello che je devo dà e basta. Hanno accettato, non mi hanno detto né a né b. 150 euro al mese, con 2mila euro che guadagno me ce faccio na pip.. Io me sto a pagà la libertà, tra virgolette, non li voglio proprio sentì parlà. Per pagarmi la libertà devo pagare 150 Euro? Me sta bene così". 

Dunque 150 euro al mese per stare sereni, somma simile a quelle che nella seconda intercettazione uno dei Casamonica chiede al proprio debitore: "Perchè non me rispondi su WhatsApp?", afferma l'usuraio. "Perchè non mi arrivano", risponde con tono timoroso l'usurato. 

Le vittime dei Casamonica: "Impossibile uscirne vivi"

Poi la richiesta di denaro, mai espletata in modo chiaro: "Te dico na cosa, devi ascoltarmi a me - afferma Casamonica -. Prima delle 2:30, massimo alle 3:00 devo andà da' 'na parte. Allora se tu m'aiuti io te aiuto dopo a te su qualsiasi cosa. Sto alle strette. Se tu mi dici un tot c'ho solo questi, io li guardo e dico mi servono questi (...). Se vedemo pure a settembre, a agosto non se vedemo. Se ti mando messaggi su WhatsApp tu non me rispondi".

La vittima allora chiede tempo: "Non me funziona WhatsApp, me se blocca. Lo devo aprì tutto". Casamonica quindi lo incalza: "Sempre se arriva mì moglie, hai visto quando mi hai dato quel favore ultimamente? - domanda chiedendo una somma che la vittima probabilmente già conosce -. Può darsi 50 euro in più o 50 euro in meno". 

Richiesta di denaro in relazione alla quale la vittima chiede quindi tempo: "Famme vedè che posso fà, se sentimo tra poco". Quindi in modo amichevole il Casamonica conclude: "Se m'aiuti, basta che me dai questi qua e se vedemo a settembre. Sto aspettà mì moglie, te stò a mannà messaggi non me rispondi. Se viene mì moglie te mando un messaggio. Quello che dice mì moglie, se dice 'na piotta, dù piotte, tre piotte. Quello che me dice mì moglie, me serve solo così". "Sì ho capito - conclude la vittima - io intanto vedo quello che è e ti dico". 

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