Finta guardia zoofila truffava allevamenti di cani spacciandosi per sedicente animalista, arrestato

L'uomo è stato raggiunto da un'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari al termine di una laboriosa attività d'indagine della Polizia di Stato

Immagine di repertorio

Era già stato denunciato lo scorso mese di novembre, dopo che era riuscito a far risultare un allevamento di animali del frusinate abusivo. Il raggiro era stato attuato il mese prima (ottobre 2018) con l'uomo che riuscì a farsi affidare  35 cani di razza (pechinese, chiwawa e bulldog francese), nonché circa 100 esemplari di fauna selvatica protetta (quaglie e simili). 

Sulle sue tracce c'erano però gli investigatori del commissariato di polizia di Frascati che dopo aver aperto un varco sui raggiri attuati dall'uomo in tutto il Paese, a conclusione di una elaboratata attività d'indagine, con la collaborazione della Squadra Mobile di Asti, hanno eseguito un’ordinanza che dispone la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti dell'uomo, definito dal Giudice per le indagini preliminari "sedicente animalista" (A.C.), spesso impegnato in campagne a tutela degli animali. 

Secondo gli accertamenti, l'uomo, spendendo falsamente la qualifica di ufficiale di Polizia Giudiziaria ed esibendo falsi tesserini attestanti tale qualifica, ha indotto le forze dell’ordine a coadiuvarlo nell’esecuzione di perquisizioni e sequestri per i quali non sono state ravvisate ipotesi di reato nei confronti di allevatori di animali domestici.

Tali illecite operazioni sono state svolte grazie alla collaborazione di veterinari, presenti sul posto ed indicati dallo stesso indagato (o dai suoi complici), i quali hanno attestato un cattivo stato di salute degli animali, poi puntualmente smentito dai successivi accertamenti condotti, a mezzo personale qualificato, da parte dell’A.G. di volta in volta competente.

Nell’immediato, tuttavia, la relazione fornita dai veterinari, indicati da chi si qualifica come animalista, ha comportato l’emissione di provvedimenti di sequestro, ai quali ha fatto seguito una richiesta, da parte di sedicenti Guardie Zoofile, di affidamento degli animali presso strutture compiacenti. Sono tuttora in corso accertamenti finalizzati a verificare il collegamento tra i sequestri illegittimi eseguiti, gli affidamenti degli animali presso le strutture indicate dagli indagati e i successivi decessi di alcuni degli animali.

Per quanto riguarda il modus agendi della persona nei cui confronti è stata emessa la misura cautelare, il G.I.P. in sede, dottor Mario Parisi, nell’accogliere la richiesta presentata, testualmente definisce il quadro emerso dalle indagini come “sconcertante”. L’indagato si presenta presso gli allevamenti amatoriali spacciandosi falsamente quale “Ispettore appartenente alla Polizia Giudiziaria”; chiede il supporto delle locali forze dell’ordine (mostrando un falso tesserino riportante analoga dicitura ed affermando di agire sulla base di inesistenti direttive della Magistratura); indica compiacenti veterinari che attestano nell’immediato inesistenti condizioni precarie degli animali; induce la polizia giudiziaria e talvolta la stessa Autorità Giudiziaria ad emettere in via d’urgenza provvedimenti di sequestro (poi smentiti dalle indagini successivamente condotte) e, infine, chiede direttamente (o a mezzo dei suoi collaboratori) l’affidamento degli animali presso strutture di fiducia, dove talora gli animali periscono o vengono sottratti.

Prima di procedere agli atti di perquisizione e sequestro l’indagato avvicina gli allevatori amatoriali e, minacciandoli di eseguire a loro carico atti di P.G., li informa che esiste la possibilità di “mettersi d’accordo” e di evitare i propri interventi repressivi, alla condizione che gli vengano forniti i nominativi di altri allevatori da controllare.

Aggiunge il Gip: "lo sviluppo dell’indagine ha fatto emergere uno scenario connotato dalla reiterazione di una ben collaudata tecnica esecutiva di condotte analoghe, tutte contraddistinte dalla spregiudicato e callida disinvoltura operativa del C.”.  

“La singola vicenda oggetto del procedimento, dunque, si inserisce coerentemente in una ben più ampia e folta sequenza intrapresa e  coltivata ormai da anni dal C., il quale ha ormai ben sperimentato e collaudato, spaziando su tutto il territorio nazionale, un modus operandi particolarmente abile e spregiudicato, imperniato sulla ingannevole spendita  di inesistenti qualifiche pubblicistiche fra cui quella di appartenenti alla polizia giudiziaria, sostenuta anche grazie all’impiego di distintivi e tesserino recante siffatta indicazione".

Nell’applicare la misura richiesta dal P.M., il G.I.P. ha precisato che si tratta di “un quadro indiziario di sicura e persuasiva gravità” e che sussiste un pericolo di recidiva specifica di “notevolissima intensità”, a fronte del quale si impone la “tempestiva adozione di un adeguato ed efficace intervento di coercizione, tale da garantire la definitiva interruzione delle pratiche illecite ostinatamente e disinvoltamente coltivate dal …“.

Grazie all’impegno degli organi inquirenti e alle denunce degli allevatori vittime dei sequestri illegittimi, è stato dunque possibile svelare il comportamento dell’indagato, evitare ingiusti processi nei confronti dei presunti autori dei maltrattamenti ed acquisire preziosi spunti investigativi in relazione alle strutture compiacenti indicate dalle sedicenti Guardie Zoofile intervenute.

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