Archivio De Dominicis, opere false fatte passare per autentiche: due arresti. Indagato Vittorio Sgarbi

Nel corso delle attività di perquisizione sono state sequestrate 250 opere contraffatte. Sequestri per oltre 30 milioni

Opere d'arte false, ma fatte passare per autentiche. E' quanto emerso dall'operazione Urvasi, dove i carabinieri Tutela Patrimonio Culturale hanno eseguito due arresti (ai domiciliari) e due divieti temporanei di esercizio dall'attività professionale a carico di 4 indagati. Associazione per delinquere, contraffazione di opere d’arte e ricettazione, i reati contestati. 

Ventitre in totale le persone indagate, tra cui il critico Vittorio Sgarbi, accusato di contraffazione di opere d'arte (art. 178 del Codice dei beni culturali e del paesaggio). Le misure cautelari giungono al termine di una complessa attività investigativa che ha visto i Carabinieri del Reparto Operativo Tutela Patrimonio Culturale - Sezione Falsificazione ed Arte Contemporanea - operare su tutto il territorio nazionale, coordinati dalla Dottoressa Laura Condemi della Procura della Repubblica di Roma.

Nel corso delle indagini sono state sequestrate oltre 250 opere contraffatte (per un controvalore di oltre 30 milioni di euro), per lo più cedute ad ignari collezionisti, oltre a vario materiale atto alla falsificazione. 

Secondo gli inquirenti, il gruppo eraa riuscito a immettere nei canali leciti del mercato dell'arte contemporanea numerose opere d'arte contraffatte, corredandole di fraudolente certificazioni di autenticità. 

La banda ruotava intorno alla Fondazione Archivio Gino De Dominicis di Roma, presieduta appunto da Sgarbi e composta da importanti galleristi, esperti d'arte e mediatori commerciali. I presunti autori del reato sono, con posizioni diverse, accusati di essere coinvolti in maniera attiva nella falsificazione, autenticazione e commercializzazione di opere d'arte falsamente attribuite al celebre artista marchigiano Gino De Dominicis – riconosciuto come uno degli autori più importanti dell’arte italiana del secondo dopoguerra con quotazioni sempre più in rialzo sul mercato – ed, in misura minore, ad altri maestri dell’arte contemporanea.

Ai domiciliari sono finiti la vice presidente della Fondazione Marta Massaioli (personaggio di spicco nella vicenda poiché, essendo stata in passato assistente personale dell’artista, verosimilmente sfruttava nella contraffazione delle opere le sue approfondite conoscenze circa le tecniche pittoriche e l’iconografia concettuale del maestro deceduto nel 1998) e la principale persona che materialmente realizzava le opere contraffatte.

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