La mafia a Roma dopo gli arresti di Spada e Casamonica: alleanze temporanee per aiutare gli affari

Dopo gli arresti di Spada e Casamonica sembrano essersi calmate le acque, ma la guardia delle forze dell'ordine resta alta

Quali sono i clan che comandano Roma? Casamonica, Di Silvio, Spada, Fasciani, Senese, Licciardi, Pagnozzi. Sono questi alcuni dei nomi più ricorrenti dei gruppi criminali che hanno interessi nella città eterna dove Camorra, 'Ndrangheta e Mafia siciliana sono ancora molto influenti. Nel consueto rapporto semestrale (i primi 6 mesi del 2018 ndr), la Direzione Investigativa Antimafia ribadisce ancora come sia fondata la mappa della criminalità a Roma

Non solo. Nel documento si leggono nomi che, solo pronunciarli, fanno paura. Epigoni della Banda della Magliana, della Sacra Corona Unita o della Banda della Marranella. Così come aveva dichiarato, il Procuratore Generale della Corte di Appello di Roma, Giovanni Salvi, nel corso dell'inaugurazione dell'anno giudiziario: "Nonostante gli arresti degli ultimi mesi, il lavoro degli uomini e delle donne della giustizia non è finito". 

Roma resta crocevia di affari, nonché punto di incontro privilegiato tra organizzazioni criminali italiane e straniere. Gli affari delle consorterie è vero che hanno portato ad una progressiva diminuzione delle componenti violente e "militari", ma d'altro canto hanno ceduto il passo alla ricerca di proficue relazioni di scambio e di collusione, anche grazie all'inserimento dei referenti dei clan nei circuiti economici legali. Magari pure attraverso la costituzione di società collegate e gestite da esperti professionisti, attive nei settori degli appalti pubblici e dell'acquisizione indebita di finanziamenti statali.

Secondo la Direzione Investigativa Antimafia, la modalità di infiltrazione nella Capitale "non si realizzano con un vero e proprio controllo del territorio, ma attraverso saldi contatti con i sodalizi di origine e stabilendo forme di convivenza fra tutte le anime mafiose presenti a Roma" e la vicenda giudiziaria a carico del gruppo di Buzzi e Carminati ne è un esempio lampante. 

Il 2018, tuttavia, è stato un anno importante per Polizia e Carabinieri. Il tintinnio di manette che si è sentito ad Ostia, per gli Spada, o a Porta Furba, per i Casamonica, ha fatto segnare punti importanti. E proprio sulle due famiglie di origini sinti si concentra la parte conclusiva del focus sull'ombra criminale che si allunga e offusca la città eterna.

I Casamonica da "cassieri" della Banda della Magliana, per conto della quale si occupavano anche del "recupero crediti", nel corso degli anni, con la crescita e il consolidamento del nucleo familiare, nonché tramite i rapporti di parentela con altre famiglie nomadi stanziali di Roma e del Lazio, si sono evoluti in un'organizzazione criminale strutturata.

Le zone di interesse e influenza nei quartieri di Anagnina, Tuscolana, Romanina, Tor Bella Monaca, la zona dei Castelli, Ciampino, Frascati, fino ad arrivare all'alta Ciociaria e al litorale laziale. Traffico di stupefacenti, usura, estorsione, ricettazione di autoveicoli e truffe sono i gli affari illegali che hanno consentito al clan di accumulare un ingente patrimonio, poi reinvestito in immobili, edilizia anche abusiva, e in varie attività commerciali, compresa la ristorazione documentano chi sono i Casamonica.

Nel corso degli anni, il clan è riuscito a creare importanti collegamenti di interesse con Camorra, 'Ndrangheta e Mafia siciliana. L'anno appena trascorso, però, è stato negativo per i loro business. Prima gli arresti avvenuti nel mese di maggio a seguito del pestaggio, nel giorno di Pasqua, del gestore del Roxy Bar e di una cliente disabile.

Un fatto chiave che ha permetto di contestare, per la prima volta, anche l'aggravante della modalità mafiosa, aprendo così le porte all'operazione Gramigna, conclusa dall'Arma dei carabinieri con l'arresto di 37 persone. Le indagini, coordinate dalla DDA di Roma, si sono estese fino alle province di Reggio Calabria e Cosenza, facendo luce su un'organizzazione di stampo mafioso dedita al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, all'estorsione e all'usura.

Circostanze che ricordano anche quelle dell'operazione Eclissi quando, a gennaio 2018, il clan Spada fu smantellato da Polizia e Carabinieri. Le indagini acclararono la responsabilità di diversi sodali che avevano costituito a Ostia un'associazione di tipo mafioso, per commettere omicidi, estorsioni, spaccio di stupefacenti, usura, incendi e danneggiamenti, anche facendo uso di armi. 

Le operazioni contro Spada e Casamonica, nel 2018, hanno dimostrato, ancor di più, che la mafia a Roma c'è. E come. Dall'esame complessivo della Direzione Investigativa Antimafia, si evince come, oltre ai consolidati e noti sodalizi meridionali che operano con precise linee strategiche, è necessario porre l'attenzione anche sull'evoluzione dei gruppi stranieri che talvolta si pongono come "braccio armato" o "a servizio" dei primi e che potrebbero, nel tempo, "organizzarsi con forme più stabili e definite", sottolinea la Dia.

Di certo c'è che a Roma emerge l'esistenza di una struttura criminale che tende ad inquinare i luoghi del potere decisionale ed economico, dove i sodalizi stringono alleanze funzionali per raggiungere i rispettivi obiettivi. L'atteggiamento violento resta però sempre pronto, all'occorrenza, ad esplodere se vengono minacciati gli interessi delle singole consorterie.

Ad ogni modo Roma, sede di importanti infrastrutture, costituisce un polo di attrazione per la criminalità organizzata. A questo, inoltre, si deve aggiungere la disponibilità, registrata in diverse attività investigative, di imprenditori e pubblici funzionari "compiacenti ad aderire a richieste e comportamenti di natura corruttiva", si legge nel documento.

Dall'analisi fatta è possibile immaginare che i vari sodalizi operanti nella Capitale continuino a perseguire i loro interessi illeciti attuando alleanze temporanee, funzionali sia ai traffici di stupefacenti che al riciclaggio di denaro, ottenuto anche dagli appalti pubblici

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