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Campidoglio, la politica dei selfie si trasforma in effetto boomerang per Raggi

Probabilmente, una strategia di comunicazione studiata a tavolino nel quale doveva passare un messaggio diverso, tipo "ci metto la faccia"; ma costruita in modo errato

Sul profilo del sindaco di Roma, Virginia Raggi, è spuntato nei giorni scorsi un selfie scattato nella Pineta di Castel Fusano. Sullo sfondo le fiamme che inghiottono il verde mentre, in primo piano, l’inquilina del Campidoglio scruta inerme il disastro.

Post che ha fatto scatenare gli utenti social con meme e commenti vari che hanno reso lo scatto virale; creando addirittura un hashtag come #raggichecontemplacatastrofi

Sono molti i commenti negativi arrivati direttamente sulla pagina della Raggi, in risposta del selfie, non particolarmente apprezzato: "Ti sei fatta la foto stile Nerone, lascia perdere” commenta Simone; per Barbara, invece, la Raggi ricorda “Rossella O’Hara mentre Atalanta brucia”.

Una mossa che ha prestato il fianco alle immancabili stilettate politiche. 

Si affida a Facebook anche l'ex assessore all'Ambiente Paola Muraro, la quale decide di puntare il dito contro i comunicatori del Campidoglio e le loro scelte.

Una riflessione alla quale ci accodiamo anche noi di Sartoria Politica; e che in primo piano ci sia sempre la città di Roma. 

Probabilmente, una strategia di comunicazione studiata a tavolino nel quale doveva passare un messaggio diverso, tipo "ci metto la faccia"; ma costruita in modo errato.

Secondo alcuni critici il ricorso massiccio ai selfie è un fenomeno tipicamente narcisistico, un atto di autoindulgenza correlato talvolta a una bassa autostima, con il quale si cerca un'autoaffermazione in un ambito della cui superficialità si è comunque coscienti.

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Commenti (1)

  • Come già scritto in un precedente commento stranamente non pubblicato, dire "secondo alcuni critici" non vuol dire niente per 2 motivi: 1) andrebbero indicate le fonti 2) dire "alcuni" vuol dire una minoranza o che ce ne sono altrettanti che pensano il contrario. Voler per forza scrivere che "alcuni critici" dicono ciò è una forzatura per parlar male di qualcuno. E tra l'altro, semmai, hanno più valenza se lo dicessero degli psicologi o dei sociologi e non dei critici (di cosa poi????). Il giornalismo è morto in questo sito.

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