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Primarie Pd, dibattito al cloroformio: nessuno dei 6 candidati ha il quid

Verdini, i rapporti con la sinistra e accenni (solo timidi) a mafia Capitale e ai problemi della città. Nessuno degli attori in campo ha stupito

Una candidatura per sei. E un dibattito al cloroformio per scegliere il nome, attraverso le primarie, di un centrosinistra dimezzato alle prossime elezioni. Un confronto povero di contenuti e di proposte, quello andato in scena oggi pomeriggio al Nazareno, nella sede del Pd. Manca il ‘quid’, per parafrasare il fu premier Silvio Berlusconi che apostrofò così il suo ex delfino Angelino Alfano. Con uno spettro: il sostegno dell’ex forzista Denis Verdini e dei suoi per il renziano Roberto Giachetti alla sfida dei gazebo il prossimo 6 marzo.

Gianfranco Mascia, leader del popolo Viola ed esponente dei Verdi, lo dice subito con un cartello in mano: "Meglio Verdi che Verdini. Certi endorsement andrebbero rifiutati per il bene delle primarie". L'unico ad avere uno slogan adatto per il tema del giorno. Immancabile l'orso accanto, vero simbolo di riconoscimento per l’ambientalista che lo aiuta a scalare le classifiche dei social network.

Per Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera, quella di Verdini è una non notizia e "i romani hanno dei problemi: ieri i topi, oggi alberi caduti". Poteva diventare un hashtag, con un po’ di prontezza virtuale, per anestetizzare la polpetta avvelenata. L’ex capo di Gabinetto, con Rutelli sindaco, invece, subisce la situazione. Senza ribaltare il punto di debolezza.

I sei candidati parlano di corruzione, degrado, cultura, raccolta differenziata, un timido accenno a mafia capitale: problemi che affliggono la città con soluzioni spot, lanciati come temi di discussione. L'idea che traspare è che il centrosinistra non sappia come aggiustare Roma e neanche raccontarlo. Aggrappandosi alle primarie come mero esercizio democratico.

Prove di storytelling per il front runner Roberto Giachetti. Racconta la storia di un uomo, Nando, che gli ha inviato un messaggio, sul suo profilo privato di Facebook, per descrivere la situazione di Lunghezza: dilaniata dai gravi problemi di sicurezza. Ma non tocca il cuore. Boomerang che Stefano Pedica sfrutta immediatamente, accusandolo di non aver agito per risolvere gli stessi disagi che colpivano la città fin dai tempi della sua precedente esperienza al Comune. "Orgoglioso di aver fatto parte dell'amministrazione Rutelli", la replica stizzita e sbagliata, sotto il punto di vista della comunicazione, di Giachetti.

Altro tema sul tavolo è il rapporto con l’ala sinistra: ‘Si’ decisa a correre in solitaria con Stefano Fassina candidato, tutti concordi nell’allargare il campo ma non spiegano come e perché.

Sui social network il dibattito cammina lento, molti ammettono la noia e gli staff dei candidati lavorano poco. Unica eccezione: l'account twitter di Domenico Rossi, interagisce nei cinguettii con gli utenti in tempo reale, rilancia le proposte ed è attento al dibattito.  Gianfranco Mascia si dedica al suo profilo a dibattito concluso, divertendosi con i tweet sul suo orso. E lancia un appello finale che sa di hashtag: “Domenica #alzateilculo e venite a votare”.

Come già accaduto domenica scorsa, quando i sei candidati sono stati ospiti di Lucia Annunziata, anche in questa occasione nessuno degli attori in campo ha stupito. Né con le proposte né con la comunicazione. Determinante in un dibattito.

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