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Da #tuttaRoma a #bastaslogan: nelle primarie romane quanto è lontana la comunicazione renziana

Nell'era del renzismo e dell'opinione pubblcia da conquistare con un'hashtag, la Capitale vive il paradosso di una comunicazione stanca e incapace di far passare messaggi efficaci e che restino impressi

Dodici giorni. Il countdown per le primarie del centrosinistra, ma senza la sinistra di Sel e Si, è iniziato. Quello che i protagonisti vogliano si trasformi in un concorso di bellezze delle idee, intanto, si popola di slogan. E di una frenetica attività sui social network, anche se non per tutti. #Camminare per #TuttaRoma, in vista della consultazione del 6 marzo, sono due hashtag che si completano. Anche se appartengono ai due principali competitor della sfida dei gazebo. Sono le parole chiave dei due Roberto: Morassut e Giachetti.

Il secondo, vice presidente della Camera, riparte questa settimana dallo scivolone del weekend: “Non ho un programma”, dichiara rispondendo a una provocazione di Stefano Fassina (candidato della sinistra, aspettando Marino-Godot). Deve recuperare e lo fa rispondendo a una lettera pubblicata su la Repubblica. Lo slogan #TuttaRoma non può bastare a spiegare.

Meglio far respirare le idee. Così elenca le sue priorità: il malessere delle periferie, che vivono un personale stato di abbandono nonostante siano tra le più citate delle campagne elettorali; occuparsi dell’ordinario per rendere straordinaria una città che, in realtà lo è già di suo ma non sfrutta queste potenzialità. Per migliorare chiede un patto con i romani, con cui vuole governare insieme. Un racconto, che prova a parlare al cuore degli elettori. Che, insieme, vorrebbero ascoltare vocaboli buoni per la pancia e la testa. Batte la Capitale #stradaperstrada.

Quasi a voler concorrere con il #Camminare di Morassut. In giro anche per promuovere il suo libro: ‘Roma senza Capitale’. Perché, per l’ex assessore all’Urbanistica con Veltroni, #bastaslogan per una città che ha perso la sua identità. Identità che manca agli stessi slogan, che però – a differenza di Giachetti – riempie di idee: chiudere l’anello ferroviario, ad esempio. Cui associa parole chiave: decoro, verde, ciclabilità. E autonomia: indipendente dalle correnti e dalle logiche di partito che hanno portato alla candidatura dell’altro Roberto, direttamente con l’endorsment del premier Renzi.

Gianfranco Mascia è ancora poco noto, nonostante il suo passato nel Popolo viola e l’attuale militanza nei Verdi. La sua prima mossa è stata una manifestazione per Giulio Regeni, ricercatore torturato e ucciso in Egitto: off the topic, però. Per recuperare punta su #RomaCambiaClima e #RomaFuoriControllo. Poi il debutto con il suo orso alla Prossima Roma, convention con l’ex primo cittadino Rutelli. L’idea è quello di un dibattito con #Mascia&Orso, tutti i giorni alle 15, sui temi della città sui social network. “Meglio parlare con un orso che con Buzzi e Carminati”, lanciando così la sua frecciata anche a quegli esponenti del Pd finiti nell’inchiesta mafia capitale. Per marcare le differenze.

Stefano Pedica è l’indipendente del Pd. Usa facebook in modo statico: pubblicando sul suo profilo i comunicati stampa e notizie utili per le primarie, ma senza coinvolgere. Anche quando i suoi post indignati fanno il verso a quello dei cittadini esasperati. Esempio: ‘No pedaggio A24”, “Raccolta differenziata da vergogna”. Per non farsi mancare nulla crea l’hashtag #SpallettiVattene, contro l’allenatore giallorosso che ha messo da parte il capitano Totti.

Domenico Rossi corre per il Centro democratico di Tabacci. È il sottosegretario alla Difesa che alla riunione della Camera di commercio lancia il suo motto: #nonmolliamodiuncm. Rispetto a cosa, però, non lo dice. E poi aggiunge: “So cosa vuol dire stare al fronte”. Come se amministrare fosse una trincea. Da ex generale dell’Esercito vuole più sicurezza con l’incremento delle forze dell’ordine in città, parlando – in questo caso – la lingua più della destra che del Pd. Su twitter, con pochi seguaci (577 mentre scriviamo) lo slogan è #rispettoperroma.

Infine Chiara Ferraro, 25 anni e il suo autismo. Lancia un messaggio devastante: “Un candidato autistico per un partito autistico”. Perché, per lei, i democratici non sono integrati con la realtà e non comunicano con i cittadini. Un paradosso nel partito di Renzi che, anche attraverso i social network e la comunicazione, ha scalato tutti i gradini del potere. Fino a palazzo Chigi. (Quelli del Campidoglio, però, sembrano più ripidi).

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