Romaneggiando

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La porta Trigemina

Esiste una via nascosta, senza case o numeri civici, non è transitabile, è difficile capitarci per caso, bisogna andarci di proposito. Ha un’attrattiva speciale, quasi medievale ma, per la sua essenzialità, potrebbe essere collocata in qualsiasi periodo storico. Il tempo si prende gioco di noi e si diverte a nascondere la sua natura e il suo fluire.

La si raggiunge seguendo il tratto di lungotevere che collega il Foro Boario con Testaccio. Da Santa Maria in Cosmedin si attraversa via dei Cerchi e si svolta alla prima strada a sinistra. Siamo arrivati in via di Rocca Savella. Qualche gradino, una svolta a destra ed eccoci proiettati di nuovo in un tempo non presente. 

La strada è pavimentata da sampietrini che, complice l’assenza di traffico, sono contornati da ciuffi d’erba. Ai lati alte pareti, in fondo alla salita, il muro di cinta in mattoni del giardino degli Aranci con una porta bordata di marmo. Tutto intorno alberi altissimi e vegetazione rigogliosa. La salita invita a un passo rallentato che dà modo, anche al visitatore più frettoloso, di assaporare con calma la bellezza del posto. Arrivati in cima, vale la pena guardare la via dall’alto, perché vi troverete di fronte un’altra prospettiva.

La strada continua sulla sinistra, incanalata tra il muro e i cespugli fino a una cancellata. Fermiamoci e guardiamoci attorno. Il rumore della città si sente appena, l’atmosfera è statica, rallentata.

Alcuni storici concordano nel collocare proprio su questa via una delle porte della cinta muraria di Servio Tullio del iv secolo a.C., la porta Trigemina, a controllo del colle Aventino e della via Ostiense, probabilmente sistemata a mezza costa sulle pendici del colle sia per motivi difensivi sia per protezione dalle inondazioni del Tevere che in questo punto erano frequentissime. Il nome deriva verosimilmente dalla struttura in tre archi distinti, anche se gli storici non concordano se si tratti di archi paralleli o uno di seguito all’altro.

Da Roma perduta e dimenticata libro di Claudio Colaiacomo


 

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" Curiosità e sorprese a ""zonzo pe' Roma"". Frugando nell'universo della romanità ""dar bucatino a Giulio Cesare, dar Colosseo ar Sor Capanna"", porto in superficie quella Roma che da millenni è sempre li, in travertino e in carne ed ossa, teatro delle nostre terrene vicissitudini a cui poco s'interessa. Claudio Colaiacomo scrive di Roma per la Newton & Compton con cui ha pubblicato diversi volumi. "

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Commenti (1)

  • Ormai chiusa al transito pedonale da anni

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