Romaneggiando

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Le superstizioni romane

Gli antichi romani, razionali e devoti agli dei, erano anche dei gran superstiziosi. Il calendario stesso conteneva giorni precisi considerati nefasti, come ad esempio il 18 luglio, ricordato per la “catastrofe gallica” ovvero la prima invasione subita per causa di un esercito straniero che nel 390 a.C. saccheggiò Roma uccidendo i cittadini e devastando la città. Un altra ricorrenza terribile era il 21 febbraio, dedicato alle anime dei morti, un po’ come il nostro primo novembre. 

Alcuni giorni di ogni mese erano considerati sfortunati, come il secondo giorno ovvero le idi che cadevano il quindicesimo o tredicesimo giorno a seconda del mese. Grande attenzione era rivolta ad alcuni eventi casuali considerati malauguranti come rovesciare per errore l’olio o il vino. Quest’ultimo era il protagonista di un’altra superstizione, doveva esserne gettata a terra una coppa piena per ingraziarsi i demoni degli inferi che in questo modo venivano idealmente saziati dall’etilico goccetto. 

Anche le uova, simbolo di fertilità, potevano portare sfortuna se non ne venivano accuratamente rotti i gusci dopo averne usato il contenuto. I fulmini erano considerati segno di malaugurio, non dovevano neppure essere nominati. Il fuoco, costante pericolo delle case costruite per lo più in legno, era tenuto a bada incidendo sulla porta di casa la parola arseverse una probabile corruzione popolare per significare “contro il fuoco”. 

Grande sventura era sorprendere i corvi beccare una statua di un dio, ma anche i cani neri nelle case o i topi bucare sacchi contenenti farina. I romani temevano i Lemures ovvero le ombre della notte, i fantasmi. Contro di loro ci si raccomandava agli dei con riti anche curiosi come quello dove il pater familias si metteva in bocca delle fave nere offrendole agli spiriti e recitando formule magiche di protezione per sé e la famiglia. Le case degli antichi romani erano protette dai Lari, statuine dei cari estinti. Vero antenato degli odierni corni rossi, la barba di un lupo appesa all’interno dell’uscio di casa. Non mancavano amuleti e pietre considerate magiche specialmente se incise con frasi o simboli contro gli spiriti maligni.

Da Roma perduta e dimenticata libro di Claudio Colaiacomo

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" Curiosità e sorprese a ""zonzo pe' Roma"". Frugando nell'universo della romanità ""dar bucatino a Giulio Cesare, dar Colosseo ar Sor Capanna"", porto in superficie quella Roma che da millenni è sempre li, in travertino e in carne ed ossa, teatro delle nostre terrene vicissitudini a cui poco s'interessa. Claudio Colaiacomo scrive di Roma per la Newton & Compton con cui ha pubblicato diversi volumi. "

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