Le anime di Roma

Le anime di Roma

Anita Garibaldi, una vita per la Libertà

Illustrazione di Marco De Vincentiis

Anita Garibaldi, un’anima di Roma? Ebbene sì, se non altro perché il suo corpo riposa sul Gianicolo, il colle teatro della eroica battaglia a difesa della Repubblica Romana, di cui Garibaldi ne era il generale.
Anita arrivò a Roma, incinta di quattro mesi, perché voleva stare con il suo Josè; lei, infatti, non aveva sposato solo l’uomo, ma anche la sua causa. Garibaldi se la ritrovò di fronte, inaspettata, e tra il disappunto, la preoccupazione e la gioia, la presentò alla sua truppa: “questa è Anita. Da oggi avremo un soldato in più”. E sì, perché questo era Anita, un soldato, un capo, una donna forte e coraggiosa, capace di imporre il suo volere e di contrapporlo anche al marito che fronteggiava con amore e caparbietà.
Ma chi era veramente Anita?
Ana Maria de Jesus Ribeiro era nata nello stato di Santa Caterina, in Brasile, il 30 agosto 1921. Da subito mostrò il suo carattere forte e volitivo, tale da imbarazzare la madre, rimasta vedova e legata agli schemi conformisti. Anita, battagliera nell’animo, abbracciò gli ideali di giustizia sociale ai quali lo zio materno la iniziò, in un paese che, seppur liberatosi dal dominio portoghese, era governato dal pugno di ferro del re.
E fu proprio mentre festeggiava col suo popolo la battaglia vinta, che Garibaldi la vide. Un colpo di fulmine tra terra e mare. Sbarcò dall’Italparica, il Generale, e la cercò tra la folla, dove l’aveva scovata il suo cannocchiale, e finalmente quando la vide fu come rincontrare l’anima che aveva perduto, la propria anima. Complementari l’uno all’altra vissero del loro unico ideale: la libertà. Bella lei, mora, il volto ovale e i grandi occhi neri. Irresistibile per lei il famoso più che trentenne generale, l’eroe, che combatteva per il popolo, per la giustizia. A dispetto di ogni convenzione e di ogni regola, iniziarono la loro vita insieme, con tutti i rischi, perché Anita, ahimè, era convolata a nozze a soli 14 anni e non era libera. Ma quello era amore, quello con la “A” maiuscola e Anita e José seppero riconoscerlo. Ebbero 4 figli, una vita difficile, povera, ma ricca di contenuti, perché sono gli ideali che riempiono il cuore e dànno forza e gioia. Non l’effimera agiatezza che Garibaldi avrebbe potuto garantire alla sua famiglia con i compensi che i popoli per i quali combatteva gli offrivano, ma la dignità dell’uomo, la forza del combattente, spinto da quell’ideale di unità e patria che pochi hanno nel cuore.
E per quell’ideale Garibaldi spronò i reduci, dopo la disfatta della Repubblica Romana, a seguirlo nell’avventura unificatrice di quell’Italia spezzettata, in mano allo straniero, ma che lui e Anita sentivano unica “chi ha l’Italia non solo sulle labbra ma nel cuore, mi segua”. E Anita lo seguì, ovviamente. Si tagliò i capelli, si vestì da uomo e, nonostante la quinta gravidanza ormai evidente, si mise alla guida dei suoi soldati, accanto a suo marito, alla ricerca di un sogno.
Ma nell’affannosa marcia verso la laguna veneta trovò la morte, al sorgere dei suoi 28 anni.
Una vita breve, ma intensa. Ricca di passioni. Perché passione era, Anita Garibaldi!
Anna Maria Maggi

La visita tematica dell’Associazione Culturale Calipso:
Il Gianicolo: Amori e Battaglie della Repubblica Romana

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