giovedì, 11 marzo

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Dottoranda in teoria dello stato presso l'Università La Sapienza di Roma, al di là della mia preparazione accademica ho da sempre coltivato una passione per l'arte ed il teatro. All'età di 7 anni inizio a studiare danza classica presso l'Istituto Superiore di Danza dei Castelli Romani, per poi dedicarmi dall'età di 14 anni al teatro e alla recitazione. Frequento inizialmente i laboratori teatrali della compagnia del regista napoletano Sergio Pacelli improntati sulla storia della Commedia dell'arte Italiana. Dall'aprile 2009 faccio parte stabilmente della compagnia teatrale Anime Di Carta sotto la direzione artistica di Emanuela Petroni, questa volta avvicinandomi al teatro sperimentale e d'avanguardia.

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Appunti per un teatro politico

Cosa vuol dire essere di sinistra? Questa la domanda che si pone l'idea proposta dalla compagnia "Oliviero Ravelli Teatro" per la direzione alla regia di Fabio Franceschelli. "Appunti per un teatro politico" questo il titolo del testo teatrale sarà in scena il 31 gennaio al teatro Palladium di Roma

di Francesca Ragno - 23/01/2010
"Appunti per un teatro Politico" è una farsa comica e grottesca e un “serio” monologo che si alternano in tre quadri. Tutto gira intorno ad una domanda: che significa oggi essere di sinistra?

Modernità e socialismo, borghesia e socialismo, Occidente e socialismo, capitale e socialismo… c’è davvero spazio per una sintesi accettabile o dobbiamo concludere che si tratta di poli antinomici? E in quest’ultimo caso, dove sta la coerenza del borghese occidentale che si professa di sinistra?

Il monologo pone con affanno e confusione tali questioni, serie, pesanti, senza scampo; la farsa, invece, dà delle risposte “leggere”, disimpegnate, terribilmente e allegramente nichiliste… ma sembrano essere le uniche risposte che per ora si possono accettare.


Nella farsa prevalgono personaggi brutti, scorretti, schizzati sulla carta attraverso stilizzazione e iperbole, sottrazione e deformazione, luoghi comuni talmente banali da sembrare indegni del concetto d’umanità. Ma sono personaggi e modi di “non-pensare” così familiari che, alla fine, nonostante il grottesco imperante tutto appare nella forma di un tranquillo e quotidiano realismo.

Nel monologo prevale invece il porsi domande, disperate nella misura in cui scaturiscono dallo svelare con evidenza e logica stringente tutte le contraddizioni della nostra società e del nostro “moderno” modo di pensare. Si finisce, quindi, con un ridere disperato, un ridere che fa male. In scena al teatro Palladium di Roma nella sera del 31 gennaio è scritto e diretto da Fabio Franceschelli per la Oliviero Ravelli Teatro.

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