FlaminiaBolzan

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La noia, un nemico in più in tempi del Coronavirus: conoscerlo per combatterlo

Tutti abbiamo sperimentato la noia, seduti in classe mentre l’insegnante spiegava un argomento a cui eravamo poco interessati ci siamo trovati magari a sognare ad occhi aperti o a fissare un orologio che non sembrava muoversi.  Potremmo aver avvertito la stessa sensazione in attesa di un treno in ritardo o anche in questi giorni stando sul divano per osservare in maniera opportuna e rigorosa le nuove disposizioni relative all’emergenza Coronavirus.

La noia è spiacevole. Può farci sentire arrabbiati e frustrati influenzando in maniera negativa il nostro comportamento.  Ma la domanda a cui oggi cerchiamo di rispondere, per comprenderla e gestirla meglio, è: come funziona la noia?

La scienza viene in nostro aiuto e un interessante articolo (Eastwood, J. D., Frischen, A., Fenske, M. J., & Smilek, D., 2012) pubblicato su Perspectives on Psychological Science suggerisce che è l'attenzione a giocare un ruolo importante nella creazione della noia.  In particolare la noia si manifesta generalmente quando le persone hanno difficoltà a focalizzare la propria attenzione e credono che la ragione di questa difficoltà risieda nell'ambiente. 

Quando si è seduti in una sala di attesa in uno studio medico, ad esempio, possono esserci diverse cose da fare. Ci sono magari persone che intrattengono conversazioni che potrebbero essere ascoltate o alle quali si potrebbe partecipare. Probabilmente c’è qualcosa da leggere e in alcuni casi anche dei televisori.  Ma lo stress dell'attesa di una visita, o il ritardo del medico, spesso rendono difficile la concentrazione e quindi la mente salta da una cosa all'altra. 

Supponendo che ciò sia causato dall'ambiente, giunge la noia. Gli autori di questo studio citano a loro volta un lavoro pubblicato nell’ormai lontano 1989 sul Journal of Personality and Social Psychology (Damrad-Frye, R., & Laird, J. D., 1989) che evidenzia un altro aspetto chiave dato dal fatto che le persone annoiate diventano consapevoli della loro difficoltà di concentrazione e di conseguenza cercano spesso dei “diversivi” lasciando vagare la mente. 

È interessante notare come, mentre il vagare della mente sembra aiutare le persone a mantenere la mente stessa “occupata”, gli studi suggeriscono invece che più la mente vaga, più ci si annoia.  L'idea è che, riconoscendo “il sogno ad occhi aperti” come pensato per occupare la mente arrivi la “consapevolezza” che la situazione è noiosa.

Un altro elemento cruciale e particolarmente importante nella situazione attuale è dato dal controllo. La noia infatti si verifica spesso quando abbiamo poco controllo sulla nostra situazione e ne sono esempi pratici le sale d'attesa, le lezioni, o anche le nostre case in un momento di “indeterminatezza” quale è quello che stiamo vivendo. Normalmente reagiamo a situazioni spiacevoli “cambiandole”.

Se non ci piace un libro che stiamo leggendo lo chiudiamo e facciamo qualcos'altro, ma quando non siamo in grado o non “possiamo” cambiare la situazione, ecco che arriva la noia. Infine, il vero problema insito nella noia è che questa ci porta a non amare le cose che “sono oggetto di noia” perché i sentimenti negativi che ne derivano “si attaccano” alla situazione, o al momento.

Quindi, nella condizione attuale in cui ci sentiamo nostro malgrado “costretti” a stare a casa, mentre magari vorremmo cambiare la situazione, stare in gruppo, uscire, continuare a vivere secondo le nostre abitudini nonostante ci siamo sempre lamentati di non avere tempo a sufficienza per fare questa o quella attività domestica, leghiamo la sensazione spiacevole all’ambiente casa e lo percepiamo come appunto qualcosa che suscita in noi emozioni poco piacevoli.

Come sottolineano gli autori delle ricerche citate questi sentimenti negativi possono effettivamente compromettere le prestazioni successive. Lo stress può ridurre la capacità delle persone di prestare attenzione questo può rappresentare un problema. 

Cosa possiamo fare, quindi, per gestire la noia? Ovviamente, ci sono momenti in cui siamo “bloccati”. Se ad esempio stiamo ascoltando una lezione che non possiamo lasciare, allora dobbiamo solo trovare un modo per superare il momento, ma quando abbiamo un po' di controllo, come nel caso attuale, possiamo usare la comprensione della noia per aiutarci. 

Possiamo dotare di senso questo momento storico di incertezza, provando a fare un esercizio di meditazione per abbassare il livello di eccitazione. Inoltre la musica che amiamo può influenzare il nostro umore in maniera positiva e aiutarci a contrastare la pesantezza della noia.

Possiamo scrivere la “storia della nostra quarantena”, mettendo nero su bianco le sensazioni che proviamo durante le varie fasi della giornata oppure dedicarci ad attività che coniugano la praticità con la creatività, come il riordino.

In casa possiamo iniziare una nuova routine di attività in cui inserire l’esercizio fisico, insomma le alternative non mancano per rendere più positivo un momento in cui non mancherà il tempo da dedicare a noi stessi e a tutte quelle piccole cose che con la scusa della mancanza di tempo abbiamo sempre tralasciato.

Eastwood, J. D., Frischen, A., Fenske, M. J., & Smilek, D. (2012). The unengaged mind: Defining boredom in terms of attention. Perspectives on Psychological Science, 7(5), 482-495.

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Damrad-Frye, R., & Laird, J. D. (1989). The experience of boredom: The role of the self-perception of attention. Journal of Personality and Social Psychology, 57(2), 315.

FlaminiaBolzan

Sono nata a Roma il 27 agosto del 1987. Intorno ai sette anni volevo capire perché “le persone cattive fossero cattive” e senza saperlo mi avviavo a grandi passi sulla strada che mi avrebbe condotto alla mia professione. La formazione accademica inizia dopo la maturità classica; nel 2009 ho conseguito la Laurea in Scienze dell’Investigazione, all’Università dell’Aquila, poi ho frequentato un Master in Criminologia Clinica e Psicologia Giuridica e nel 2102, mentre collaboravo già con il Prof. Francesco Bruno, mi laureavo in Psicologia per potermi conseguentemente iscrivere all’Albo Professionale. Nel 2018 ho conseguito il titolo di Dottore di Ricerca, seguendo un progetto che coniugava due dei miei principali interessi, lo sport e la realtá carceraria. Sempre nello stesso anno ha visto la luce il mio primo romanzo, Turchese. Attualmente svolgo la libera professione come psicologa e criminologa. Ho collaborato in qualità di cultore della materia con alcune cattedre in vari atenei tra cui quella di Diritto Penale della LUISS Guido Carli. Svolgo docenza in diversi master e seminari a indirizzo criminologico e psicologico e negli stessi ambiti mi dedico anche ad un’intensa attività convegnistica; sono consulente tecnico in molti casi di cronaca nera, alcuni dei quali particolamente rilevanti nel panorama nazionale. Spesso intervengo come ospite di trasmissioni televisive e radiofoniche e nell’estate del 2019 ho curato una rubrica per Unomattina Estate in cui ho approfondito alcuni dei gialli più celebri della storia del nostro paese. Sono appassionatissima di tennis, di Charles Bukowski e del cinema di Tarantino, ma soprattutto, amo infinitamente la mia città. Roma.

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